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20 Giugno Giu 2014 0912 20 giugno 2014

Poroshenko bifronte

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A meno di un mese dall'elezione a presidente dell'Ucraina, Petro Poroshenko comincia a dare la sua impronta al mandato presidenziale, con una serie di nomine 'a doppio binario': uno diretto a Ovest, l'altro che porta chiaramente a Mosca.

Le prime mosse del capo dello Stato, sia sul versante interno che su quello esterno, sono infatti caratterizzate da un equilibrio teso a ricucire gli strappi sia con le regioni separatiste filorusse del sudest che con il Cremlino. Questo duplice obiettivo è chiarissimo nella nomina dell'ambasciatore Pavlo Klimkin a ministro degli Esteri, ma anche in tutta una serie di alleanze e arrivi nelle stanze del potere, che plasmano la nuova squadra presidenziale.

Se per Poroshenko infatti l'Occidente e soprattutto l'Unione Europea appaiono un punto di appoggio fondamentale per lo sviluppo del Paese sul medio e lungo periodo, il Cremlino è sul breve periodo la chiave fondamentale per risolvere i problemi più urgenti. Dossier che scottano, da quello degli oblast indipendentisti di Lugansk e Donetsk (con il rischio di un effetto domino da Kharkiv a Odessa sempre dietro l'angolo), alla questione del gas, che pesa in maniera enorme sul bilancio dello stato ucraino e non può essere appianata solo con gli aiuti finanziari di Bruxelles o Washington.

Non deve stupire quindi che Poroshenko si stia muovendo lungo due direttrici: la meta resta l'integrazione europea, l'urgenza è il ripristino di buoni rapporti con la Russia.

Come da Costituzione, sono arrivati i cambiamenti programmati, sia all'amministrazione presidenziale che al governo, sia in posti fondamentali dell'apparato, con le nomine riservate al presidente che hanno delineato un quadro caratterizzato dalla moderazione e dalla concretezza, in linea con la doppia strategia che guarda a Bruxelles e si preoccupa di riagganciare Mosca.

Il passaggio di consegne più significativo è stato al ministero degli Esteri, dove Andriy Deshchytsya è stato sostituito da Pavlo Klimkin, sino a ieri ambasciatore a Berlino.

Questo diplomatico di 46 anni (assegnato alla sede berlinese ai tempi di Viktor Yanukovich, posto strategico visto i rapporti stretti tra Ucraina e Germania) è nato in Russia e ha studiato a Mosca, facendo poi carriera nelle istituzioni di Kiev. Durante la protesta europeista contro Yanukovich, dalla Germania ha difeso a spada tratta le posizioni dell'ex presidente, che ufficialmente sosteneva il corso di integrazione con l'Ue, ma concretamente aveva rinunciato all'Accordo di associazione, in cambio di finanziamenti russi. Klimkin è rimasto al suo posto sino a oggi, giorno del grande salto alla corte di Poroshenko...

(Continua su TMNews)

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