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28 Luglio Lug 2014 1714 28 luglio 2014

Ucraina, il duello degli oligarchi

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Le dimissioni del premier Arseni Yatseniuk hanno decretato la fine del governo di coalizione in carica dalla fine di febbraio, sostenuto in parlamento da tre frazioni: Patria, il partito che fa capo a Yulia Tymoshenko e di cui il primo ministro è entrato a far parte due anni fa insieme con il suo Fronte del cambiamento, Udar di Vitaly Klitschko e i nazionalisti di Svoboda guidati da Oleg Tiahnybok.

Le redini del governo sono state affidate ora ad interim a Vladimir Groisman, ex ministro dello sviluppo regionale e fedelissimo del presidente Petro Poroshenko, in attesa di vedere se nella seduta straordinaria della Rada che si terrà giovedì ci sarà spazio per ricomporre il puzzle, dato che tecnicamente la fine del governo non è stata messa agli atti.

Se i margini per il rientro al comando di Yatseniuk sono molto ristretti, la crisi a Kiev, che non ha nulla a che spartire con quella militare nel Donbass e quella internazionale che coinvolge la Russia e l'Occidente, ufficializza l'inizio della nuova guerra politica per il controllo dell'Ucraina alla quale partecipano i soliti noti, sotto vecchie e nuove spoglie. Dopo la cacciata di Victor Yanukovich e il declino della Famiglia, gli schieramenti oligarchici si sono leggermente modificati, ma in sostanza le linee corrono lungo gli stessi percorsi antecedenti alla rivoluzione di Maidan, con blocchi in ascesa e altri in declino.

La caduta di Yatseniuk non è l'altro che l'esito dei prodromi di una battaglia che è appena iniziata e i cui attori principali sono due oligarchi: Petro Poroshenko, diventato presidente a furore di popolo alla fine di maggio, e Igor Kolomoisky, nominato a marzo governatore della regione di Dnipropetrovsk dall'allora capo di stato ad interim, Olexandr Turchynov, delfino della Tymoshenko. Accanto a loro due e alle loro variegate squadre tentano rientrare in gioco o di rimanere a galla proprio l'eroina della rivoluzione e l'ormai ex padre padrone del Donbass Rinat Akhmetov.

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