Brodo di coltura

20 Marzo Mar 2013 1547 20 marzo 2013

L’arte della politica. I bersaglieri in Crimea e la Contessa Castiglione o il 100% dei voti?

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S’è sentito durante la campagna elettorale: “Dovete darmi la maggioranza assoluta, perché solo in questo modo potrò risolvere i problemi annosi del Paese”. L’abbiamo sentito dopo la campagna elettorale: “Solo quando avrò il 100 % la politica finirà perché i cittadini coincideranno con lo Stato”. Due affermazioni che farebbero sorridere chiunque abbia solo annusato la scienza politica, senza scomodare né Machiavelli né Isaiah Berlin o Cavour. Quest’ultimo,  il principe dei politici,  mettendo in campo sparuti mezzi – lo erano sicuramente i 18000 bersaglieri di La Marmora in Crimea non certo la vulva della Contessa Castiglione entrambi  però messi a disposizione di Napoleone III – raggiunge straordinari risultati: la riunificazione della Penisola, che scontentò forse entrambi i versanti del Nord e del Sud,  ma che rese felice il suo committente: il re di Sardegna.

Virginia Oldoini, contessa di Castiglione - nobildonna italiana



La politica è arte del possibile, è “afferrare il mantello fuggitivo della storia”, come diceva Bismarck, ossia è  più propriamente un’ arte, più che una scienza, è la capacità di saper massimizzare i mezzi  a disposizione, è l’intelligenza di saper volgere a proprio vantaggio situazioni che sembrano perse, è eristica: rendere forte l’argomento debole e debole l’argomento forte. È un’arte che assomiglia  a quella  della guerra. Studio  del territorio, analisi delle forze nemiche, tattica, strategia, saper cogliere l’attimo: il kairos. Ed è un'arte sommamente creativa: mette al mondo e fa succedere cose che senza il suo intervento non sarebbero mai successe. È come modificare il corso stesso della storia. E funziona come la seduzione in Choderlos de Laclos, il generale scrittore che all’amour de la guerre oppose la guerre de l’amour e che, da artigliere della letteratura, ai campi di battaglia e alla espugnazione dei forti bastionati, preferì la seduta trapuntata  di un’ottomana, il luogo in cui con mezzi raffinati rendere possibile l'incredibile: espugnare  la virtù dell'arcigna, irremovibile, inaccessibile, glaciale e sensualissima Madame de Tourvelle

E dunque, anche nell'arte  narrativa  - romanzesca e filmica - occorre mettere in campo le medesime astuzie. Si chiama “effetto cric”: minimo sforzo massimo rendimento. Hitchcock era bravo perché ti faceva increspare la pelle con un solo scricchiolio d’uscio, una doccia inquadrata insistentemente, una torma di uccelli improvvisamente e  iconicamente cambiati di segno. Non aveva bisogno di fiumi di sangue per renderti il senso della paura e della morte. Flaubert dalla semplice descrizione di un berretto ti faceva capire che chi lo indossava era uno sciocco al quadrato..

Così è facile argomentare contro chi faceva quei discorsi riportati in esordio. Ma chi è più bravo? l’allenatore o il manager che con mezzi limitati (non la squadra dei migliori, ma la migliore squadra possibile, quella che si costruisce rendendo migliori le persone che la sorte ti ha dato) raggiunge risultati eccellenti o il Presidente- football-club abituato a vincere mettendo mani al portafoglio e comprando i migliori allenatori e giocatori sulla piazza?

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