Brodo di coltura

5 Giugno Giu 2013 1449 05 giugno 2013

Perché chi riesce a eliminare i comandati nella P.A fa una vera rivoluzione in Italia?

  • ...

GIuseppe Prezzolini (1882- 1982), autore del 'Codice della vita italiana' (1921)



Vedremo una rivoluzione reale  in Italia quando qualcuno riuscirà a eliminare i “comandati” (ossia gli  impiegati di una amministrazione comandati in un’altra). Non sarà una rivoluzione con le teste infilzate nelle picche, ma qualcosa di sconvolgente davvero per gli italiani che spesso invocano il cambiamento, ma solo  per gli altri. Si scrive comandati ma si  legge “imboscati  con raccomandazione”, rac-comandati potremmo chiamarli,  giacché mai  si ottiene il comando dove si lavora di più  o dove si guadagna di meno. I comandati esistono perché esiste il sottogoverno, che spesso è il vero governo in Italia. E ciò non solo dai  tempi della DC (che ereditava prassi specifiche dal fascismo che a sua volta le ereditava   dall’epoca liberale:  prassi instauratesi con Depretis, quanto meno). Questo tipo speciale di raccomandazione – ottenere un comando è spesso una manifestazione eccezionale di potere da esibire per chi lo riceve e una dimostrazione  di potere per chi lo dispone- è così radicato nella nostra realtà amministrativa che risale quanto meno al  Codice della vita italiana  di Giuseppe Prezzolini (1921): ossia è un fattore noumenico non fenomenico della nostra vita nazionale, attiene al livello della “lunga durata” per usare una categoria storiografica di Fernand Braudel, cioè uno di quei fiumi carsici che attraversano in profondità la nostra vita associata, come il burraco delle signore-bene in provincia – fenomeni, il burraco e i comandati,   assolutamente non scalfiti dagli  eventi  di superficie (évenémentiels li chiamava Braudel) in cui si recita il teatrino della storia.  Ecco perché chi riesce a mettere mano ai comandati fa una vera  e propria rivoluzione.

La gestione dei comandati attiene al  livello occulto del potere; nel senso che chi riesce a seguire le tracce dei comandati seguendo la  catena dei comandi  che si sono succeduti  nel tempo riesce a  capire un’altra cosa: non solo chi dispone i comandi (atto amministrativo) ma anche chi comanda effettivamente (fatto politico, relativo all’esercizio weberiano della Herrschaft, della Signoria del volere,  del potere vero e proprio insomma). Perché sì:  se riuscite  a scoprire l’organigramma informale dei comandati scoprirete la mappa del potere amministrativo in Italia e dunque del potere vero e proprio per certi aspetti, giacché  basta soppesare il potere, superiore talora a quello politico,  che hanno alcune figure chiavi  della Pubblica Amministrazione: il Ragioniere generale dello Stato, il Direttore generale del Tesoro, il Presidente del Consiglio di Stato, il Procuratore generale della Corte dei Conti,  per capire l'entità del fenomeno.

Vedrete che spesso dietro i comandati ci sono i soliti agenti: i parenti (familismo), i politici (clientelismo) o i sindacalisti, spesso i veri deus ex machina della Pubblica Amministrazione: cioè i veri “comandanti” della P.A. (Ovviamente non tutti i sindacalisti, ma includerei subito quelli delle due  sigle sindacali  che hanno più tesserati in essa: e ci sarà una ragione). Ma dunque: perché chi comanda formalmente, ossia il livello palese del potere – poniamo il Presidente del Consiglio o il Ministro della Funzione  Pubblica – non mette mano per esempio ai circa 400 comandati della Presidenza del Consiglio? Per diverse ragioni. La prima perché sa che è come rivoltare una pietra di montagna: non sai mai il verminaio o il vero e proprio nido di vipere che scopriresti. La seconda è che ti devi disporre alla guerra, ossia devi indossare l’elmetto e andare all’attacco. Contro chi? Contro chi comanda davvero, quelli che c’erano prima di te e che ci saranno dopo di te: la struttura, l’apparato, gli organigrammi informali. In terzo luogo perché se inizi la guerra devi sapere chi mettere al posto dei comandati, in altre parole devi saper far funzionare la struttura schivando il potere di interdizione che hanno i comandati e i comandanti nelle strutture che gestiscono, poiché spesso costoro, al fine di garantirsi l’inamovibilità occupano posti strategici e talora vitali. In quarto  luogo perché i governi dovrebbero affrontare il vaste programme (il generale De Gaulle dixit) della Riforma della Pubblica Amministrazione che si rimbalzano da governo a governo come palline di ping pong non sapendo da dove iniziare.  Campa cavallo. (Quand'ero allievo della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione - primi anni '80 - mi diedero da leggere uno straordinario "Rapporto sulla Pubblica Amministrazione" a firma di Massimo Severo Giannini: ecco, basterebbe riprenderlo in mano).  Infine perché la durata dei governi in Italia è effimera come la vita delle farfalle e i governi passano e  gli apparati restano: ma questo i comandanti lo sanno. E ti fregano.

Correlati