Brodo di coltura

18 Ottobre Ott 2013 1755 18 ottobre 2013

Orson Welles e la circolazione delle élite in Italia

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In qualsiasi assetto sociale, le élite si selezionano autonomamente secondo meccanismi implacabili  di forza, di audacia, di sprezzo delle  regole e dei principi morali, di cinismo, di talento, di fortuna;  tutti elementi che singolarmente o combinati tra loro portano i suoi componenti al successo e al predominio sugli altri membri del  proprio ambito specifico - quello del denaro, del sesso, del sapere, del potere in genere compreso quello politico-istituzionale e criminale -  e quindi sull’intero corpo sociale.

Ma alla lunga,  le élite  si relazionano tra di loro, si frequentano e si scambiano favori incrociati. Entrano in circolo. Basta, per convincersene che funziona proprio così,  leggere  i nostri pensatori primo Novecento, Mosca, Pareto, Michels che la sapevano così lunga sul tema che un ex trotzkista  americano diventato il padre putativo di tutti i conservatori e neocon di tutto il pianeta, James Burnham,  dedicò loro un libro intitolandolo  The Machiavellians (1943),   perché si sa:  chi dice le cose come stanno quanto meno è machiavellico.   (Giuliano Ferrara, che ci gode in quest’ambito di rinnegati e di omaggiatori di ogni potere, spesso fa riferimento sia al machiavellismo come ai neocon, ultimo suo approdo intellettuale e, pare, porto sicuro di ogni ex di sinistra).

L'élite sessuale si scambia con l'élite del denaro o del potere in genere (politico, economico, religioso, istituzionale ecc) e tutte costituiscono le vette dell'assetto sociale di un  particolare momento storico. Per questo non è difficile trovare nei luoghi turistici rinomati o nei locali di lusso sia l’uomo politico che il gangster come la grande Escort (si dice così adesso) seduti vicini di tavolo o addirittura allo stesso tavolo. Scoprire che sono in relazione la grande Meretrice Circassa con il grande Puttaniere Finanziere  o il gigolo (lo chiamano toy boy adesso) con la donna danarosa  fa parte del gioco che da sempre si gioca nel mondo: lo scambio sesso-denaro, poi,  è il più praticato  dai tempi di Semiramide.

Proprio questi scambi interessano da sempre i romanzieri. E se ci si fa caso gli elementi di base: sesso, denaro, fortuna sono le ossessioni non solo dei romanzieri ma anche degli astrologi che stilano gli oroscopi. Sono i fondamentali. Basta aprire a caso un libro di Balzac o Zola (ve ne prego) e vi troverete il nostro mondo, quello di oggi, quello che sta sulle copertine dei settimanali.  La grande Cocotte con il grande Magnate, il grande criminale con l'alta borghese, il puttaniere compulsivo e la velina in calore, Vidocq con Madame de Bargeton nello stesso romanzo, attablés assieme da Fortunato al Pantheon.  Tutto già scritto: Nanà è in mezzo a noi e si chiama Francesca Pascale o Michelle Bonev.

Ciò che però costituisce un unicum nella nostra società italiana e fornisce spettacolo al mondo, è che le regole del gioco con cui si selezionano le élite sono per nulla  somiglianti  a quelle che sovrintendono alla selezione delle élite in altri paesi occidentali - certamente ingiuste e crudeli come tutte le regole destinate a selezionare superiorità sociali. Da noi tali regole selettive sono molto  somiglianti  invece al semplice  e furbesco rubamazzetto. Nessuna scuola di élite da noi tranne quelle due di papà, a meno che non consideriamo tale le feroci scuole di vita che sono la strada, la banda, la cricca. Nessuna selezione secondo principi regolatori fissati una volta per tutte. La nostra società è governata dal caso e dal caos. Ma è proprio la nostra base morale che faceva saltare di gioia gente come Orson Welles che ci amava e forse ci detestava (come Stendhal) ma che faceva mostra di adorare il nostro modo di stare al mondo vigente fin dai tempi del Rinascimento. Un clima morale di perenne e universale corruzione ma fecondo concime  per il terreno di coltura dei geni, dei grandi talenti. Celebre è a tal proposito la battuta del cineasta americano inserita nel film Il terzo uomo(1949) “ In Italy for 30 years under the Borgias they had warfare, terror, murder, and bloodshed, but they produced Michelangelo, Leonardo da Vinci and the Renaissance. In Switzerland they had brotherly love—they had 500 years of democracy and peace, and what did that produce? The cuckoo clock."(In Italia, sotto i Borgia, per trenta anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos'hanno prodotto? L'orologio a cucù).

A parte il fatto che dalla  Svizzera oltre gli orologi a cucù sono venuti fuori geniali architetti come Borromini, pedagogisti preclari come Rousseau, Pestalozzi e Piaget, scrittori deliziosi come Dürrenmatt,  come anche, per venire ai giorni nostri, temibili multinazionali  che si vorrebbero  pappare tutta  la nostra Nutella, occorre dire che questo entusiasmo intorno al nostro brago morale vorremmo in qualche modo fosse condiviso con chi pronuncia questi complimenti: un po’ di morte negli ospedali con le pinze nelle panze anche per loro,  un po' di governanti che senza essere svizzeri fanno cucù nei consessi internazionale, un po’ di casino creativo dappertutto.

Se è proprio vero che il pittoresco non è altro che il quotidiano degli altri, vorremmo, una volta usciti dal quadro dei Borgia, una classe dirigente degna di questo nome e non più una classe digerente.

Vorremmo scambiare il nostro  straordinario  pittoresco con il semplice quotidiano degli altri.

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