Bollito duro

7 Aprile Apr 2016 0838 07 aprile 2016

Fenomenologia della masturbazione diagnostica (di I aprile).

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Tutto sta nel bicchiere; in quel piccolo, fottuto, bicchierino.

Il crollo di ogni poesia insita in quella che nella giovinezza - quando sbocciano ormoni, prurigini e pulsioni - è la manovra oscillante a pugno semichiuso che ogni maschio con una normale sessualità ha fatto con sublime goduria dieci, cento mille volte nella vita, crolla di fronte a un (apparentemente) innocuo bicchierino.

Non credevo a ciò che mi dicevano amici che avevano dovuto farsi quella che tecnicamente è definita spermiocoltura, ossia la raccolta di sperma per capire se ci sono batteri o miceti che causano un’infezione.

Non credevo, per l’appunto, che fosse così difficile farsi una sega non per piacere ma per dovere. Ho dovuto ricredermi; avevano ragione: è un’opera titanica. Sfiancante.

E ho realizzato che è il bicchiere, ossia il severo e muto custode della asettica strumentalità di quella masturbazione, che inibisce inesorabilmente la libido.

Perché mentre son lì, infoiato come un cane, a scorticarmi la pelle per arrivare in fretta all’acme del piacere, visualizzando nella mente l’immagine di me impegnato in un trio sfrenato con Heidi Klum e Dolcenera in una sauna in cima a un grattacielo di NY, la mente torna al dovere e l’occhio al bicchierino. E il membro, inesorabilmente, s’ammoscia.

Così riprovo a visualizzare Elle Macpherson, Jennifer Love Hewitt, Raffaella Carrà, Nicole Kidman, Bar Refaeli, Valentina Nappi; e alla fine, spento, sudato e con i crampi al polso arrivo a mettere quel che serve in quel piccolo, fottuto, bicchierino.

Ma non avevo calcolato - perché nessuno me lo aveva detto, dannazione - che la manovella dovevo farmela almeno 2 ore dopo l’ultima minzione. E quindi, arrivato all’ospedale, mi son sentito dire: “Non va bene. Deve raccoglierlo di nuovo”.

Porcatroia, è stato il pensiero che ho fatto. E mai come in quel momento l’idea di una polluzione si è associata all’immagine della pena.

C’è di peggio però nella vita. Ci si può organizzare con PornHub, mi son detto, perchè la visualizzazione mentale di un gineceo da urlo che fa cose turpi con me, ha dimostrato di crollare inesorabilmente di fronte al bicchierino.

Ecco quindi che due giorni dopo ho riprovato, device di fronte e auricolari nelle orecchie.

Ma, digitando l’indirizzo internet più noto ai maschi italiani non esce un carnaio con titoli laidi; esce una pagina che si chiama CornHub. Con una sequela di pannocchie, mais, pannocchiette e gente che mangia pannocchie.

Riprovo. Pannocchie.

Riprovo ancora, maledicendo virus e firewall e maneggiando l’uccello, ma niente: ancora pannocchie.

E, lo confesso, le pannocchie sono ancora più potenti del bicchierino.

Allora - non trovando quasi più l’uccello - ho ricominciato a visualizzare mentalmente il solito elenco di fantasie, consumando le calorie di una settimana, per arrivare al risultato e pensando che i cinesi - che hanno inventato l’”estrattore di sperma” - hanno ancora una volta visto più in là di tutti.

Alla fine, quando leggendo i quotidiani ho capito che PornHub aveva fatto un pesce d’aprile, sostituendo i piselli e le patate con le pannocchie, ho maledetto con tutto il vigore delle mie erezioni il primo d’aprile.

Insomma, se dovete masturbarvi per fini diagnostici, guardate prima il calendario. E state lontani dal primo d’aprile; oltre al bicchierino, infatti, potreste trovare mostruose armi ammoscianti: le pannocchie.

Burp

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