Bald Eagle

4 Ottobre Ott 2013 1108 04 ottobre 2013

"Michael Jordan pronto a scendere in campo con gli Charlotte Bobcats"

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Si dice che il grande Frank Sinatra, nel corso della sua pluridecennale carriera, abbia annunciato il proprio ritiro dalle scene almeno in nove occasioni diverse, salvo poi rimangiarsi la propria parola e, ogni volta, ritornare a cantare nuovamente. Lo stesso, in restando in campo musicale, si può affermare di altri artisti, come per esempio Jay-Z, stella dell'hip-hop che, dopo nemmeno un anno dall'aver dichiarato il proprio abbandono ai palcoscenici, era già in sala di registrazione per nuove collaborazioni e produzioni. L'elenco dei mancati ritiri è lungo, gli esempi sono innumerevoli, in tutti i settori. Anche nello sport, come dimostrato dalla voglia di tornare a correre di Michael Schumacher in Formula Uno, o il ritorno sul ring di pugili ultraquarantenni, spesso più per fare cassa che per la passione per l'attività sportiva.



E, proprio in tema sportivo, non si può non menzionare il caso di Michael Jeffrey Jordan, alias MJ, alias His Airness, ovvero uno dei più grandi giocatori di pallacanestro (se non il più grande) degli ultimi decenni (se non di sempre). Il quale, in materia di ritiri e ritorni, è un maestro. Si ritirò dall'attività nel 1993, a soli trent'anni, a seguito dello storico threepeat dei suoi Chicago Bulls e dell'omicidio del padre, per dedicarsi all'altro suo storico amore, il baseball. Poi, un po' per nostalgia del parquet, un po' per il suo scarso talento dimostrato sul diamante, tornò nella NBA già nel 1995, con le parole "I'm back". Nel 1999, nella stagione del lock-out, dopo il secondo threepeat targato Phil Jackson e i Bulls dei record Jordan-Pippen-Rodman, un nuovo ritiro dalle scene. Il nucleo della squadra non esisteva più, il nuovo coach non lo ispirava, e di cambiare casacca, lui che a Chicago aveva persino una statua, nemmeno se ne parlava. Stavolta, l'addio era definitivo. O almeno, così credevano tutti. Fino al 2001, quando Jordan decise di togliere le vesti da dirigente della squadra degli Washington Wizards per indossare quelli da giocatore, con il suo terzo ritorno in campo, scegliendo altresì di destinare il suo stipendio alle famiglie delle vittime della tragedia dell'11 Settembre. Un terzo ritorno, per la prima volta con una squadra diversa da Chicago, nel quale l'anziano MJ, classe 1963, piazzò una media di 20 punti per gara, durato fino al 16 aprile 2003, con la storica partita d'addio a Philadelphia. Quindi, il quarto ritiro, stavolta senza se e senza ma.



Oggi Michael Jordan ha cinquant'anni suonati. Gioca a golf nel tempo libero e, di mestiere, fa l'azionista degli Charlotte Bobcats nella National Basketball Association. Con risultati disastrosi, peraltro, responsabile di scelte sciagurate come l'acquisizione di giocatori quali Kwame Brown e Adam Morrison, per una delle formazioni più perdenti della storia della lega. Tanto fenomenale (in positivo) da giocatore, quanto fenomenale (in negativo) da dirigente. Così, forse visti i suoi scarsi risultati dietro la scrivania, qualcuno prevede che oggi, a dieci anni dall'aver appeso - definitivamente (si spera) - le scarpette al chiodo, Jordan sia pronto a rimettere piede in campo. Non per un'amichevole tra scapoli e ammogliati, o tra un incontro tra celebrità, con tiri a canestro di Justin Timberlake e stoppate di Snoop Dogg. Nella NBA, quella vera.



L'annuncio-shock proviene dalla bocca di Jalen Rose, ex stella del basket collegiale e dei professionisti, oggi commentatore, che, nella preview della stagione 2013-14 di pallacanestro a stelle e strisce, ha affermato che "Michael Jordan giocherà per una partita, quest'anno, per gli Charlotte Bobcats". Una frase ad effetto, hanno pensato in molti. Eppure, le previsioni di Rose, finora, si sono sempre avverate. Su tutte, il cambio di squadra di James Harden dopo il 2011/12, cosa effettivamente avvenuta, anche se nessuno gli credeva, all'epoca. Ecco perché la notizia ha scosso i network sportivi americani e ha fatto il giro delle agenzie di stampa. Perché, se ciò dovesse effettivamente accadere, oltre a rappresentare la prima volta nella storia in cui un proprietario scende in campo con la sua stessa squadra (per le regole NBA, dovrebbe cedere parte delle sue quote), quello con la maglia dei Bobcats (che torneranno a chiamarsi Hornets) sarebbe anche il quarto ritorno in attività per Michael Jordan, seguito ovviamente dal quinto ritiro. E ciò avviene proprio pochi giorni dopo le affermazioni dello stesso Jordan, il quale, in un'intervista, ha dichiarato che sarebbe stato in grado di battere uno-contro-uno qualsiasi giocatore attualmente in attività, con la sola eccezione, forse, di Kobe Bryant dei Lakers.

Insomma, è una vera e propria ondata di nostalgia per His Airness. C'è già chi ha messo in dubbio la possibilità che la profezia di Jalen Rose si avveri, c'è chi pensa che Jordan farebbe meglio a risparmiarsi, a 50 anni, una probabile figuraccia, e infine chi ha la curiosità di vederlo in campo nuovamente, ancora un'altra volta. Con l'augurio che sia l'ultima e che, dopo questa, non ci siano ulteriori annunci di ritiro, seguiti da ulteriori clamorosi ritorni. Così che il ricordo di Michael Jordan sia legato ai suoi successi e ai trionfi all'apice della carriera, e non alle performance degli ultimi anni. E così che, per i fan presi da attacchi di nostalgia, bastino i DVD (o le VHS) dei suoi Bulls, del Dream Team o, male che vada, di Space Jam.

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