Bald Eagle

11 Settembre Set 2013 0957 11 settembre 2013

Quando Joe Biden avvertiva gli elettori: "Se vince Romney, attacco alla Siria"

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What a Diff'rence a Day Makes, quanta differenza tra un giorno e l'altro, cantava l'artista afroamericana Dinah Washington nel 1960, vincendo un Grammy Award per il miglior disco Rhythm & Blues. Nel caso di Joe Biden, a fare la differenza non è stato un singolo giorno, bensì poco più di un anno. Il concetto, tuttavia, resta invariato. Da un giorno all'altro, così come da un anno all'altro, la situazione può cambiare notevolmente, e può capitare che alcune tue azioni per colpire un avversario tornino indietro, come un boomerang. Ciò può creare non poco imbarazzo, specialmente in politica: sia sul piano internazionale, come al Segretario di Stato John Kerry, che ha paragonato ad Adolf Hitler il dittatore siriano Bashar al Assad, con il quale era andato a cena in passato, sia sul piano della politica interna, come appunto accaduto a Biden.



Per comprendere meglio, bisogna spostare le lancette degli orologi indietro fino a circa dodici mesi or sono, per la precisione al 2 Settembre del 2012. Piena campagna per le elezioni presidenziali Usa, ultimi lampi prima dell'atteso election day di novembre. L'allora (e attuale) Vice Presidente degli Stati Uniti d'America, scelto dal Comandante in Capo Barack Obama come suo secondo nel “ticket” per la Casa Bianca sia nel 2008 che nel 2012, si trovava a York, nello Stato della Pennsylvania, per un appuntamento come tanti altri. Si stringono mani, si prendono in braccio bambini, si parla in pubblico. Comune amministrazione. Quel giorno, Biden decise di attaccare gli avversari, il duo composto da Mitt Romney e Paul Ryan, puntando sulla politica estera, al fine di evidenziare un presunto lato guerrafondaio degli sfidanti repubblicani. In che modo? Affermando che l'ex governatore del Massachusetts, in caso di successo elettorale, avrebbe dichiarato guerra alla Siria. Esattamente ciò che sembra essere in procinto di fare l'Amministrazione Obama, di cui Biden è parte integrante.



“Ha dichiarato che è stato un errore fissare una data per il ritiro dei nostri combattenti in Afghanistan e riportarli a casa”, tuonò Biden davanti alla nutrita platea di York. “Dal suo discorso presuppone di essere pronto a entrare in guerra con Siria e Iran”. Quasi una profezia, nel caso della Siria, che però si sta avverando comunque con Obama, che ha sconfitto Romney alle elezioni di novembre. Ma c'è di più. Perché il Vice Presidente decise di descrivere anche l'eventuale politica estera del (mancato) presidente repubblicano nei rapporti con la Russia. “Vuole spostarsi, dalla cooperazione al confronto, con la Russia di Putin”. A giudicare dall'attuale freddezza nelle relazioni tra Washington e Mosca, giunte persino a far saltare meeting internazionali, si direbbe che la squadra di cui fa parte il vice presidente Biden stia applicando alla lettera il programma elettorale temuto dal candidato Biden. "Avrà per caso vinto Romney?", ha ironizzato qualcuno su Internet.



Le dichiarazioni del vice di Barack Obama, in questi giorni in cui l'intero mondo osserva con apprensione la situazione siriana in attesa di un possibile attacco militare a stelle e strisce, sono ovviamente tornate sotto i riflettori sui media d'oltreoceano, così come le sue argomentazioni contro un intervento in Siria nel corso di un dibattito televisivo tra candidati vice presidenti. L'imbarazzo è piuttosto evidente. E conferma che, in politica, per citare Palombella Rossa, le parole sono importanti. E possono tornare indietro come un boomerang, ed essere origine di brutte figure, specialmente quando vai a cena con un dittatore, per più tardi paragonarlo a Hitler. O se chiedi agli elettori di non votare un tuo rivale, perché vuole intervenire in Siria, ma poi ti trovi a farlo tu. Quanto cambia, in così poco tempo. What a Diff'rence a Day Makes.

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