Brodo di coltura

18 Marzo Mar 2013 1505 18 marzo 2013

Gli Stati Uniti e la letteratura. Perché i grassoni sono spariti dai media?

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Se vi capiterà di andare negli Stati Uniti potreste osservare ciò che è caduto sotto la mia attenzione. Accendete la tivù negli alberghi e troverete la stessa America che vedete da noi: telefilm o CNN che sia vedrete gente magra e in forma. Ma non appena uscite fuori dagli alberghi e andate in giro avrete lo sguardo catturato da gente incredibilmente grassa. Ho ancora davanti agli occhi un uomo che si ingozzava di giganteschi piatti di uova strapazzate alle otto del mattino all'Aeroporto di Salt Lake City, o un donnone immenso come una barca sul parapetto del Grand Canyon. In America ci si uccide col cibo. Elvis Presley morì strozzato dal grasso. Pesava 158 chili ed era stato  uno dei giovani più belli d'America. Inguardabile. La vista dei grassoni mi ha destato quest'altra considerazione. C'è un certo tipo di letteratura che indaga solo la realtà stilizzata e immaginaria (come l'America dei film e dei TG) e trascura la vita reale, quella dei grassi e degli infelici. Molti fanno letteratura trasfigurando i dati della realtà. Per questo talvolta i libri degli autori contemporanei sono così sciapi. Narrano di un mondo che non appena esci per strada viene subito sconfessato. Mancano sia di senso del reale che di espressione personale. Sono magri e in forma, ma la realtà pullula di ciccioni forse non del tutto felici.



Sto parlando  di un approccio generale della letteratura verso il reale, non di questo o quell'autore americano. Secondo il mio punto di vista, analogamente che per la pittura, due sono gli approcci: quello alla Botticelli che dipinge una realtà idealtipica, o quello alla Masaccio (cappella Brancacci) che ritrae  dal reale (sto citando quello straordinario saggio di Federico Zeri,  La percezione visiva dell’Italia e degli italiani nella storia della pittura). Sono due approcci legittimi: il primo cerca di fuggire la realtà e inventarsene, narcoticamente, una a misura propria, e l'altro invece insegue e tallona il reale nelle sue manifestazioni tel quel.

Il bello è che può esserci estetismo - ossia una forma di vera e propria  contraffazione più che di trasfigurazione della realtà - in entrambi gli approcci: c'è talora in certe estetiche del sordido (penso a Genet) un additivo di sensazioni che già la realtà nella sua essenzialità rifiuterebbe per statuto ontologico. E c'è di converso una letteratura ottativa, che immagina, che proietta nella pagina scritta ciò di cui difetta la realtà. Ti pende il naso e hai le gambe storte? Perché "immaginarti" così anche nella pagina scritta o nei film?  Sia Stendhal che Hitchcock, per fare degli esempi,  erano bruttissimi: proiettavano perciò nel loro immaginario romanzesco e filmico dei bei giovani (Sorel o Gary Grant) destinatari con il loro sembiante del compito di falsificare con il bello le brutture del reale...  Insomma, essi si dicevano: i brutti nasi e i doppi menti ci sono già nella realtà, perché mai assumerli anche in letteratura dove tutto può trovare - con una occulta componente risarcitoria rispetto agli scherzi che ci ha fatto il Creatore-,  la sua soddisfacente dimensione idealtipica? Sarà per questo, più che per il retaggio dell’arte greca e del modello alla  Winkelmann  che ovunque, non solo nei telefilm e nei canali all news ma anche nei luoghi di lavoro più terra-terra si preferiscono i bei visi e le belle forme.

Ma la letteratura da tempo ha perso la sua centralità. Era mezzo privilegiato di espressione (passaggio di pensieri/emozioni da una generazione all'altra) almeno fino all'avvento dei mass media degli anni '60. L'altro giorno vedevo in tivù alcune clip di rocker italiani, Ligabue, Rossi ecc. Stadi immensi, ragazzi coi telefonini in agitazione, grupies isteriche ecc. Sono loro non più gli scrittori che parlano di spremute di cuore alle grandi masse; altro che Werther o Byron o Baudelaire, sono loro che raggiungono l'ultima canaglia e gli insufflano nell'animo lo spirito di una nota e di un verso, portandolo al mondo delle sensazioni dopo l'abbrutimento del tran tran di tutti i giorni...

La letteratura nel senso classico del termine (forma scritta sia in versi che in prosa) è fenomeno sempre più marginale ma non estinto, tutt'altro:  solo che ormai essa assolve il suo ufficio tradizionale - parlarci di questo mondo o immaginarsene uno diverso - in altri modi e con altri mezzi.

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