Bald Eagle

17 Ottobre Ott 2013 1020 17 ottobre 2013

Non è un paese per baseball

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“Il baseball è stato, è e sempre sarà per me il miglior gioco del mondo”, disse una volta Babe Ruth, uno dei più grandi campioni di tutti i tempi. Non devono essere dello stesso avviso ad Albissola Marina, in provincia di Savona in Liguria. Dove, qualche giorno fa, il Consiglio Comunale ha decretato, con voto unanimemente favorevole, che il campo da baseball locale deve essere cancellato. Non spostato, migliorato, ammodernato. Smantellato, eliminato, rimosso, per fare spazio a una strada.



“Nell'ultimo Consiglio comunale di Albissola Marina, voto unanime al progetto che prevede il collegamento in linea retta di viale Industrie e viale Faraggiana, un'area camper e parcheggi sul terreno dove sorge il campo da baseball”, riporta l'edizione savonese del quotidiano La Stampa. Sia chiaro: qui non si vuole entrare nel merito della questione, o mettere in discussione la legittimità dell'operazione licenziata dal parlamentino della località ligure, ma semplicemente esprimere un po' di rammarico – anche questo, legittimo – per la annunciata scomparsa di un campo da baseball, non certo un elemento ad altissima diffusione sull'italica terra.



Perché, in questo caso, non si tratta di un semplice “campo da baseball”. Quello che sarà cancellato, infatti, è lo storico campo Filippo Cameli - o meglio, il “Cameli Field”, sulla falsariga degli stadi a. stelle e strisce - la casa degli Albisole Cubs, centro baseball e softball, “il tempio del baseball savonese”, come si legge sul sito ufficiale della formazione locale, inaugurato nell'aprile 1986, con una superficie di erba naturale (ne è rimasta ben poca, a giudicare dalle immagini in rete), e una capacità di 400 spettatori. Insomma, un campo da baseball in piena regola, per i Cubs italiani – quelli americani hanno sede a Chicago, e sono una delle squadre più antiche della MLB – militanti in Serie C, che da tempo trasmettono la passione del diamante a ragazzi da 8 a 16 anni nel settore giovanile, dai 16 anni in su nell'attività seniores, e per tutti, “per chi vuole solo giocare”, nell'attività amatoriale.



Tu vuo' fa l'Americano, ma si' nato in Italy. Sorge spontaneo pensare che, se si fosse trattato di un campetto da calcio, come ce ne sono a decine di migliaia in tutta Italia, dove uno più o uno meno non fanno quella gran differenza, ci sarebbe stata un'ampia e bipartisan levata di scudi contro la cancellazione, magari un richiamo da parte dell'assessore regionale allo sport, o qualche raccolta firme da parte di genitori preoccupati. Ma il calcio non è il baseball, e l'Italia non è l'America, dove questo sport è il passatempo nazionale. Qui, tutto sta accadendo nell'indifferenza generale. Qui, i campi sono davvero pochi, spesso sorti nel dopoguerra grazie alla vicinanza di basi NATO e alla presenza di soldati Usa. E un campo in più, o peggio uno in meno, fanno la differenza eccome, perché – in un'ottica di libertà di scelta e di pluralismo dell'offerta, anche sportiva – rende ancora più difficile la diffusione di una disciplina che non sia il calcio, e mette a repentaglio l'esistenza stessa delle società presenti, già costrette a essere trattate come figlie di un dio minore. Spiace che tutto questo accada proprio in Liguria, lembo di terra che, nonostante le ridotte dimensioni, ha dato i natali ad Alex Liddi, star dei Baltimore Orioles, primo italiano nella storia a giocare nella Major League Baseball americana. Nato e cresciuto a meno di cento chilometri di distanza, nel Sanremo Baseball Club. Una società che, come gli Albisole Cubs, milita nel campionato di Serie C, e che per fortuna, quando Alex muoveva i primi passi sul diamante, aveva un suo campo di gioco. E non una strada.

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