Brodo di coltura

9 Giugno Giu 2013 2238 09 giugno 2013

La distruzione dei migliori. Il suicidio di una nazione

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Alcune banche un tempo floride sono al collasso perché avendo forma statutaria cooperativa  esprimono un management indicato dai  dipendenti e dai soci. Puro anacronismo che andava bene nell’italietta umbertina. Nell’epoca della competizione globale esse sono azzoppate dal controllo dei sindacati (verticistica ed oligarchica espressione dei dipendenti) i quali nominano una dirigenza totalmente o parzialmente asservita ai voleri di una piccola cricca di detti rappresentanti dei lavoratori. Il sindacato da un lato distribuisce favori ai dipendenti ma pretende favori dalla dirigenza, e con questo piccolo commercio sono  un freno oggettivo alla conduzione dell’azienda perché antepongono il loro interesse a quello aziendale. E’ successo che  alcune banche non si sono potute espandere perché i controllori-sindacati temevano di perdere il pieno controllo   del loro piccolo regno, e adesso boccheggiano in borsa.

Vi sono altre aziende pubbliche o para-pubbliche al collasso perché decenni di lottizzazione selvaggia, di raccomandazioni, di nepotismi, di pansindacalismo hanno impedito la formazione di un management solido, controllato sì dall’azionista pubblico, ma indipendente e capace. Queste aziende che producono servizi pubblici o anche treni, aerei ecc,  sono sbeffeggiate in questi giorni in Europa in quanto fornitrici di prodotti difettosi e mal funzionanti. Per altro verso tanti organi  del settore pubblico allargato, dai Comuni in su fino al Parlamento e al Senato sono assediati da trafficanti, questuanti e piccoli capataz che hanno distrutto irrimediabilmente il bene comune e portato l’Italia al disastro. E’ facile dire: sono stati loro, ed estromettere dai confini del proprio io la responsabilità di quanto successo. Il disastro cui assistiamo è antico e affonda nel nostro modo di stare assieme e di vivere la cosa pubblica e forse la stessa democrazia. Ha funzionato fin che ha funzionato, anche perché una parte dell’economia veniva sostenuta dalla finanza  criminale e dal sommerso. Ma adesso tutti i nodi stanno venendo al pettine e purtroppo le soluzioni politiche veementi e sconclusionate di leader improvvisati si presentano peggiori del male.

Ora, che un'organizzazione, sia essa una famiglia, una banca, un'intera società, cominci a disintegrarsi e lentamente a declinare fino alla sua estinzione, è un fatto naturale e ampiamente sondato  dai romanzieri  dei “Buddenbrook” ai   sociologi del “Tramonto dell’Occidente”. Spesso il lento declino inizia con la selezione della classe dirigente, dei capi, non solo "fuori" dal merito e dalle competenze, ma deliberatamente "contro" di essi. Ossia "scientemente" l'organizzazione ormai in disfacimento emargina il merito e le competenze, perché i capi, selezionati con tutt'altri criteri (infiltrazioni dall'esterno di "organigrammi informali", poteri occulti, faccendieri,  malavita addirittura visto che siamo in Italia) temono questi fattori, sanno che fanno parte della "ragione" e del tempo lungo aziendale mentre loro vivono nella logica della "forza" e nel tempo breve della spoliazione e della depredazione sistematica.

Che sia il "saturnismo" delle classi dirigenti uno dei fattori principali della decadenza di un'organizzazione come anche degli Imperi addirittura, è fatto che è entrato finanche nella coscienza popolare, la quale con il suo linguaggio figurato si spiega questo fenomeno con il motto: "il pesce puzza dalla testa". Ma è anche la tesi sulla fine dell'Impero romano nientemeno, sì, di Otto Seeck autore di una storia della decadenza del mondo antico come "Ausrottung der Besten", "l'eliminazione dei migliori", ossia il lento disfacimento della élite romana, quella che aveva condotto una piccola città di pastori nata attorno al Palatino (che chiamava "pecunia", da pecora, il denaro!) a conquistare tutto il mondo allora conosciuto.

Comunque la pensiate sulla forza delle élite o su quella delle masse, si deve convenire che le masse senza capi (dai tempi di Mosè) sono cieche e i capi senza le masse sono vuoti: che compito di ogni società è pretendere i "migliori" al governo delle cose, i migliori che non sono i più rapaci e i più darwinianamente adatti, i maschi "alfa" che hanno distrutto Wall Street e l'economia mondiale, ma i Pericle, i kalòs kai agathos, gli uomini armonicamente dotati di forza certo, ma anche di intelligenza, sagacia, discrezione (in senso rinascimentale, come capacità di discernere con dirittura e conformemente alla opportunità), abilità e capacità. Non solo la forza del leone, ma il software dell'astuzia, della ragione sottile. Non solo esprit de géometrie, ma anche esprit de finesse.

La prima cosa da fare per salvarci come Paese è pertanto di dotarci di una “aristocrazia legittima”; di una classe dirigente e non digerente. Abbiamo perso decenni preziosi, dobbiamo invertire subito la rotta: fondare scuole di eccellenza, combattere la raccomandazione, il clientelismo, la corruzione… Vaste programme direbbe il generale de Gaulle, ma non ne abbiamo un altro.

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