BimbAbordo

15 Febbraio Feb 2014 1827 15 febbraio 2014

Parto, i buoni motivi per vincere la paura

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Premetto che avevo iniziato a scrivere questo post proprio il giorno prima che iniziassero i miei dolori del travaglio. Avevo ben chiaro in mente quello che volevo scrivere. Peccato che non avessi ancora provato cosa significava la frase biblica 'partorirai con gran dolore'.

Ecco, ora, circa un mese dopo credo di avere le idee abbastanza chiare visto che quello che prima mi sembrava un mito da sfatare l'ho sfatato eccome. Anche se di certo non l'ho divinizzato. Non credete a tutte le mamme dalla memoria corta, a quelle donne che vi dicono che 'tanto poi il dolore si scorda non appena hai quel frugoletto fra le mani'. Certo, lo scordi presto perché di 'dolori' (grandi e piccini) iniziano ad arrivarne di altri - a partire dalle notti insonni - ma non è poi così vero che venga archiviato per intero. Seppure la dolcezza della vita che prende forma fra le tue mani riesce ad edulcorare i ricordi più 'splatter'.
Se guardo il viso di mia figlia sono sicura che lo rifarei altre mille volte ma non per questo non mi cimenterei nell'escogitare un metodo per far nascere i bambini in modo un pochino meno doloroso!

Chi non ha paura di soffrire lo dice perché affetto da totale incoscienza e perché non sa cosa lo aspetterà. Perché il dolore c'è e tutto si può dire tranne che non sia forte e dilaniante. E' vero però, come mi ha insegnato un'ostetrica, che quello del travaglio è l'unico dolore 'fisiologico' per il corpo umano. E questo significa sostanzialmente due cose: è l'unico - ma davvero l'unico - caso in cui la sofferenza fisica è propedeutica a una cosa positiva (la nascita di una nuova vita) e anche l'unico dolore che il corpo può fisiologicamete sostenere perché è stato programmato per questo.

Certo queste informazioni sono di poca consolazione per chi deve cimentarsi in un travaglio. Ma la mia piccola esperienza - seppure puntellata da mille paure, dubbi e una bassa soglia del dolore - mi ha fatto capire che non esiste il 'manuale del parto perfetto' e che il dolore è dato (in parte) anche dal non volere accettare che siamo noi a doverci piegare alle reazioni del nostro fisico e non viceversa. Che il dolore va accompagnato e non ostacolato. E che bisogna avere la mente 'libera' per accoglierlo e gestirlo.

Detto questo bisogna provarlo per capirlo ed eventualmente 'sconfiggerlo'. Nel frattempo voi partorienti che mi state leggendo fate una cosa: sdraiatevi sul divano, accendete la tivù (magari non su Mtv con programmi come '16 anni incinta' o 'Non sapevo di essere incinta') e iniziate a rilassarvi. Al resto ci penserete quando sarà il momento. E vi posso assicurare che ve ne accorgerete chiaramente.

Per chi invece ci è già passato ridacchiate pure tanto, almeno per ora, noi siamo fuori dal tunnel. Nonostante il nostro perineo dolorante sia ancora lì a ricordarcelo.

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