Brodo di coltura

12 Maggio Mag 2013 1101 12 maggio 2013

Facebook or twitter, questo è il problema?

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Già ce l’avevano detto gli antichi sofisti. L’arte del parlar bene o dello scrivere  bene può essere applicata sia alla brachilogia (discorso breve, dialogo) sia alla macrologia (discorso lungo, saggio o concione). Insomma twitter e facebook, a un dipresso.  Sono in Rete da oltre 12 anni con il sito vecchia maniera e con la frequentazione  divertentissima dei newsgroup, adesso scomparsi, la cui struttura di base è però stata ripresa dai social network   del web 2.0. Il mio obiettivo è stato sempre quello: parlare con una certa assennatezza di libri. Quando mi sono accorto che tutti gli internauti s’erano spostati nei nuovi strumenti, mi sì è posto il dilemma se aprire  una finestrella in questo mondo. A me  inizialmente sembrava una cosa tutta strana tipo “Second life”, cioè un luogo da cui fuggire a gambe levate. Alla fine ho deciso di sì. Ma ho escluso inizialmente twitter a cui ho aderito in seguito per pura  convenienza:  140 caratteri sono una camicia di forza , impossibile per la mia testa. Dicono che si può scrivere tutto in  140 caratteri. Insomma. I dialoghi platonici, seppur costruiti da tweet (brachilogia) alla fine si organizzano come i post di facebook, consentono la macrologia (povero Platone!). E poi con 140  caratteri si possono scrivere solo frasi nominali o ellittiche ed è possibile solo la paratassi, impossibile la costruzione dei periodi, impossibile proprio l’ipotassi, l’ampia voluta delle frasi subordinate: ossia la forma saggistica con la quale si è trasmesso  al mondo un mondo di sapere

E infine c’è un’altra segnalazione da fare. Le 140 battute costringono…  alla “battuta” o all’aforisma.  Sia la prima che il secondo sono delle folgorazioni, delle scariche elettriche non dei pensieri pensati. Fotografano come dei flash una certa situazione morale e intellettuale, fanno ridere, anche pensare, ma scivolano via come le barzellette. Cioè passano nel dimenticatoio con la stessa velocità con cui sono entrati nella nostra attenzione.  Si ricorda più facilmente l'impalcatura della "Fenomenologia dello spirito" di Hegel che una massima di Chamfort.

La battuta è materiale da comici: certamente  una cosa serissima al giorno d’oggi visto che i comici sono gli unici pensatori che arrivano al grande pubblico e conquistano i parlamenti. Dobbiamo quindi fare molta attenzione: spesso dietro il battutista potrebbe celarsi- parafrasando Robert Musil  - un violento che non avendo a disposizione un esercito si impadronisce del mondo chiudendolo in un tweet.





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