BimbAbordo

18 Settembre Set 2014 1653 18 settembre 2014

Chi fa l'amore non lavora?

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C'era la canzone di Adriano Celentano, diventata celebre, che già accennava al tema negli Anni 70. Peccato che il concetto fosse essattamente l'opposto del messaggio che oggi più comunemente passa. Il 'Chi non lavora non fa l'amore' era un incitamento al fare, al rimboccarsi le maniche, a sporcarsi le mani. Perché è il lavoro a dare la dignità di uomo. Il lavoro che fa diventare l'uomo amabile e desiderabile. Il lavoro che ti fa guadagnare da vivere. E che ti permette di dedicarti ad altro, con la mente serena e il cuore in pace.
Perché il senso del dovere è gratificante soprattutto quando viene appagato.
Oggi le cose si sono capovolte e il lavoro non è la condizione essenziale per mettere al proprio posto tutto il resto, ma un lusso che non tutti possono permettersi.
C'è la crisi, niente soldi, stipendi al palo (quando ci sono), famiglie dove un bambino già pare un azzardo e orizzonti sbiaditi. Poi ci sono gli economisti che lo dicono da tanto e i colleghi che ogni tanto lo ricordano egregiamente: senza figli si innesca un circolo vizioso che porta alla stagnazione. E a perderci sono tutti: non sono le mamme, i papà e i nonni mancati, ma anche i quartieri, le scuole, la società, le aziende e gli stessi datori di lavoro.

Un paradosso in un'Italia in cui 'avere famiglia' spesso non fa curriculum. Anzi, è un deterrente per la carriera.
In pratica oggi la canzone di Celentano dovrebbe essere riscritta e recitare più o meno così: 'Chi fa l'amore non lavora'. Tradotto? Se hai una vita privata, un amore e pianifichi una famiglia confessalo. La tua sincerità è dovuta ma, probabilmente, potrebbe non farti guadagnare un posto di lavoro.
Difficile metterla giù in maniera così cruda, eppure altro non è che la verità. In molti casi, certo, mica sempre.
Eppure quando viene evocata oltre a quelle economica pure la crisi demografica ci viene chiesto a gran voce di tornare a fare figli.
D'accordo, facciamoli ma che si sappia che li facciamo per tutti. Per il bene di tutti.
Quindi noi il nostro 'lavoro' l'abbiamo fatto. Ora non toglieteci l'altro.

Sempre in quella canzone Celentano ripeteva:'Dammi l'aumento signor padrone così vedrai che in casa tua e in ogni casa entra l'amore'. E magari anche i figli. Che sono gli unici in gradi di salvarci. Peccato non siano inclusi nei bilanci aziendali e neppure nei piani industriali degli spesso poco lungimiranti 'imprenditori' che vorrebbero sacrificare la famiglia a vantaggio di una manciata di ore di straordinario. Rigorosamente non pagate, ovvio.
Quindi come la mettiamo con il 'fate l'amore'?