Bald Eagle

14 Aprile Apr 2015 0945 14 aprile 2015

Getting Started, come cambia il messaggio di Hillary Clinton

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Sulla annunciata e attesa discesa in campo di Hillary Clinton, ex First Lady, ex Senatrice, ex candidata alla Casa Bianca sconfitta da Obama nel 2008, ex Segretario di Stato, sono già stati versati fiumi di inchiostro. La sua candidatura alla Presidenza degli Stati Uniti, con un Partito Democratico al momento privo di rivali all'altezza – e soprattutto privo di Barack Obama, non più candidabile dopo due mandati consecutivi – e con un Partito Repubblicano dove ancora fatica a emergere una figura capace di coalizzare tutte le anime della galassia conservatrice, è ovviamente una notizia che non può passare inosservata. E così non è stato: si è parlato della sua possibile corsa, dei suoi probabili sfidanti, del suo staff, del suo passato, di suo marito (naturalmente, presenza alquanto ingombrante). Si è discusso del suo nuovo logo, il primo dalle elezioni per il Senato, che non sembra aver entusiasmato Internet e che ha fatto scatenare i commentatori su Twitter, e del suo comunicato stampa, che – udite, udite – si è presentato con un vistoso e imperdonabile errore, o “typo”, come si dice in gergo tecnico, a dispetto dell'importanza del messaggio.

A margine di tutti questi fattori, più o meno rilevanti ai fini della campagna elettorale, vale la pena soffermarsi anche su un altro aspetto cruciale dell'annuncio di Hillary Rodham Clinton. Ovvero, l'annuncio stesso, il video “Getting Started” pubblicato su un neonato canale YouTube, capace di ottenere circa tre milioni di visualizzazioni in poco più di ventiquattro ore. Un prodotto che, dal punto di vista della comunicazione politica, rappresenta un deciso cambio di rotta rispetto a quanto visto finora, che colpisce per forma e sostanza. Una “strana produzione”, come definita da Amy Davidson su The New Yorker: “per la prima manciata di secondi, sembrava che fosse una pubblicità posta prima del vero video; poteva trattarsi dello spot di un'assicurazione per auto, di un sapone, o di qualsiasi altra cosa”. Ed è proprio questo, l'elemento che caratterizza il filmato in cui la Clinton comunica la propria decisione: è tutto fuorché il solito “video-annuncio del candidato”.

Ci sono una giovane madre, una bambina, una casa appena acquistata, due fratelli che parlano spagnolo e stanno per aprire una attività, una coppia afroamericana che aspetta un bambino, una donna che torna a lavorare dopo la maternità, una studentessa del college di chiare origini asiatiche, una coppia gay che si fidanza, e una coppia bi-razziale. L'elettorato a cui si rivolgono (o a cui si dovrebbero rivolgere) i Democrats, ha notato qualcuno. Tutti quanti, accomunati dall'avvio di qualcosa di nuovo nelle proprie esistenze. Un nuovo lavoro, un nuovo business, una nuova vita. Insomma, una nuova prospettiva. Tutto questo, circondato da una forte atmosfera di fiducia nel progresso e di ottimismo, quello tipico della American Way of Life, forse messo un po' da parte negli anni della crisi, ma mai venuto a mancare nel popolo americano: ciascuno dei protagonisti è pronto ad affrontare il futuro con entusiasmo, e questo è percepito anche da chi guarda il video. Ma ciò che salta agli occhi, più di ogni altra cosa, nel guardare “Getting Started”, è che la protagonista assoluta, o meglio colei che dovrebbe avere il ruolo principale nelle immagini, la candidata Hillary Clinton, non appare prima di novanta secondi: nel primo minuto e mezzo del video, che dura in tutto 2 minuti e 18 secondi, l'ex First Lady non si vede né si sente.

Una netta differenza rispetto all'annuncio in occasione delle elezioni presidenziali del 2008, rilasciato nel gennaio 2007 sul sito web della campagna elettorale, dove la Clinton, seduta su un divano, si rivolgeva direttamente alla telecamera per tutta la durata del filmato (1 minuto e 44 secondi), per “iniziare una conversazione con l'America”. Il cambio di marcia è evidente, e la natura del messaggio che viene lanciato è completamente diversa, come sintetizzano gli esperti di The Fix sul Washington Post: “This time it's not about me. It's about you”. Questa volta non si tratta di me, si tratta di voi, sembra voler dire Hillary. Dunque, non più una campagna elettorale concentrata sulla inevitabilità della candidata e sulle ambizioni presidenziali di una figura centrale della politica americana, ma sulla gente (gli “everyday Americans”, come da lei stessa definiti nel video, “Americani di tutti i giorni”), sulle famiglie (“Perché quando le famiglie sono forti, l'America è forte”), e su quella middle-class America che sarà decisiva nel decretare chi dovrà guidare la Nazione per gli anni a venire. Ovvero, quel vasto movimento popolare che le venne a mancare l'ultima volta, e che invece fu fondamentale nel trascinare Barack Hussein Obama a conquistare la nomination democratica e, successivamente, ottenere le chiavi del portone della Casa Bianca. A giudicare da “Getting Started”, Hillary Clinton ha imparato la lezione del 2008, e dai primi segnali sembra essere pronta a dare vita a una lunga corsa che mette al centro gli Americani, e non il candidato. Proprio come avrebbe dovuto fare sette anni fa.