Brodo di coltura

5 Novembre Nov 2013 1244 05 novembre 2013

L’Olanda, il calvinismo, i finestroni, il Grande Fratello e gli scuri di Sicilia…

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Devo partire per l’Olanda. Mi documento perciò. In un sito che sembra saperla lunga trovo scritto che «per i turisti, quella delle case che parlano, che raccontano storie attraverso le finestre, è cosa sorprendente: è impossibile non curiosare, non ammirare la bellezza di certi interni, non chiedersi se si tratta di un caffè o di un’abitazione privata. mi hanno spiegato che questa consuetudine ha origini calviniste. nel calvinismo la confessione non è obbligatoria, è un atto privato. per questo motivo l’individuo fa mostra del suo quotidiano e, senza timore, ti dice, attraverso le finestre che nulla nascondono: ecco, questo sono io. puoi vedermi nella mia intimità, sei testimone della mia condotta, non ho nulla di cui vergognarmi.
e infatti li vedi magari che si lavano i denti in salotto o che si tagliano le unghie dei piedi sul divano o che si rollano una canna o che guardano la tivù.».

Mi fermo una attimo e penso: e se trovo dei finestroni così larghi anteriori alla Riforma Protestante, poniamo anteriori al 31 ottobre 1517 (Wittenberg) come la mettiamo? Ma poi penso ancora: nel Belgio fiammingo, a Bruges/Brugge, a Gand/Gent, Anverse/Antwerpen ci sono gli stessi finestroni. Eh già! C’è un particolare: nel Belgio flamand… sono cattolici! E dunque: cosa c’entra il protestantesimo con i finestroni se anche i cattolici fiamminghi adorano sia la confessione (entrate nella cattedrale di San Bavonio a Gand) che i finestroni?

Non è che per caso la ragione sia climatica, di giorni-luce anno? C’è chi sostiene che il format televisivo “Il grande fratello” non poteva nascere che in Olanda (infatti è prodotto dalla società televisiva olandese Endemol che lo ha esportato in tutto il mondo), per via del fatto che in quel Paese si è già avvezzi a spiare la vita degli altri prima che nei reality nella realtà attraverso quei grandi finestroni delle case spalancati sulla pubblica via, che offrono squarci di vita alla mercé dello sguardo di tutti. E questi finestroni, con grandi vetri a quadri, sono il risultato di una architettura che deve avvantaggiarsi il più possibile della luce solare così scarsa in un paese umido e avvolto nelle brume per molti mesi dell’anno (mentre nei paesi mediterranei avviene tutto il contrario e ci si difende dal sole con scuri, persiane e veneziane ma si spia ugualmente la vita degli altri in maniera più obliqua e contorta, vedendo non visti)…

Quindi la ragione dei finestroni è probabilmente climatica. Ricordo di aver letto nella Philosophie de l’Art di Hippolyte Taine che i Paesi con scarsa luce, e Taine citava espressamente Venezia e l’Olanda -  hanno sviluppato una pittura furiosamente colororista. Mentre al contrario  nei Paesi mediterranei la pittura a olio dello stesso periodo è cupa e buia. C’è un nesso insomma tra ciò che ti manca e il desiderio di riprodurlo in letteratura e in pittura e di ignorarlo invece,  in Arte e in Letteratura, quando ce n'hai tanto nella vita di tutti i giorni?   E forse conta molto di più di quanto si soglia ammettere il secondo elemento della trimurti di Taine: race, milieu e moment. Il milieu, l’ambiente. Tenerne conto adesso che si va in Olanda, un paese che ha vissuto e ha prosperato a dispetto dell’ambiente.  Ed è diventato un  grande Paese.

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