Brodo di coltura

14 Settembre Set 2013 1943 14 settembre 2013

Meditazione davanti a una torre saracena

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Di fronte al mare nativo, oggi incredibilmente violetto con sfumature di smeraldo, lungo tutta la costa ionica da Messina a Capo Passero, si situa  una lunga catena di torri saracene. Una a Roccalumera, un’altra a Capo  Sant’Alessio, a Catania sul lungomare, e poi più giù fino a Cassibile, a  Siracusa e a Pachino. Servivano per avvistare i saraceni. Che arrivavano da mare con i loro turbanti  e le spade ricurve, urlavano  in un conflitto di aspirate (“Parli arbu”, si dice ancora  in Sicilia quando uno parla una lingua incomprensibile) ordini secchi e rudi, e la leggenda  (e forse anche la storia) vuole che venissero a rapire le ragazze o i giovanetti, le prime per chiuderle nei loro serragli,  i secondi  per metterli ai remi, per trasformarli, una volta convertiti alla religione di Allah, in feroci giannizzeri.

Dopo quasi mille  anni che sono stati respinti indietro da altri invasori venuti dall’Europa fredda,  questi ultimi alti, biondi, con spadoni lunghi come durlindane  e vesti dai colori accesi (blu cobalto,  giallo cotto, cremisi) come quelli delle loro vetrate gotiche, ecco che gli invasori di prima, i saraceni, arrivano ancora ma su barconi maleodoranti, intabarrati come i loro avi, ma non più fieri e spietati. Sono macilenti  e sconfitti dalla storia. Benché noi, da quest’altra parte,  non siamo un Occidente vero e proprio, ma un Oriente contraffatto (déguisé  direbbero  i nostri avi Normanni) tuttavia è indubbio che siamo sotto il segno della Croce. Siamo Cristianità e Occidente di frontiera, ma Cristianità e Occidente a tutti gli effetti. La Croce qui la Mezzaluna lì: la simbologia inequivocabile e la semplificazione brutale  delle civilizzazioni culturali, quelle della Longue durée di  Fernand Braudel e delle Annales.

Indubbiamente  siamo cristianità e occidente: mangiamo carne di maiale (formidabile la salsiccia al ceppo di queste parti) beviamo del buon vino scuro come il sangue dei bastardi che siamo,  concludiamo il pranzo con l’alcol puro del limoncello. Le nostre ragazze vanno in bici scosciate e con il seno ballonzolante: aeree, eleganti, libere e belle.  Certo che questi saraceni che arrivano sono davvero ridotti male: intuisci  che i mullah hanno lavorato di fino nei loro cervelli e ipotecato loro ogni futuro e ancora vorrebbero continuare a farlo, tra alauiti, sciiti, sunniti, salafiti, qaedisti in conflitto tra loro come noi ai tempi di Elisabetta I e Maria Stuarda o ugonotti e cattolici prima dell’editto di Nantes. Del nostro clero, che a me  è sembrato sempre invasivo, debbo dire che o non ha avuto la loro forza, o è stato più debole perché  siamo stati più forti noi “fedeli” a imporre il nostro punto di vista: primo fra tutti che il sesso lo facciamo come, quando e con chi  ci pare. A ogni modo sembra risiedere ancora qui, come nell’anno Mille,  o  come sempre, l’enigma della storia: religioni, invasioni, emigrazioni,  popoli che si sovrappongono a  popoli. Solo per un momento c’eravamo illusi che il conflitto fosse  tutto dentro la lotta di classe, e invece siamo tornati ai tempi di Henri Pirenne, di  Mahomet et Charlemagne, o forse non ci siamo mai mossi da lì.

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