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21 Ottobre Ott 2014 1835 21 ottobre 2014

Ucraina, Poroshenko über alles

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Cinque mesi dopo la vittoria alle presidenziali del 25 maggio, Petro Porohsenko si trova al suo primo esame di fronte all'elettorato ucraino e stando ai sondaggi della vigilia il Blocco che porta il nome del capo dello stato dovrebbe fare man bassa alle elezioni di domenica 26 ottobre, lasciando agli avversari solo le briciole

Nonostante il conflitto nel Donbass non completamente domato, la questione del gas con la Russia ancora in bilico e l'economia del paese sotto enormi pressioni sull'orlo del collasso, Poroshenko gode della fiducia incontrastata di una buona fetta degli ucraini, che non vedono alternative concrete alla guida del paese. Il re del cioccolato, che non ama farsi definire in questa maniera e preferisce sorvolare sul suo passato e presente oligarchico, ha conquistato inoltre peso sul palcoscenico internazionale, sia europeo che transatlantico, facendo dimenticare la ruvida diplomazia del suo predecessore Victor Yanukovich.

Sul versante orientale Poroshenko ha dimostrato inoltre di saper trattare con la Russia: rispetto al muro contro muro dei primi mesi del dopo rivoluzione, da febbraio a maggio, quando Vladimir Putin e il duo catapultato al comando a Kiev, il premier Arseni Yatseniuk e il presidente ad interim Olexandr Turchynov, hanno alzato muri insormontabili evitando ogni dialogo, Bankova e Cremlino si sono invece riavvicinanti; da giugno in avanti, sino agli accordi di Minsk a settembre, i successi diplomatici e il piano per la pacificazione sono stati targati Poroshenko.

Il presidente, forte della sua esperienza ventennale non solo nel mondo del business, ma anche in quello politico nell'ultimo decennio, visto che è stato ministro degli esteri nel governo di Yulia Tymoshenko e dell'economia in quello di Mykola Azarov spazzato da Maidan, ha allacciato subito forti relazioni con i grandi protagonisti della scena internazionale: oltre al canale con Putin, mediato costantemente all'ambasciatore russo a Kiev Mikhail Zurabov, quello più solido sembra essere verso Berlino e la cancelliera Angela Merkel.

Poroshenko, che già durante le proteste iniziate nel novembre del 2013 contro Yanukovich ha aperto i canali tedeschi e a prima ancora del massacro di Maidan è stato ospite alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, è alleato con Udar, il partito di Vitaly Klitschko che è molto vicino alla fondazione Konrad Adenauer della CDU, la formazione di Angela Merkel. Convinto europeista ed entrato subito nelle grazie di Bruxelles, scottata dopo il rapporto con Yanukovich finito in rivoluzione, Poroshenko tiene anche un filo diretto con Washington, e il rapporto con Barack Obama, che lo ha incontrato a braccia aperte lo scorso settembre, è per Kiev molto importante, partendo dal ruolo di Washington per la concessione di aiuti economici diretti e attraverso il Fondo monetario internazionale.

Decisamente meno filoamericano del premier Yatseniuk, che vorrebbe portare l'Ucraina subito nella Nato, e comunque costretto a giocare al tavolo del Cremlino, il presidente è salito alla ribalta internazionale grazie alla sua capacità di dialogare con tutti, sia dentro che fuori il paese, riuscendo a tenere accesa la speranza di far rimanere a galla l'Ucraina nonostante il mare di guai in cui naviga.

(TMNEWS)