Brodo di coltura

6 Luglio Lug 2013 1851 06 luglio 2013

L’eredità tradita dell’Illuminismo. Tre pagine del “Corriere” dedicate alla fede e alla Chiesa…

  • ...

Friedrich Nietzsche. Pensatore illuminista (1844-1900)



Si legge oggi questa “perla” sul giornale della borghesia “laica” italiana (“Corriere della Sera”) a firma di Vittorio Messori: «I tempi del predominio religioso furono definiti “secoli bui”. È successo però che le fiaccole accese per guidare l’umanità verso i nuovi destini, portarono presto al Terrore rivoluzionario, alle stragi napoleoniche (due milioni di giovani europei, il futuro dell’Europa intera, sacrificati alle ambizioni del Córso) e poi, via via, all’esito disastroso di tutti gli “ismi” creati per fugare le orme cristiane: socialismo, comunismo, nazionalismo, fascismo, nazionalsocialismo e, oggi, un liberismo e un libertinismo incontrollati di cui scontiamo le conseguenze».

Si dirà: è Vittorio Messori, che ti aspetti? Però tre-pagine-tre, le prime del giornale, interamente dedicate all’Enciclica  Lumen fidei e alla santificazione di due papi nonché il tono e lo stile degli articoli, tutti tra il giulebboso e l’ acritico-devoto, sul giornale un tempo della borghesia “laica” italiana, fanno pensare, temere forse, che l’offensiva  fideistica delle religioni profetiche ed eristiche nate nel deserto (non solo l’Islam) si prospetta, dopo tre secoli di pensiero illuminista (compreso il prologo panteista spinoziano e quello deista inglese), come il temibile “ritorno al futuro” verso cui siamo sospinti.

Molti di noi sono tranquilli increduli non praticanti che non andrebbero mai a iscriversi ai circoli presieduti fino a poco tempo fa da Margherita Hack (per altro verso “santa” donna) né si accoderebbero acriticamente alle ossessioni pubblicistiche di un Onfray o di un Odifreddi     (ma a quelle molto più dotte, perentorie ed eleganti di un Christopher Hitchens sì) né tanto meno sposerebbero quelle forme di anticlericalismo che già Antonio Gramsci definiva da “osteria”. Anzi - mettendo in conto l'impossibilità di un ateismo per tutti - ritengono la Chiesa cattolica una "centrale etica" e un baluardo contro le teosofie, le sette religiose, le credenze più fantasiose... 
Ma est modus in rebus.

Se il giornale più diffuso in Italia, nato da impostazioni laiche e liberali (quindi “anche” illuministe) si esprime come l' “Osservatore romano”, dobbiamo credere che viviamo in uno Stato semi-confessionale oramai. Tra pii intellettuali  in servizio permanente effettivo, atei devoti, “bigi” che sotto sotto  inclinano al fideismo più che al suo contrario e laici silenti (dove i Norberto Bobbio di oggi? dove i liberali laici?) ogni voce larvatamente critica è sedata e sopita. Non c’è, per dire,  in tre-pagine-tre neanche un’obiezione sensata alla procedura del riconoscimento dei miracoli - a dispetto dei trattati contro le magherie non solo pretesche del “De divinatione" di Cicerone o del “De incantationibus" di Pomponazzi, quindi preilluministi!- messa in moto nel cosiddetto "processo" di canonizzazione. Il cardinale intervistato sull’argomento dice che “non necessariamente gli scienziati (medici) sono cattolici”. Domanda: il giornalista, come pretende il suo mestiere,  ha verificato quel “non necessariamente”? No.

Questo scenario spinge molti pigri non credenti a radicalizzarsi.

Si vorrebbe perciò ricordare en passant a Vittorio Messori che il nesso illuminismo e tutti gli obbrobriosi “ismi” da lui elencati, ivi compreso il nazionalsocialismo, è arbitrario e insussistente sul piano della storia delle idee, oltre che sul piano fattuale storico e della mera logica: come potrebbe un moto di idee come l’Illuminismo generare il socialismo e il suo contrario,  il nazifascismo? E poi, era meglio l’Europa della caccia alle streghe e della Santa Inquisizione o il genocidio di milioni di indigeni amerindi compiuto sulla punta degli articoli di fede da cattolicissimi Conquistadores? O si può ascrivere in conto della fede il cumulo di milioni di morti delle “guerre di religione” che afflissero l’Europa fino ai tempi di Voltaire? O, tuttora, l'antilluministica  pena di morte prevista da un preciso  articolo del Catechismo della Chiesa Cattolica?

Insomma,  è con immenso fastidio che ci  si vede ricacciati in una controversistica religiosa ultradefunta,  che è asfissiante perché ovvia, sdata e senza possibilità di composizione  - poiché chi crede continuerà a credere e chi non crede a non credere-  ma  che diventa doverosa  anche se automatica nelle repliche “canoniche”.

Ma si vorrebbe andare avanti. C’è tutta una corrente di studi soprattutto in Inghilterra (a seguito di  Margaret Candee Jacob che ha inventato il termine e la nozione di "radical Enlightenment") che ha “lumeggiato” è il caso di dire il rapporto stretto tra democrazia (altro che “ismi” boia) e idee progressiste, nate tutte dalla rottura della teologia violenta  dei secoli bui grazie soprattutto all’Illuminismo radicale.

Nel libro abbastanza recente di Jonhatan Israel (Una rivoluzione della mente. L’Illuminismo radicale e le origini intellettuali della democrazia moderna,2011, Einaudi) tutto ciò è ampiamente discusso e dimostrato se il termine non suonasse offensivo per gli adoratori della Madonna di Lourdes (quale Missori è),  libro di cui, per velocità, riporto il risguardo di copertina: “ Democrazia, libertà di pensiero e di espressione, tolleranza religiosa, libertà individuale, autodeterminazione politica dei popoli, uguaglianza sessuale e razziale sono concetti che innervano le nostre società moderne. Ma se oggi questi ideali non sembrano più radicali, la loro origine è stata invece molto radicale - molto più di quanto alcuni storici siano ancor oggi disposti a riconoscere. In questo libro Jonathan Israel, uno degli storici più importanti del Secolo dei Lumi, rintraccia le radici filosofiche  di queste idee nello strato meno conosciuto del pensiero illuminista, in quello radicale, maturato in opposizione all'Illuminismo moderato che dominava l'Europa e l'America nel XVIII secolo (e che in fin dei conti continuava a salvaguardare ampi privilegi per i gruppi al potere: ecclesiastici e nobiliari). Viceversa l'Illuminismo radicale rifiutava di accettare una gerarchia sociale ordinata da Dio e una sanzione divina del potere monarchico e dei privilegi nobiliari, a tutto vantaggio di quelle tendenze livellatrici ed egualitarie delle quali ancor oggi beneficiamo”.

Infine,  mentre anche nei paesi arabi, dove non si è mai sentito parlare, purtroppo, né di Illuminismo né tanto meno di “Illuminismo radicale” si vuole godere dei frutti della modernizzazione di sicure origini illuministe e dunque Occidentali e Occidentali proprio perché Illuministe (bersi  una birra in santa pace, limonare con la propria ragazza, ascoltare una canzone rock,  rispettare la donna e considerarla pari, difendere il diritto delle  minoranze sessuali, votare chi ti pare e non solo il solito mullah ecc ecc) in Italia  sembriamo ricacciare indietro i doni che l’Illuminismo ci ha dato.

“Chi crede non è arrogante ma umile” riporta il "Corriere" a pag. 2. Non sembra. Chi crede non sarà arrogante, ma sicuramente  ficcante e, a differenza del laico,  in continua tentazione  di colonizzare le altrui menti.

Concludo queste note riportando il pensiero di un filosofo  cui l’Enciclica papale (leggiamo nel resoconto di Luigi Accattoli a pag. 3) dedica un capitoletto, ossia Friedrich Nietzsche, l’illuminista Nietzsche di “Umano troppo umano”.

Bisaccia dei metafisici- «A tutti coloro che millantano la scientificità della loro metafisica, non bisogna affatto rispondere; basta tirare il fagotto che essi tengono alquanto timorosamente nascosto dietro il dorso; se si riesce a scioglierlo, vengono alla luce, a loro rossore, i risultati di questa scientificità: un piccolo caro Domineddio, una graziosa immortalità, magari un po' di spiritismo e in ogni caso un confuso ammasso di miserie da poveri peccatori e di farisaica alterigia». Friedrich Nietzsche: "Opinioni e sentenze diverse" § 12. “Umano troppo umano» vol.II. Adelphi, 1979.

Correlati