Bald Eagle

13 Gennaio Gen 2014 1747 13 gennaio 2014

Hillary Clinton e la lista nera dei nemici Democratici

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“Se conosci il nemico e conosci te stesso, nemmeno in cento battaglie ti troverai in pericolo”. La massima di Sun Tzu, tratta dal suo celebre trattato “L'Arte della Guerra”, deve essere piaciuta a Hillary Clinton. La quale, a quanto pare, l'avrebbe persino perfezionata, ordinando al suo staff di stilare una vera e propria “lista nera”, o “hit list”, dedicata agli esponenti 'ostili' del suo stesso schieramento, il Partito Democratico. Un elenco per suddividere i buoni e i cattivi. Amici e nemici. Fedelissimi e traditori. Meticolosamente catalogati, classificati e giudicati in base al grado di fedeltà e di affidabilità.

A rivelarlo, Jonathan Allen di The Politico e Amie Parnes di The Hill, autori dell'atteso libro “HRC: State Secrets and the Rebirth of Hillary Clinton” (ovvero: “HRC: Segreti di Stato e Rinascita di Hillary Clinton”) la cui uscita è prevista per i primi di febbraio. Un volume che, a pochi giorni dalla bufera scatenata dalle bordate lanciate contro Obama e il suo vice Biden dall'ex Segretario alla Difesa Robert Gates nel suo recente libro di memorie, promette di far discutere Washington e di provocare più di un malumore all'interno del Partito Democratico. Stando a quanto raccontato dai giornalisti Allen e Parnes, in un ampio estratto pubblicato in anteprima sulle pagine online di The Politico e The Hill, una parte selezionatissima dello staff di Hillary Clinton nella lunga campagna elettorale presidenziale del 2008 (terminata con la sconfitta della Clinton in favore dell'allora senatore dell'Illinois Barack Obama alle primarie democratiche) avrebbe mantenuto un file Excel contenente una dettagliata lista di Democratici rei di aver “tradito” il team Clinton per saltare sul carro di Obama.

Oltre a un lavagna con simboli colorati, lettere e frecce per catalogare i Dems a seconda dei loro “endorsement” e delle loro tendenze (nella legenda, “LO”, “Leaning Obama”, per chi tendeva a sostenere l'avversario, e anche “BD”, “Blue Dog”, in riferimento alla coalizione centrista interna al partito), il super segreto elenco, con i nomi dei rappresentanti del Partito Democratico al Congresso, suddiviso tra sostenitori di Hillary, sostenitori di Obama. Nulla di nuovo, se vogliamo: una lista che fa (o dovrebbe fare) parte dell'abc di ogni campagna elettorale che si rispetti, per qualsiasi candidato a cariche importanti. Che però, nel caso della famigerata “Clinton Machine”, influente, potente e quasi inarrestabile macchina da guerra politica del clan Clinton, si è trasformata in qualcosa di più, assai più ricco di informazioni e particolari. E di giudizi.

Dai Repubblicani mi guardi Iddio, che dai Democratici mi guardo io. Gli esponenti progressisti, come riportano Allen e Parnes, venivano infatti valutati con numeri da 1 a 7 dallo staff clintoniano. “1” per i più utili e disponibili, “7” per i più infidi e pericolosi. La parte più succosa, ovviamente, anche per meglio comprendere le dinamiche interne al partito e per interpretare futuri movimenti in vista del 2016, è quella relativa all'elenco dei malcapitati cui furono riservati i giudizi meno deferenti, i '7', ovvero gli elementi di punta dei “traditori”. Tra questi, non senza una certa sorpresa, appare l'ex Senatore John Kerry, successore di Hillary al Dipartimento di Stato, che nel gennaio 2008 rese pubblico il suo “endorsement” per Obama. L'ex candidato presidenziale del 2004 è senza dubbio il nome di maggior spicco dell'elenco. Ma nella lista dei 'cattivi' appare anche un altro volto noto, ovvero l'allora senatore Ted Kennedy. Con lui, seconde file, influenti politicamente, poco conosciute su questa sponda dell'oceano, quali i senatori Jay Rockefeller, Claire McCaskill, Bob Casey, Patrick Leahy, più i deputati Rob Andrews, Baron Hill e Chris Van Hollen. Un lungo elenco di personalità che, come nel caso della senatrice McCaskill, furono aiutati sul piano elettorale dai Clinton, senza tuttavia restituire il favore nel 2008. E che, per questo affronto, sono terminati nella 'lista nera' di Hillary, meritando il peggiore dei voti.

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