Brodo di coltura

24 Settembre Set 2013 0838 24 settembre 2013

Lo spot di Mediaset

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Sono state spesso rimproverate a Massimo D'Alema le parole pronunciate  il 4 aprile del 1996, durante la visita agli studi di Cologno Monzese: «Mediaset è una risorsa per il Paese». Sono state interpretate spesso come la prova provata di una complicità di fondo con il Cav., del famigerato inciucio.  Io invece le approvo e dico che è il minimo che il Massimo potesse dire. In un Paese tendenzialmente luddista e tanto bilioso da volere l'annichilimento dell'avversario fino alla vendita dell'argenteria, affermare la neutralità e l'estraneità di una impresa (che pure è stata piegata ai voleri politici del proprietario e che è stata al centro del suo complesso "impero dei segni") significa che solo  nella Sinistra storica c'era qualcuno che sapeva e sa cos'è la politica. Con eccesso di realismo forse e con una punta di cinismo anche, ma che sa distinguere ciò che deve essere integrato nella lotta politica e ciò che ne deve essere escluso. E una impresa industriale che muove capitali e che dà lavoro ne deve essere certamente esclusa, tanto più che oggi ci lamentiamo che interi comparti dell'industria nazionale stanno per essere svenduti a stranieri. Difendo Mediaset come risorsa per il Paese,  io che non ho mai, dico mai,  visto una trasmissione Mediaset per più di dieci minuti da quando è nata. L'ho sempre ritenuta la televisione dal palinsesto delle 4 "c": calcio, cosce, canzoni e cazzate, cui si si è aggiunta di recente, la quinta "c": comizi (vedi le videocassette del Caro Leader). Ma che vuol dire? Neanche i Pavesini mangio, ma mai mi augurerei come dicono a Brescia che l'azienda che li produce vada  a birolù, ossia a rotoloni.

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