Bollito duro

23 Luglio Lug 2016 1934 23 luglio 2016

I giornalisti necrofili sono complici dei terroristi

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Il terrorismo, in questa estate 2016 - che, per le cronache superstiziose, è un anno bisestile - è diventato un laido compagno delle nostre pasciute esistenze.

Anche io, naturalmente, provo un senso di inquietudine nel sentire ciò che accade in giro per il mondo. Ieri sera però, facendo un po' di zapping tra le morbose 'dirette del sangue', ho fatto alcuni pensieri che mi va qui di condividere.

In primis, naturalmente, ho provato un senso di sconfortata vergogna per il livello infimo delle trasmissioni televisive su tali attentati. Che senso ha, per esempio, fare dirette in cui, pur avendo in studio 'opinionisti' o 'esperti' ai quali si chiedono ovvietà, pareri e amenità varie, anzichè mostrare in video i volti di questa intellighenzia, fare scorrere a ripetizione immagini e fotogrammi dei vari attentati, in una sfocata e ipnotica 'riproducibilità tecnica di un'opera criminale'?

E ancora: per quale dannato motivo un editore - o noi, nel caso della tivù di Stato pagata in bolletta - deve pagare dei balbettanti lettori di tweet o di status Facebook che dovrebbero fare i giornalisti? E infine: su quale base vengono scelti mediamente gli 'opinionisti' che, il più delle volte, sembrano dei mediocri discussori da osteria?

In sintesi: siamo sicuri che queste dirette - e in generale i canali all news - siano una conquista e non invece un profondo fattore di regresso psicosociale?

Oltre a ciò mi colpisce il fatto che tutto sia sempre teso a creare un pressante stato di ansia, una specie di sincope informativa in cui si dice tutto quel che passa su ogni canale, spesso senza verificare prima di parlare (santiddio, una volta quando ero piccolo mi dicevano di contare fino a dieci prima di aprire la bocca; a questi si dovrebbe dire di contare fino a cento prima di dare una notizia!), evitando scientemente di provare a fornire un po' di informazioni razionali.

Per esempio: sarebbe bello se in una di queste pornografiche trasmissioni si provasse a ricordare che nel 1972 in UK di morti per terrorismo ce ne furono quasi 370, o che in quell'anno a Monaco di Baviera gli uccisi furono 17; oppure che nel 1980 a Bologna - ricordati da uno squarcio, oggi monumento, alla stazione - morirono 85 persone e, sempre in quell'anno e sempre a Monaco di Baviera, furono stese altre 13 vite; o ricordare, più in generale, che il terrorismo in Europa è una bestia mai domata che però, nel periodo 2005-2015 - a parte i picchi del nazista di Utoya coi 77 giovani freddati e il recente massacro di matrice islamista a Parigi con i 147 morti del Bataclan e dintorni - ha visto una netta riduzione delle vittime.

Non che si dovrebbe orientare l'opinione a una sorta di 'normalizzazione' del terrorismo ma, forse, una informazione vera aiuterebbe le persone a stare ancorate ai fatti, dando loro anche chiavi di lettura di questo complesso momento meno fobiche.

Infine mi sono anche chiesto perché le dirette fiume si fanno quando un folle squilibrato - che da quanto emerge oggi pareva proprio si volesse ispirare a Breivnik e alla suddetta strage di Utoya - uccide 9 persone all'impazzata e non si manda manco una notiziola quando - praticamente nelle stesse ore - i democratici droni USA sterminano 147 civili in Siria (di cui 35 bambini) o quando un suicida di Daesh si fa saltare in aria a Kabul e macella 80 civili nel mezzo di una manifestazione pacifica.

Qui mi sono impegnato e mi sono dato tre risposte: la prima è che noi occidentali, io per primo, pensiamo che il nostro punto di vista sia non solo unico, ma anche il migliore; la seconda è che se spiattelliamo immagini di corpi maciullati da bombe democratiche all'ora di cena o in pizzeria, forse a qualcuno può venire in mente che qualche responsabilità ce l'abbiamo in tutto questo, facendogli scattare qualche senso di colpa, mentre a qualche testa calda poco equlibrata, invasata di Isis di qua e jhiad di là, potrebbe sorgere un primordiale senso di vendetta e partirecosì per un altro macello; la terza è che questi sono morti mussulmani, come il maggior numero di vittime non solo delle guerre contemporanee, ma anche degli attentati terroristici e se si capisse che a morire di più sono i mussulmani, come potremmo vaneggiare di 'guerra santa' e di 'invasione islamica'?

Insomma, penso che dovremmo tutti stare un po' coi piedi per terra. Ma penso che chi oggi fa informazione ha responsabilità ancora più grandi. Dovrebbe aiutare le masse a capire i fenomeni e non spendere energie solo per sobillare una incontrollabile ansia emotiva. Ah come rimpiango i tempi in cui c'erano i telegiornali e, al massimo, le edizioni straordinarie, con giornalisti che sapevano leggere, scrivere e capire il tempo in cui vivevano.

Oggi abbiamo solo dei narcisi, spesso necrofili. Che pensano di fare informazione ma che, senza rendersene conto, non sono altro che i migliori complici di Daesh e dei terroristi.

Burp

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