Brodo di coltura

16 Marzo Mar 2013 1831 16 marzo 2013

Benvenuta Presidente Laura Boldrini

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Non le manca l’avvenenza, né una punta di ambizione seppur nascosta sotto una spessa coltre di alti ideali, né una sapiente esposizione mediatica coltivata intelligentemente  da addetta ai lavori, né un evidente seppur dissimulato “culte du moi” che non è difficile cogliere tra la semplicità del tailleurino con il sottostante  top fuoriuscente dalla giacca in modo sapientemente trasandato a correggere un’eccessiva regolarità del dato stilistico  e il tratto signorile di donna-bene, né infine uno stacco di coscia notevole per dirla nei termini quasi casermeschi e volgari che pur ristagnano nella mente di ogni maschio italiano non necessariamente  di destra. Nulla della sua evidente femminilità sembrava distinguerla apparentemente  dalle tante pantere della destra berlusconiana.



Eppure è bastato uno zoom di telecamera  sui banchi del  Centro- destra che coglieva una testa bionda e di fresco fonata di una delle tanti Amazzoni del Cavaliere - quasi nascosta da una borsa griffata  posta con maleducazione sullo scranno - reclinata su un telefonino in evidente disprezzo del discorso della nuova Presidente eletta, per comprendere che un universo mentale si contrapponeva ad un altro, che un modo di stare al  mondo si poneva irriducibilmente ad un altro, che un genos, un logos, un ethos, si opponevano  a un altro, tutti elementi  che appellano la nostra coscienza a scegliere al di là delle perentorietà di ideali belli e impossibili, della attestazione di diritti che non chiedono controbilanciamenti di doveri, di bontà radicali (alla don Gallo) che schiaffeggiano con il loro  intransigente “ estremismo del bene”  le tue perplessità circa le sostenibilità logiche e le compossibilità  economiche di radicalismi senza se e senza ma.

Ma sono dopotutto  quegli  elementi indigeribili di certa epifania berlusconiana che ti inducono a far pendere la bilancia a favore di  una scelta che potrebbe avere dell’epocale, visto che al di là di tutto, anche al di là dei confini estremi  del bene e del male (che chiunque  sta al mondo con una certa consapevolezza  sa che non sempre sono netti e distinguibili), si pone il buon senso,  che agisce per comparazioni e sottrazioni e che comunque ti scioglie dall’ignavia dei tanti, troppi,  “né-né “, che pretendono di arginare  il mondo fuori dai confini dell’io e della volontà,   in una non-scelta e in una rinuncia rispetto alla necessità di optare per  un campo  che l’urgenza  del reale ti pone.

E poi il tratto stilistico, la competenza linguistica, la sprezzatura  naturalmente signorile,  la semplicità delle piccole verità  che cogliamo con tutta evidenza  anche dietro le ultime recalcitranti perplessità cui si accennava sopra, tutto ciò  fa  salutare nel sorriso, nelle parole  e nel sembiante snello e pulito di Laura Boldrini il superamento reale e si spera definitivo della mignottocrazia (copyright del deputato di centro-destra Paolo Guzzanti), quel  trionfo del botulino, tronfiezza di censo, volgarità dell’insieme cui il codice berlusconiano ha sottoposto la femminilità  e la politica in Italia.

Benvenuta Presidente Laura Boldrini. La aspettavamo.

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