Brodo di coltura

19 Ottobre Ott 2013 1146 19 ottobre 2013

La selezione delle élite in Italia. Qualche cattivo esempio

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Un bravo dirigente deve, nella mia visione del mondo, saper fare bene pochissime cose: leggere, scrivere, far di conto, e in ultimo saper eleggere le persone, ossia ancora una volta saper  "leggere" le e nelle persone di cui si circonda. Molti aspetti della realtà che si è chiamati a dirigere spesso si presentano sotto forma di rapporti, di dossier, di “rogne” che appaiono quasi sempre  o in forma scritta o sotto forma di bipede umano.  I problemi se sono nelle cose li devi saper leggere, ma se sono negli uomini devi avere affinate altrettante capacità di “lettura”. Si potrebbe dire secondo il principio burocratico austriaco (sistema organizzativo che  ha generato ottimi funzionari -dirigenti per secoli) che poiché quod non est in actis non est in mundo così le polimorfi  modalità del visibile ti si appalesano spesso in forma scritta, da qui  la necessità di leggere, di saper leggere ovviamente, perché spesso il diavolo si annida nei dettagli e perciò se non sei capace di snidarlo subito sei perso.

Il termine francese di élite deriva dal latino eligere, eleggere, scegliere. E saper scegliere  le persone è la modalità più insidiosa dell’arte del comando.  Nasce dal fatto che siccome non puoi fare tutto tu, devi saper delegare, ossia scegliere le persone che faranno insieme a te il lavoro ad maiorem Dei gloriam. Ossia non per te, ma per l’esercito, la ditta, la chiesa. Basta dare uno sguardo alla storia e si vedrà che Napoleone, nella sua prima fase di ascesa al potere, seppe circondarsi di  Marescialli  superlativi.  A costoro, che selezionava secondo il principio meritocratico, diceva che per lui, Napoleone, “ogni soldato ha nello zaino il bastone di Maresciallo”. Il Corso  si perse infatti quando cominciò a scegliere non secondo questo principio, ma  seguendo  quello familistico.  Sistemò fratelli e sorelle.  C’è un celebre quadro di David che lo ritrae nell’incoronazione a Imperatore dove è circondato da parenti più che da Marescialli. E' stato l'inizio della sua fine.

Saper scegliere le persone resta dunque  l’arte più difficile e più quintessenziale della direzione di qualsiasi cosa. Ma in effetti per scegliere devi saper leggere  innanzi tutto dentro te stesso: più che conoscere gli altri si tratta infatti di conoscere te stesso. Quale opinione hai di te stesso quando scegli un altro? Ti conosci abbastanza? Hai seguito il precetto dell’oracolo di Delfi del “Conosci te stesso”? Perché l’altro è la pietra di paragone di te stesso allo stesso modo in cui tu sei  il regolo con cui misuri l’altro.  Se sei tanto intelligente capirai a volte che colui che tu misuri ti eccede, e tu saprai comunque indirizzarlo. Per saper scegliere, quantomeno, devi “capire”, “comprendere”  l’altro nel senso letterale del termine, ossia lui deve poter stare dentro di te, dentro la tua sfera dell’io. Per cui è necessario che tu sia tanto grande da saper “comprendere” dentro di te una persona altrettanto grande. Se sei piccolo sceglierai dei piccoli. Ecco perché è necessario che al vertice ci siano i grandi e non i piccoli.

Non conosco  altro sistema per selezionare l’eccellenza e  per rendere eccellenti le organizzazioni.

Adesso ponete mente a quanto accade invece nella realtà italiana. Vi aiuto postandovi un pensierino di una persona a me molto cara, tanto affine  nel sentimento e nell’intelletto  da sembrare mia figlia.

Scrive Emma. Appunti per un glossario di sopravvivenza lavorativa. "Rinforza le tue competenze manageriali, impara a delegare". Traduzione:  ti sarà dato uno sfigato sottoposto al quale imporre senza ragione, senza utilità e senza logica alcuna una serie di cose ridicole e inutilmente vessatorie da fare, perché in questo Paese di quaquaraquà  il tuo essere capo si misura non sul rispetto indotto dalle tue competenze, ma sul timore irrazionale e confuso dei poveracci che ti capitano sotto mano.

Per molti aspetti in questa semplice osservazione c’è il dramma del nostro Paese. Oggi, anno del Signore 2013.

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