Bollito duro

31 Marzo Mar 2016 0026 31 marzo 2016

"Apri gli occhi" di Matteo Righetto, romanzo essenziale che tocca corde profonde

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'[...] Aggiungerai legna su legna, poco per volta, perché ogni fuoco ha bisogno di amore costante: senza scossoni, senza strappi, senza squilibri, senza eccessi o fiacchezze, ché altrimenti poi tutto si spegne.'

Matteo Righetto, 'Apri gli occhi', Milano, TEA, 2016.

Premessa d'obbligo: Matteo Righetto è un mio amico. Non sono, dunque, obiettivo. Ma me ne fotto, essendo io 'the Jerk', ossia un'idiota onanista. Non devo rendere conto a nessuno tranne che ai miei gusti, alle mie emozioni e ai miei sentimenti di essere umano prima e di lettore poi.

Questo libro è fantastico. Raramente mi è capitato di leggere un romanzo facile, accessibile, veloce, scarno nella forma, essenziale nel lessico ma capace però di smuovere - almeno in me - emozioni profondissime. Bene: qui sta a mio avviso il sigillo del grande scrittore.

La storia narra di una coppia milanese, in un continuo passaggio temporale tra presente e passato, tra passione e disamore, tra felicità e dolore, tra unione e distacco. Luigi e Francesca, i protagonisti del romanzo assieme a Giulio, si sono lasciati, dopo una giovinezza pulsante e un'età adulta fatta di affermazione e solidità. Ma poi il fuoco si spegne, il matrimonio finisce e la durezza della vita bussa alla porta delle esistenze con il suono sordo delle cose pesanti.

E i due amanti che non condividono più tetto, lenzuolo e destino, si trovano uniti da un ricordo. E da una promessa: una gita intensa in montagna, sulle Dolomiti , sulle cime del Latemar. E lì, dopo una camminata in cui la fatica e le difficoltà della salita - metafore delle fatiche e delle vette che nella vita dobbiamo scalare - di fronte all'immutabile fissità dei monti, al compimento di una promessa fondata sull'assenza si sentiranno per una volta ancora uniti come mai sono stati.

Sulla trama non dico nulla di più, perché il libro va letto. Ciò che voglio dire ancora è ciò che ha smosso, in me, la lettura di questo testo, che ho letto con avidità nel tempo di una sera e una mattina. Innanzitutto, seppur è letteratura che parla di montagna, non è un romanzo di montagna, bensì è un romanzo contemporaneo. Nel senso che parla del nostro tempo, di scelte etiche ultime, della difficile manutenzione del matrimonio e di ciò che lo tiene vivo, della complessità dell'essere cittadini metropolitani con la noia sempre in agguato e l'ignoto dietro l'angolo della vita a cambiare le carte in tavola. 'Apri gli occhi', insomma, è un libro che parla a noi, uomini e donne, mariti e mogli, padri e madri di un incerto nuovo millennio.

Ed è un libro che commuove. In sole due altre occasioni mi è capitato di leggere l'ultima pagina piangendo (sì, piangendo: non me ne vergogno): al termine de 'La vita e il tempo di Michael K' di John Maxwell Coetzee e alla fine de 'La strada' di Cormac McCarthy. Perché ho pianto? Perchè Matteo Righetto ha descritto con una sensibilità fuori dal comune e con una altrettanto rara grazia una cosa difficile da descrivere: la Verità.

La Verità di ciò che è la gioia di certi momenti che prendono un colore speciale nei ricordi che serbiamo dentro di noi; la Verità della fatica che si deve fare per tenere acceso un fuoco; la Verità della tenerezza, tanto più lancinante quando questa si sposa alla nostalgia; la Verità del dolore e delle scelte dolorose; la Verità del senso di solenne e muta consolazione che i monti sanno donare. Il tutto, come detto con un linguaggio scarno, essenziale, a tratti ruvido e - cosa non scontata - facile. Insomma, i tratti che per me fanno stare un'opera nella categoria della letteratura.

Comprate questo libro. Leggetelo. Vi emozionerete. E magari, come me, capirete che sono davvero poche le cose per cui vale la pena commuoversi.

Burp

twitter: @jerkfull

facebook: Jerk Full

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