Brodo di coltura

25 Ottobre Ott 2013 1045 25 ottobre 2013

Sulla cultura orale italiana

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Alberto Lupo e Mina interpreti della canzone 'Parole, parole'



Sul "Corriere " di ieri Alberto Alesina, in una rassegna delle cause che determinano l'interminabile crisi italiana, scriveva: "Ma anche gli italiani avrebbero le loro colpe: si starebbero adagiando a chiacchierare con i loro innumerevoli telefonini, a guardare la tv, senza leggere neppure un libro all'anno".

Vecchia solfa, eppure è una questione molto semplice da spiegare.  L'abitudine alla lettura nei paesi dell'Europa fredda venne incoraggiata a partire dal XVI sec. grazie al principio cardine protestante, in polemica con la Curia romana,  dell'accesso diretto del fedele ai testi sacri. Così in Inghilterra i bambini imparavano a leggere sul "Prayer Book"  che era in tutte le case  e in Germania sulla Bibbia già tradotta da Lutero in tedesco e uscita tra il 1522 e il 1532. In Italia benché la prima Bibbia fosse stata tradotta già nel 1471 (Malermi) e da Brucioli (1532), e in seguito da Diodati (1607) questi ultimi dei protestanti, non venne mai adottata  dal cattolicesimo nella liturgia e nella lingua dei parlanti se non negli anni successivi al 1963, dopo il concilio Vaticano II e con traduzioni controllatissime che si rinnovano piuttosto spesso. L'ultima versione CEI è del 2008.

Fino al 1965 (la prima messa in italiano fu celebrata da Paolo VI il 7 marzo di quell'anno) il prete diceva la messa voltato di spalle e in latino, una lingua che nessun fedele del popolo comprendeva (da dove la leggendaria  Donna Bisodia su cui fantasticava il popolo - dona nobis hodie ecc). La ragione era quella di impedire un accesso diretto ai testi sacri e la salvaguardia del "mediatore culturale", ossia il prete.  Il risultato è stato lo scoraggiamento per secoli  della  lettura nel Paese che dopotutto aveva dato vita all'Umanesimo e alla filologia. Non restò come forma privilegiata di comunicazione che l'oralità, la parola del teatro e della Commedia dell'arte e il canto. E con quella potente oralità ci siamo espressi fino a oggi. L'Opera e la declamazione lirica è la nostra forma privilegiata di comunicazione: sostituisce il silenzio e il raccoglimento della lettura e il romanzo.  In Italia ci sono 160 telefonini per 100 abitanti.  Ecco spiegato anche il successo straordinario del karaoke. Esprimendoci attraverso la poesia e  il canto (da dove il petrarchismo endemico e le "spremute di cuore" dei cantautori e dei cantanti con l'ugola all'olio di oliva), non c'è da stupirsi che quando muore un cantante ci sia il lutto nazionale. E' la specificità della nostra cultura, in senso antropologico, ossia di "modello culturale" e di personalità di base di una comunità secondo le suggestioni di Ruth Benedict ... Siamo fatti così. E' un bene? E'un male? E' l'Italia!

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Riferimenti bibliografici per approfondimenti:

Leggere di Gigliola Fragnito,  La bibbia al rogo. La censura ecclesiastica e i volgarizzamenti della scrittura  (1471 - 1605),  Il Mulino, Bologna 1997;  Proibito capire. La Chiesa e il volgare nella prima età moderna, Il Mulino, Bologna 2005;  Cinquecento italiano. Religione, cultura e potere dal Rinascimento alla Controriforma, Il Mulino, Bologna 2011. Di Ruth Benedict, Modelli di cultura, Laterza, Bari 2010 (1a ed. 1934      -P.s. Ringrazio l'amico Beppe Vandai per la segnalazione dei libri della Fragnito, libri che ho provveduto già a prenotare presso l'efficientissimo  "Sistema bibliotecario Nord Est Milano").

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