Brodo di coltura

14 Maggio Mag 2013 1441 14 maggio 2013

Ius soli, ius sanguinis? "Vedrò"

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Paul Bourget (1852-1935). Scrittore francese, autore de 'I nostri atti ci seguono' (1927)



I nostri atti ci seguono, scriveva Paul Bourget. Nel caso del Capo del Governo Enrico  Letta (quello del bigliettino passato gesuiticamente all’appena insediato Mario Monti, ove si offriva discretamente collaborazione e altri servigi) si pensava che la nomina della Ministra nera Cécile Kyenge fosse prodromica alla concessione della cittadinanza a chi è nato e ha studiato già da  diciotto anni nel nostro Paese. Insomma si opinava che in questo caso gli atti precedessero: fossero una sorta di introibo ad altare dei.

Macché, pare che il Capo del Governo  abbia il “non possumus” o piuttosto il “non volumus” del partito di Arcore e Gemonio. Per questa ragione mentre egli  ha trovato una parola per tutto nel suo discorso al parlamento (condotto sul tema stilistico "brevi cenni sull'universo"), nulla ha detto in tema di diritti civili,   non solo quelli relativi agli stranieri ovviamente. Ma intanto, come si suol dire,  lui s’è  portato avanti. Come tutti quelli che non possono, non vogliono o non sanno, forse si accontenta delle parole in sostituzione delle cose. O forse ha pensato, in un Paese che già si accapiglia da mane a sera in tivù sulla "svolta del rilancio" e "sul rilancio della svolta" (Arbasino) di introdurre anche il “dibbbattito” (ancora Arbasino) bizantino e le giurisprudenze policrome dello ius soli e ius sanguinis (e si è dovuto zompare in tanti siti e blog a correzione di latinorum “ius solis” e “ius sanguini”).

Tutto questo in un Paese che va a nozze con le cause eleganti ed astratte fin dai tempi di don Ferrante davanti alla peste, mentre i muri rigurgitano di scritte razziste e i migranti neri si alzano al mattino presto, come nelle favole, col piccone in  spalla... Resta la sconclusionatezza e la sventatezza di governanti al di sotto di ogni attesa, giocatori di poker verbale, che ai portatori di aspettative rispondono con un “pagherò” o “Vedrò”.

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