Bibliosurfer

2 Dicembre Dic 2013 0808 02 dicembre 2013

I nuovi italiani giocano a cricket

  • ...

Non essendo appassionata di calcio ero curiosa di leggere di questa famigerata nazionale di cricket italiana. Non che sapessi cosa fosse e men che meno come si giocasse a cricket, ma anch'io frequentando d'estate il parco Nord di Milano ero rimasta affascinata dalle squadre di immigrati che per ore si affrontavano maneggiando mazze rettangolari e colpendo palline da tennis in un campo immaginario. PAURA DI CAMBIARE ABITUDINI. Ma quando ho finito il libro scritto a sei mani da Giacomo Fasola, Ilario Lombardo e Francesco Moscatelli mi sono resa conto che l'aspetto più interessante di Italian cricket club non è il raccontare storie di immigrati che, indossando la maglia azzurra, danno lustro all'Italia in uno sport che la maggior parte degli italiani (oserei dire il 99%) confonde con il polo (quando va bene). Dai racconti emerge una nazione, la nostra, che ha talmente paura di cambiare le proprie abitudini da sentirsi minacciata dagli stranieri che desiderano diventare italiani, ma che non vogliono rinunciare ad uno sport che li lega alla loro terra d'origine.
Il problema della cittadinanza è relativo visto che il cricket italiano ha risolto il problema ammettendo gli oriundi, cioè giocatori che possono vantare di avere origini italiane, provenienti dal Sud Africa o dall'Australia, tra le fila di pachistani, bengalesi o srilankesi che invece costituiscono l'ossatura portante della squadra. Paradossale è il fatto che lo “straniero” nelle squadre sparse per lo stivale sia proprio l'italiano.




VIETATO GIOCARE NEI PARCHI. Più delle difficoltà burocratiche legate alla cittadinanza, colpisce l'opposizione della comunità italiana alle richieste più banali degli stranieri. Come quella di un campo di cricket dove allenarsi e disputare le proprie partite. Esemplare è il caso di Brescia dove nel 2000 balza agli onori della cronaca il divieto di giocare nei parchi pubblici. Una norma che colpisce soprattutto i 10 mila immigrati del subcontinente indiano che vivono e lavorano a Brescia e che di domenica affollano i pochi spazi verdi per praticare il loro sport preferito.

COMUNITA' RICCHE DI DIVERSITA'. Non va meglio a Milano dove nessuno crede ormai più alle continue promesse di un campo attrezzato per il cricket. E pensare che gli esempi di Roma, dove nel dopoguerra la prima squadra della Capitale giocava nel parco di Villa Dora Pamphilj, o di Pianoro, un piccolo centro dell'Emilia vincitore di 14 scudetti dove è sorto il primo ovale italiano, mostrano comunità integrate e fiorenti.
Dove non si ha paura di aprirsi alle novità la diversità è diventata ricchezza e merce di scambio. Capace di far salire sul podio più alto giocatori dai nomi improbabili che però tengono alla maglia più di ogni altra cosa. E che non si arrendono davanti a chi ostacola il processo di integrazione e la nascita dei nuovi italiani. Sono loro a dare una lezione alla politica e a quanti non vogliono vedere quante opportunità ci sono dall'incontro di culture e valori provenienti dall'altra parte del mondo.





Italian cricket club di G. Fasola - I. Lombardo - F. Moscatelli, Add editore, 190 pagg., 14 euro.

Correlati