Brodo di coltura

12 Ottobre Ott 2013 2351 12 ottobre 2013

Cruciani e "La zanzara". Liberalismo e ortaggi

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Ancora non m’ero fatto la mia playlist di oltre 400 canzoni degli anni ’60-’70-‘80 in chiavetta USB e perciò i lunghi tragitti in macchina al ritorno dal lavoro da Sondrio o da Lecco verso Milano erano coperti dall’ascolto della “Zanzara” di Radio24 di Giuseppe Cruciani, in quegli anni non ancora affiancato da David Parenzo che fungesse da controcanto di sinistra rispetto all’ispiratore della trasmissione, ritenuto dalla direzione di Radio24 evidentemente di centro destra.

Ma era di centrodestra Cruciani? Mah, se lo era lo nascondeva molto bene, attento a non scoprirsi. Uscito da quell’incubator di destrorsi (Quagliariello, Straquadanio, Della Vedova prima facies) che è il Partito radicale (pardon “Radicali italiani”) Cruciani non voleva apparire né di destra né di sinistra. Ricordava quel personaggio di Stefano Satta Flores in “C’eravamo tanto amati” di Scola che si definiva “oltre” (“Ah più oltre!” perciò lo apostrofava Nino Manfredi). Collaboratore di “Panorama” (non certo quello di Lamberto Sechi ma quello del sottopancia berlusconiano Mulè), estensore di un libretto magnificatore dell’assurdo progetto Ponte di Messina di berlusconiana memoria, potrebbe essere definito un belusconiano larvato (“Larvatus prodeo”, ricordava Decartes) ramo genieri e pontieri. Shakerate tutto questo e avreste quello che Cruciani si ostinerebbe a chiamare liberalismo. Uomo di sedicenti liberali principi, ridanciano, cinico, “al di là del pene e del male” si direbbe, non si stupiva di nulla, rideva di tutto il teatrino della politica italiana, tirandone una specie di bagaglino radiofonico sguaiato e con molti lanci di ortaggi reciproci.

Rideva di tutte le scempiaggini di Berlusconi, ritenendole ovviamente cose lievi e situazioniste, al massimo dei sottoprodotti di quell ‘opera pop che il Cavaliere era secondo Ferrara, ma lo sentii indignarsi una sola volta quando un cretino di sinistra lanciò una canzonetta oscena contro Berlusconi e la fece cantare a dei bambini. Ebbene Cruciani ringhiò come non mai in tutta la sua carriera radiofonica mentre aveva ridacchiato quando il parlamento votò  per la verosimiglianza della storiella della Ruby nipotina di Mubarak.

Mollai la trasmissione quando sentii Cruciani confessare candidamente che non conosceva il film “Umberto D” di De Sica (“Mai sentito!”). Può capitare eh: ma per me era ormai un uomo con un altro paradigma estetico, oltre che politico. Quest’ultimo paradigma, quello politico intendo dire,  diverso dal tuo lo puoi sopportare, ma un intellettuale con tutt’altri voltaggi estetici ti è estraneo come uno sconosciuto della metropolitana. Quando accade questo, che scopriamo di avere tutt’ altri Pantheon, si dice che una generazione è passata. Ed è vero: allora cominciai a preferirgli la radio che forse il bieco  target generazionale mi assegnava: “Radio Zeta” e il mitico Angiolotto di “Revival”!

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