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30 Ottobre Ott 2013 1153 30 ottobre 2013

Sogni georgiani

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A Tbilisi finisce un’era. La vittoria chiara, oltre le previsioni, di Georgi Margvelashvili alle elezioni presidenziali consegna definitivamente alla storia il decennio di Mikhail Saakashvili alla guida del paese. Nemmeno il candidato di Sogno georgiano si aspettava probabilmente un successo così nitido: ha trionfato al primo turno con oltre il 60% dei voti.

Lo sfidante più quotato, David Bakradze, mandato in campo dal presidente uscente, si è dovuto accontentare delle briciole, circa il 20%. Terza è arrivata Nino Burjanadze, prima alleata poi nemica giurata di Saakashvili, che ha racimolato circa il 10% delle preferenze.

Il trionfo dell’ex professore di filosofia lanciato dal premier Bidzina Ivanishvili è il segnale che la piccola repubblica caucasica vuole cambiare davvero rotta dopo 2 lustri turbolenti e dopo che le speranze della Rivoluzione delle rose del 2003 sono appassite con l’involuzione autoritaria dell’ormai ex presidente.

Si chiude amaramente la parabola di Saakashvili, con il suo pupillo relegato al ruolo di comparsa, dopo che già alle parlamentari dello scorso anno il suo Movimento nazionale unito aveva dovuto cedere il passo e i posti di governo al nuovo partito pigliatutto dell’oligarca Ivanishvili.

È proprio lui, Ivanishvili, il nuovo dominatore della politica georgiana, capace in 2 anni di ribaltare equilibri consolidati, grazie ai suoi miliardi, ma soprattutto agli errori del suo avversario. Saakashvili ha certamente il merito di aver dato un’accelerazione positiva alla transizione postsosvietica, spingendo la Georgia fuori dal tunnel della stagnazione, ma è colpevole per aver trascinato il paese nella guerra con la Russia del 2008 che ha portato all’indipendenza delle repubbliche separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud. La regressione democratica del suo secondo mandato è stata decisiva perché l’elettorato gli voltasse le spalle, dando fiducia all’offerta politica di Ivanishvili e compagni.

Dopo il cambiamento della Costituzione approvato lo scorso anno, il ruolo del presidente sarà in ogni caso meno determinante, con i maggiori poteri in mano al primo ministro. L’asse istituzionale tra Margvelashvili e il premier Ivanishvili - e soprattutto il suo futuro successore, visto che quest’ultimo ha annunciato di volersi dimettere - costituisce però il motore con cui Sogno georgiano può affrontare da un lato la questione delle riforme interne lasciate a metà da Saakashvili.

Dall’altro c’é da riequilibrare la politica estera, cercando il dialogo con la Russia, dopo la rottura dei rapporti e l’incomunicabilità cronica tra Vladimir Putin e Mikhail Saakashvili. È questa la sfida più grande che il nuovo blocco di potere ha davanti a sé per evitare i fatali errori del recente passato.

(Via LIMES)

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