Bald Eagle

5 Settembre Set 2013 0129 05 settembre 2013

Alessandro "Stermy" Avallone, il piccolo grande mago dei videogames

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A dispetto dell'ampia e diffusa conoscenza della materia, ogni giorno oggetto di lunghe discussioni e accese polemiche nei migliori (e nei peggiori) bar di tutta la nazione, sono davvero in pochi, anzi pochissimi, gli italiani che conoscono la vicenda del calciatore Joe Gaetjens. Anzi, si può ipotizzare che proprio nessuno abbia sentito questo nome, appartenuto a un giocatore a tempo perso, dai natali di Haiti ma naturalizzato statunitense che, nel 1950, fu convocato dalla nazionale di calcio USA per i Mondiali del Brasile. La sua storia è narrata nel prologo dello stupendo volume "Once in a lifetime" (2006, Grove Press), libro firmato Gavin Newsham (poi trasformato in imperdibile documentario prodotto da Miramax Films) e dedicato alla favola dei New York Cosmos, mai tradotto in italiano, nonostante il tema calcistico. In quell'anno, in quella Coppa del Mondo, nella patria dei maestri del fùtbol, davanti a migliaia di persone, Gaetjens fu l'autore del gol che consentì alla nazionale statunitense di battere non una squadra qualunque, bensì la temutissima Inghilterra. Ma non è questo, paradossalmente, l'aspetto più interessante del racconto. Perché mentre per gli inglesi, al ritorno in patria, il risultato fu causa di una vergogna nazionale, con titoloni di giornali sulla pessima prestazione della squadra britannica, negli Usa la portata della notizia fu trascurata, quasi del tutto ignorata. Non solo: al rientro in America, l'eroe del giorno Joe Gaetjens non ricevette, a conferma del difficile rapporto tra Stati Uniti e soccer, alcuna accoglienza trionfale. Niente parate, fotografi, né chiamate dal presidente Harry Truman.

Si dev'essere sentito un po' come Gaetjens, nei suoi numerosi rientri a casa da trionfi internazionali degli ultimi anni, Alessandro Avallone, meglio conosciuto come “Stermy”, giovane originario di Andora, località rivierasca in provincia di Savona, Liguria. L’ideale esempio della locuzione “nemo propheta in patria”: superstar oltreoceano e all'estero, autorità assoluta nel suo settore di competenza, del quale la sua terra di origine sembra essersi accorta solo recentemente, o comunque in netto ritardo rispetto al resto del globo. Con il nome di battaglia “Stermy”, Alessandro, classe 1987, da anni conquista trofei, premi e primi posti a competizioni internazionali di videogiochi, mietendo vittime (virtuali) sui campi di gioco (interattivi) di tutti i continenti.



Un “professional gamer”, videogiocatore professionista, da decine di migliaia di euro a torneo. Titolare di un cliccatissimo e aggiornatissimo sito internet, ricercato dai media del settore (e non solo) americani, volto della popolare trasmissione televisiva “Championship Gaming Series” andata in onda su Direct TV negli USA, Sky nel Regno Unito e Star TV in Asia, Avallone è una stella dell’universo dei videogiochi e dell’intrattenimento interattivo, un mercato del valore globale di 66 miliardi di dollari, che da anni ormai fattura come, se non più, dell’industria del cinema. Alessandro rilascia interviste, conduce ed è ospite di trasmissioni televisive, firma autografi. Ha migliaia di fans, in ogni fuso orario. È, come definito dal presentatore britannico Stuart Saw, “la più grande, tra tutte le star”. Che non si è seduta sugli allori, ma che continua a vincere competizioni.

Una lunga serie di successi iniziata, quasi per caso, poco dopo l’avvio del nuovo millennio, nel 2001. Quando, all'età di soli 15 anni, si ritrovò in Corea, alle finali mondiali degli World Cyber Games, fianco a fianco con i più grandi (letteralmente). Come la storia narrata dal film di culto degli anni  ’80 “The Wizard", in Italia "Il piccolo grande mago dei videogiochi”, classica pellicola da replica estiva di Italia 1 con Christian Slater e Fred Savage, dove un bambino gira l’America giocando ai tornei Nintendo, per poi affrontare la finalissima con Super Mario Bros 3. Ma questa non è fiction, qui è tutto vero.


Il talento al joypad, al mouse e alla tastiera lo ha portato a imporsi, negli anni successivi, nelle principali competizioni internazionali, affermandosi come un (video)giocatore pressoché imbattibile, ottenendo primi posti sia sul piano individuale, sia in squadra. Ha vinto migliaia di dollari e fatto parlare di sé su ogni latitudine e longitudine, negli Usa, nel Regno Unito e in Corea, ma anche in Turchia, Spagna, Brasile, Svezia, Singapore, Cile. Ovunque, e da qualche tempo, per eventi noti per lo più alla nicchia di appassionati (anche se qualcosa si muove, come dimostrato dalla sua partecipazione al reality "Reebok Fit Club" di Alex Zanardi), anche in Italia. Paese che, molto probabilmente, ignora di avere, tra i suoi “figli”, Alessandro “Stermy” Avallone, tra i pochi “professional gamer” d’Europa, tra i più grandi campioni nella trentennale storia dei videogiochi. Una celebrità lontano da casa propria, ma che, ovunque si trovi, conserva, afferma e rimarca le proprie origini. Anche quando, come Zoff o Cannavaro, alza al cielo la coppa del mondo. Anche quando, come Gaetjens, ritorna a casa senza parate, fotografi, o telefonate del presidente della Repubblica.

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