Bald Eagle

12 Novembre Nov 2013 2109 12 novembre 2013

Lo scivolone di 60 Minutes e le pubbliche scuse

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Da sempre, "giornalismo americano" è sinonimo di precisione, accuratezza, affidabilità. Il non plus ultra del mestiere, basato su elevatissimi standard di professionalità, e sempre all'insegna dell'imprescindibile prassi del fact-checking, la verifica dei fatti riportati. Tra le massime espressioni del giornalismo a stelle e strisce, da circa mezzo secolo a questa parte, vi è senza dubbio "60 minutes", popolare trasmissione di approfondimento della rete CBS, un programma che prende il nome dalla sua durata - 60 minuti esatti, appunto - e che, settimanalmente, dal 1968 a oggi, aggiorna un ampio pubblico di telespettatori statunitensi (e anche dalle nostre parti, su RaiSat Extra, per un certo periodo) su questioni di attualità. Un esempio di eccellenza giornalistica. Uno stile investigativo unico, un magazine sopraffino, un programma sempre interessante, non a caso inserito tra "i migliori 50 show di tutti i tempi" da TV Guide nel 2002, e definito "uno dei più stimati newsmagazine della televisione americana" dal New York Times.



Proprio in virtù di questa fama, guadagnata sul campo, "60 Minutes", nei giorni scorsi, è finito nella bufera, a causa di una notizia errata. Anzi, per una notizia completamente falsa, relativa all'attacco terroristico di Benghazi del 2012, nel quale morirono quattro americani, tra cui l'Ambasciatore Christopher Stevens. Nell'episodio andato in onda lo scorso 27 ottobre, infatti, è stato trasmesso un report sul fatto di sangue, presentato dalla giornalista Lara Logan, durante il quale il contractor Dylan Davies (che all'epoca collaborava con il Dipartimento di Stato) ha fornito un dettagliato resoconto delle sue azioni durante l'attentato. Una ricostruzione che, però, è risultata essere del tutto non corrispondente a verità. Anzi, lo stesso Davies, in un precedente interrogatorio con l'FBI, aveva persino ammesso di non essere neppure presente sul posto durante gli attacchi del 2012.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=E_lU1RCh_3o

Una colossale cantonata, smascherata nei giorni successivi, che ha costretto la produzione a correre ai ripari, per quanto nelle sue facoltà. Così, domenica 10 novembre, al posto del servizio sui veterani disabili che scalano montagne, Lara Logan è apparsa in video per chiedere ufficialmente scusa. Dopo aver ammesso pubblicamente che Dylan Davies è stata una fonte non affidabile che ha fuorviato lo staff della redazione con le sue affermazioni, la Logan ha affermato: “È stato un errore includerlo nel nostro report. Per quello, siamo molto dispiaciuti”. “We are very sorry”. Un po' come Barack Obama, qualche giorno prima, per il malfunzionamento del sito web delle coperture sanitarie. Una scusa di soli novanta secondi, per poi procedere con il resto del palinsesto. Troppo poco, per molti commentatori. La veloce ammissione di colpevolezza non risulta essere abbastanza, probabilmente, per porre rimedio a uno scivolone senza precedenti, che pesa come un macigno sull'immagine della trasmissione. Gli spettatori americani, così come numerosi editorialisti, pretendono ulteriori spiegazioni. Abituati all'eccellenza, vogliono chiarezza. Si chiedono come sia stato possibile, che uno show simbolo del calibro di “60 Minutes” abbia potuto prendere un abbaglio di questo genere. “Il più grande errore mai compiuto” nei quasi 45 anni di storia del programma, ha commentato il capo di CBS News Jeff Fager. Una macchia difficile da cancellare, sull'abito di un'icona del giornalismo americano.

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