Bald Eagle

6 Settembre Set 2014 1551 06 settembre 2014

Iraq, la 'profezia' di George W. Bush

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È tutta colpa di Bush. Il refrain dei primi anni duemila, e più precisamente dal 2000 al 2008, ovvero il lasso di tempo corrispondente ai suoi due mandati consecutivi alla Casa Bianca, ritorna di prepotenza. Con l'escalation di violenze e di atti di terrorismo in corso in Siria e Iraq, con l'emergere di Isis, sono tornate le analisi, i commenti, gli articoli giornalistici, su entrambe le sponde dell'Atlantico, che ci spiegano che quanto sta accadendo ora è colpa dell'ex Presidente degli Stati Uniti d'America. Tutto, ma proprio tutto ciò che di male è avvenuto, ogni atrocità, ciascuna cattiva notizia proveniente dallo scacchiere geopolitico internazionale, è riconducibile alle malefatte dell'ex Governatore del Texas. Eventuali sviluppi positivi, invece, sono da considerarsi spontanei, o comunque da lui non desiderati, o a sua insaputa. E poco importa che, dal 2008 a oggi, all'interno della Casa Bianca risieda un altro inquilino. Altrettanto poco importa che quell'inquilino, del partito avverso a quello di Bush, si chiami Barack Obama e sia quello stesso Barack Obama vincitore del Nobel per la Pace (sì, è successo davvero), quello stesso Barack Obama che, tra un bombardamento con drone e un altro, di fronte a folle oceaniche, ha più volte promesso cambiamenti radicali nella politica estera Usa, tali da migliorare drasticamente la situazione, a cominciare dal Medio Oriente. Non importa: molto più semplice, e forse rassicurante, nonché politicamente più redditizio dare la colpa al babau Bush e ai suoi alleati Blair e Berlusconi.

Eppure, sarebbe opportuno notare che W., per quanto ciò possa risultare antipatico, in Iraq era riuscito a cambiare verso, grazie al 'surge' targato Generale Petraeus. Quella sì, la vera 'mission accomplished', al di là degli sfortunati striscioni. Non solo: aveva anche previsto che scappare a gambe levate - come ha fatto il suo successore - non avrebbe portato molti benefici. No al ritiro anticipato delle truppe, mossa di facciata che, a dispetto di facili consensi elettorali sul fronte casalingo, può avere conseguenze terribili altrove. Lo aveva previsto, lo aveva affermato, chiaro e tondo, in un suo discorso del 2007. All'epoca, non molti sembravano dargli retta. E Barack Obama, dopo la sua cavalcata trionfale, ha esattamente fatto l'opposto, ritirando i soldati americani dal suolo iracheno. Ascoltate oggi, a distanza di sette anni, le parole di George W. Bush fanno tutto un altro effetto:

'So che alcuni, a Washington, vorrebbero che iniziassimo a lasciare l'Iraq adesso. Cominciare a ritirarci prima che i nostri comandanti dicano che siamo pronti sarebbe pericoloso per l'Iraq, per la regione e per gli Stati Uniti. Ciò significherebbe consegnare il futuro dell'Iraq ad Al Qaeda...Ciò significherebbe che correremmo il rischio di omicidi di massa su terribile scala. Ciò significherebbe permettere ai terroristi di stabilire una zona protetta in Iraq per rimpiazzare quella che hanno perso in Afghanistan. Ciò significherebbe incrementare la possibilità che le forze Americane debbano ritornare, più avanti nel tempo, per affrontare un nemico che è ancora più pericoloso'.

Un avvertimento 'spaventosamente accurato', come lo ha definito il network FOX News, che ha avuto il merito (tramite Megyn Kelly) di ripescare il filmato e riproporlo al grande pubblico. Consegnare il futuro dell'Iraq ai terroristi. Omicidi di massa. Una zona protetta in Iraq. La possibilità che gli Usa siano costretti a ritornare in Iraq. Un nemico ancora più pericoloso. Una serie di previsioni che, alla luce dei tragici eventi delle ultime settimane, suona quanto mai accurata. Parole quasi profetiche, da parte del Presidente accusato come principale responsabile della attuale situazione. E se la colpa sia anche di chi, dopo di lui, non gli ha dato retta?