Brodo di coltura

17 Marzo Mar 2013 2050 17 marzo 2013

Il papa gesuita e francescano

  • ...

E se si scoprisse che la vera forza dei gesuiti nei secoli scorsi non risiedeva tanto nella spregiudicatezza, nella sete di potere, nella capacità di tramare ("falsi come dei gesuiti", si diceva) quanto piuttosto nel fatto che fossero straordinariamente colti? Che avessero puntato su Svluppo&Ricerca? La loro "Ratio studiorum", il loro teatro, quelle singolari tecniche psicologiche che sono gli "esercizi spirituali", la loro immensa capacità di studio... tutto ciò era forse il loro motore silenzioso, la loro straordinaria forza. Il software insomma, per dirla nel nostro linguaggio di oggi, nient'altro che il software. Quando si capirà con la Bibbia che "lo studio è fatica alla carne" (Qoèlet, 12,12), ma che senza di esso si resta delle canne sbattute dal vento, dei burattini senza bastone, avremo dato un piccolo colpetto in avanti a questo nostro mondo in mano a vitalisti senza bussola, a macchine corporee prive di logos.



Visto che ho lodato i gesuiti mi consento qualche osservazione critica sullo stato di eccitazione davvero fuori le righe che ha colpito la stampa italiana (non solo quella cattolica) sulle prime dichiarazioni del neo-papa. Magnificare come si è fatto l'esortazione alla povertà e alla semplicità evangelica a me pare che dovrebbe essere la norma più che l'eccezione in una confessione religiosa che ha fatto della povertà e semplicità apostolica e francescana il centro del suo carisma e il leit-motiv del suo discorso pubblico.

Si dirà che non è stato sempre così. Quando? Ai tempi di Giovanni Paolo II o di Benedetto XVI? Ma non erano bravi papi anche costoro pur con i panni barocchi e sfarzosi addosso? A me questa nevrastenica esortazione alla povertà  sembra una sorta di  pensiero desiderabile ma in fondo tanto più proiettata in un mondo "altro" quanto più  si sospetta essere una norma astratta e poco osservabile da tutti i credenti nel nostro mondo. Insomma un'esortazione a cui non si crede fino in fondo  e una cosa neanche molto sensata. Dico maliziosamente che una istituzione abbandonata all'utopia regressiva della povertà crollerebbe cinque minuti dopo che tale povertà diventasse sistema. Aggiungo poi  che la Chiesa ha attraversato i millenni non solo grazie alla supervisione  dello Spirito Santo ma perché ha saputo trovare proficui accordi con Cesare oltre che con Dio. Teodosio e Costantino e il Potere in genere hanno fatto molto di più per il successo dell'istituzione Chiesa che tutti i fraticelli pauperistici che tanto l'hanno soggiogata certamente, ma dopo, quando essa era già  trionfante.  Francesco, Domenico e tutti i poverelli  furono un grosso grattacapo per la Chiesa  che con Innocenzo III ebbe la straordinaria intuizione di chiuderli in un Ordine e in una Regola, oggi diremmo "parlamentarizzando" quei gruppuscoli di extra parlamentati che erano i movimenti religiosi mendicanti. (Devo questa osservazione a Herbert Grundmann,  Movimenti religiosi nel Medioevo, Il Mulino 1984).

Diciamolo infine: una Chiesa priva di potere e di denaro si affloscerebbe come una esausta marionetta. Qualche giorno fa Vittorio Messori faceva notare sul "Corriere" che il declino del cattolicesimo in Brasile a favore delle confessioni protestanti-evangeliche è avvenuto anche perché queste ultime hanno saputo essere persuasive mettendo mano al portafogli e venendo incontro concretamente alle necessità degli ultimi. Esaltare la povertà nelle favelas è come parlare di corda in casa dell'impiccato; pensare che tutti si debba viverla come nelle favelas è fuori da ogni ragionevolezza; invocarla avendo di che vivere nient'altro che un forma raffinata di ipocrisia.

Correlati