Bollito duro

12 Maggio Mag 2016 1747 12 maggio 2016

I sindaci che pisciano fuori dal vasino ci hanno rotto l'uretra

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Non c'è dubbio: la dialettica politica italiana è al livello del trogolo. Probabilmente due porci chiusi in un gabbio, che si contendono tra loro un'unica mela, grugnendo e dandosi craniate, articolerebbero un dibattito più formativo di quello a cui ormai assistiamo sul proscenio politico.

Il decadente format del talk show ha contribuito allo sviluppo di questa porcilaia, come se fosse un mangimificio. Oltre a ciò l'eccitazione compulsiva per la disseminazione social, in cui ciò che è idiota prevale (di questo ne so qualcosa), ha dato la stura a una fiera delle vanità in cui si ostenta spesso il peggio.

Due episodi di questi giorni mi hanno però colpito, entrambi riferibili a due sindaci balzati agli onori della cronaca: il caso del De Magistris, sindaco di Napoli, ululante insulti in un teatro napoletano e il caso - diverso, ma altrettanto insensato, del sindaco di Giussano intervenuto contro il provvedimento del Consiglio di Istituto di una scuola media che aveva sospeso due ragazzi sorpresi a scambiarsi marijuana.

Sulla vicenda del comizio senza senno di De Magistris molti hanno scritto e non penso di poter aggiungere molto. Dico solo che ho provato un profondo senso di ribrezzo vedendo uno che riveste un ruolo istituzionale, per di più in un'importantissima e delicata città italiana, perdere completamente il controllo, vomitando insulti a un'altra istutuzione, urlando minacce oscure ('Renzi devi avere paura!') e sinceramente inquietanti, riprendendo dei motivetti infantili - 'Napoli capitale (col braccio alzato), Granducato di Toscana (col braccio abbassato)' - che alimentano uno dei più atavici cancri che si annidano nei cervelli degli italiani, ossia il campanilismo territorialista oppositivo - si pensi alle troiate sui pisani e sui livornesi, sui bergamaschi e bresciani, sui marchigiani dietro alla porta e via discorrendo - e sembrando obnubliato dagli applausi beoti di una folla affamata di retorica violenza.

Vergogna, se si pensa che questo è un sindaco. Terrore, se si pensa che questo è stato un magistrato, ossia uno che con quella sobrietà ed equilibrio poteva decidere della libertà di una persona.

Sull'altro fronte - e di tutt'altro peso, è bene dirlo - c'è la vicenda del sindaco di Giussano, cittadina dell'hinterland brianzolo. In una scuola media di questo comune due ragazzi sono beccati in flagranza a scambiarsi marijuana in classe. La scuola, tramite il consiglio di istituto, decide per la sospensione e la non ammissione all'esame di terza media. Una punizione severa che, immagino, sia stata presa con coscienza seguendo anche le sanzioni previste negli appositi regolamenti di cui sono dotate le scuole. Una punizione giusta, dannazione. Alemeno questi ragazzetti saranno chiamati a pensare seriamente a quel che hanno fatto, sapendo che a certe azioni corrispondono reazioni e relative conseguenze.

E invece no. Il Sindaco della città pensa bene di insinuarsi tra le decisioni prese dalla scuola, per fare in modo che i ragazzetti possano fare l'esame di terza media da privatisti, disconoscendo in pieno il ruolo e l'autorevolezza della scuola, instillando nei giovani che c'è sempre una strada, in fondo, per farla franca. Il tutto condito con risibili motivazioni pencolanti tra il pietismo e la sconsolante banalità di una sociologia al sapore di provincia piccola piccola, con l'obiettivo di prendersi qualche titolo su giornali acefali o qualche intervistucola in radio o in tivù. Insomma, per un po' di vuota celebrità si manda a ramengo un principio educativo.

Questi sono solo due casi ma - tra migliaia di sindaci che si spaccano la schiena e lavorano in silenzio - ce ne sono troppi che si inventano buffonate per mostrarsi sul palco decadente della comunicazione 'politica'. Cari sindaci, tornate un po' nei ranghi; occupatevi del difficilissmo servizio che sta nell'amministrare i vostri paesi e le vostre città. Finitela di fare avanspettacolo buono per un pubblico con l'anello al naso, la bava alla bocca e la pappa sempre pronta. Avete fatto la pipì fuori dal vasino. E a noi, francamente, avete rotto l'uretra.

Burp

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