Bald Eagle

29 Ottobre Ott 2013 2245 29 ottobre 2013

Shutdown, l'ennesima occasione persa dei Repubblicani

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“Siamo riusciti a dividerci su un tema sul quale eravamo uniti, su un obiettivo irraggiungibile. Il Presidente ha probabilmente avuto i peggiori Agosto e inizio Settembre che un presidente abbia mai avuto. E siamo riusciti a cambiare l'argomento”. Queste parole, pronunciate da Roy Blunt, Senatore Repubblicano del Missouri, riportate alcuni giorni or sono da Michael D. Shear sul New York Times, sono una sintesi perfetta della strategia messa in atto nelle ultime settimane dal Grand Old Party. Un partito che, pur di fronte a un avversario in netta difficoltà, pare aver ancora una volta optato per scelte sbagliate, o comunque improduttive, non portando a casa alcun risultato.



D'accordo, ora non si fa altro che parlare dello scandalo intercettazioni (in Europa) e della falsa partenza della riforma sanitaria (negli Usa), ma vale la pena spendere ancora qualche parola su quello che, fino a qualche settimana fa, era l'argomento principe della politica a stelle e strisce, ovvero il “government shutdown” che, conseguentemente al mancato accordo tra Democratici e Repubblicani al Congresso, ha portato l'America a “chiudere” ogni struttura pubblica non essenziale, a causa dei mancati finanziamenti alla macchina statale. A spingere per la serrata, un gruppo di esponenti “duri e puri” del Partito Repubblicano, fortemente critici nei riguardi della politica dell'Amministrazione Obama e delle sue scelte in materia economica, a cominciare dalla controversa riforma della sanità, ribattezzata “Obamacare”.



Ora, la serrata è terminata il 16 di ottobre, dopo lunghe trattative. E i Repubblicani, come evidenziato dalla maggioranza dei commentatori, sono rimasti con il proverbiale “cerino in mano”. Ovvero, non hanno ottenuto alcunché di quanto si erano prefissati, o di quanto sembrava volessero ottenere (a giudicare dalle dichiarazioni pubbliche di molti di loro), in primis il definanziamento della riforma sanitaria. Il giorno della conclusione delle trattative, nelle quali il leader dei Democratici al Senato Harry Reid è emerso come vincitore rifiutandosi di apportare sostanziali cambiamenti alla Obamacare e di fare concessioni agli avversari in materia di bilancio, “alcuni Repubblicani stavano ancora scuotendo la testa per ciò che hanno interpretato essere come un'enorme opportunità persa”, racconta Shear. “L'intenso focus mediatico sullo shutdown ha distolto l'attenzione dalle difficoltà iniziali della legge sulla sanità e aiutato a sterzare il dibattito lontano dalla gestione della crisi siriana da parte del Presidente”. Insomma, loro malgrado, i Repubblicani sembrano aver persino fatto un favore a Obama.



Fa bene, l'anziano John McCain, a essere inviperito per l'ennesima occasione sprecata dal suo partito di riferimento. Incapace di trovare una figura abbastanza forte da unire il fronte conservatore e opporsi come un sol uomo alla politica del Comandante in Capo, non in grado di avere la meglio (nel 2012) su di un avversario che non ha mantenuto alcuna promessa elettorale, al minimo storico nei consensi e in grande difficoltà sul fronte economico, il vivace ma frammentato Grand Old Party ha fallito ancora – più nel metodo, che nel merito - non riuscendo a sfruttare a proprio vantaggio la situazione tutt'altro che rosea dei Democratici. Ma anzi, generando uno shutdown che, oltre a far calare ulteriormente la fiducia degli americani nei riguardi del Congresso, li ha addirittura fatti irritare, per un gioco politico del tutto inutile, che non ha portato alcun risultato tangibile, se non quello di chiudere alcuni musei e parchi pubblici di lasciare a casa, per una quindicina di giorni, molti dipendenti statali. Per Obama, se non è una vittoria, di certo è una non sconfitta, da tenere stretta in questo periodo di scarse, scarsissime soddisfazioni per l'Amministrazione. Per i Repubblicani, un rigore trasformato in autogol. O, per scomodare Orazio, una montagna che ha partorito un topolino. Che, come è noto, non sono gli animali preferiti degli elefanti.

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