Brodo di coltura

31 Luglio Lug 2013 2016 31 luglio 2013

De Gregori e l’intervista del disamore per la sinistra sul Corriere di oggi

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Nel nostro tempo e nel nostro Paese  in cui l'opinione di un cantante o di un comico suscitano levate di scudi e lacerazioni  più di un libello di un maître à penser succede che gli entusiasti e gli scontenti si dividano negli schieramenti e dividano l'orientamento delle opinioni tra giubilo e riprovazione.

Ma accade  soprattutto, quando per tutta una vita hai strizzato l'occhio ai convertiti e hai lucrato sui dividendi del posizionamento di area,  che non appena rivendichi autonomia di giudizio - quella che avresti dovuto attestare davanti alle platee ululanti e con gli accendini accessi - tutto il tuo mondo ti si rivolti contro. Meglio sarebbe stato, forse, ciò che è intellettualmente più onesto, ossia grattarsi le proprie ulcere esistenziali o prendere posizione con o contro il proprio tempo, ma da autonomi cantori in sé e per sé, indipendenti e liberi, rivendicando a ogni piè sospinto la propria assoluta libertà e di essere apprezzati solo per l'arte e non per la politica. Essere sgradevoli, non assecondare il mainstream dei luoghi comuni e delle idee ricevute e rifiutarsi di riscaldarsi al calduccio delle appartenenze.

Moravia in una vecchia intervista ("Intervista sullo scrittore scomodo" a cura di Nello Aiello, Laterza, 1978) rivendicava per sé il soddisfacimento artistico delle proprie “metafore ossessive” (il sesso perlopiù) delegando le “prese di posizione” - contro la bomba atomica per esempio - ai campi esterni al proprio ambito artistico, convinto che l'unico impegno dell'artista è quello verso la propria arte. Adesso però, i disancoramenti e i disinnamoramenti (a fine carriera, dopo lo stacco di dividendi e riscossioni di cedole e strizzatine d'occhio), lasciano indifferenti come sempre gli apoti, ma attizzano sospetti e destano malumori nella truppa dei vecchi credenti.  Ma anche costoro hanno i loro torti: quando hanno apprezzato l'artista per il suo schieramento e posizionamento e non per la sua arte, quando hanno giudicato secondo principi esterni all'arte e non l'arte con l'arte (se non l'arte per l'arte), apprezzata o rifiutata sì, ma solo iuxta propria principia. Sarà stato meglio allora il lirismo canoro sorgivo e rionale dei cantanti alla Wess & Dori Ghezzi che non ti hanno voluto spiegare il mondo con un giro di do?  In ogni caso meno pericoli di delusione e disincantamento offre l'autonoma e indipendente  libertà artistica: parlare ed esprimersi solo attraverso di essa e lasciare fottersi tutto il resto…

Infine: il Pd, la sinistra, il centro sinistra, il PCI, il PDS, i DS,  tutto quello che vuoi, caro De Gregori,  hanno le loro sacrosante responsabilità, ma un intero popolo che si fa ammaliare da un miliardario insincero e un po’ lubrico, possibile che sia totalmente innocente?

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