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7 Ottobre Ott 2014 0958 07 ottobre 2014

Ucraina, la tregua che non c'è

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Il cessate il fuoco è costantemente violato a Donetsk e in altre zone, ma la tregua di fondo regge. Almeno per ora. È questa la situazione nel Donbass quasi un mese dopo l'accordo di Minsk, firmato il cinque settembre, e due settimane dopo il successivo memorandum per il disarmo eel forze in campo siglato nella capitale bielorussa il 19. Separatisti filorussi e truppe ucraine si rimpallano ogni volta per responsabilità per la rottura dell'armistizio, mentre l'Osce (l'Organizzazione per la sicurezza e cooperazione in Europa) ha il sempre più difficile compito di far rispettare i protocolli su cui si sono accordate tutte le parti in campo, Russia compresa.

Se nei territori occupati dai ribelli per larga parte la pausa è rispettata, il focolaio mai spento è quello di Donetsk. Nel capoluogo del Donbass, occupato dagli insorti, solo l'aeroporto alla periferia della città è in mano alle truppe di Kiev. La battaglia per il controllo del campo di aviazione non si è in realtà mai sopita e negli ultimi giorni gli effetti collaterali del fuoco hanno fatto strage fra la popolazione e ieri sono costati la vita a un operatore svizzero della Croce rossa.

A poco sono serviti gli appelli dell'Osce perché le parti in causa si sforzino di garantire la sicurezza sia ai collaboratori delle organizzazioni internazionali impegnati sul campo sia ai civili. Altri due soldati ucraini sono morti nei combattimenti di ieri e in altri piccoli centri del Donbass gli scontri proseguono a corrente alternata. Secondo Andrei Lisenko, portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale, le armi continuano a tuonare a est e a nord di Donetsk, a Marinka, Avdiivka e Debaltseve.

Tranquilla invece la situazione a Mariupol, porto industriale sul Mare d'Azov sino alle cui porte si erano spinti i separatisti tra la fine di agosto e l'inizio di settembre dopo l'apertura del nuovo fronte sulla costa meridionale del Donbass...

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