Brodo di coltura

12 Novembre Nov 2013 0947 12 novembre 2013

Nietzsche e la donna

  • ...

Harriet Bosse, terza moglie di Strindberg



Leggiamo in "Umano troppo umano" di Friedrich Nietzsche questo aforisma imbarazzante: «In ogni epoca la donna perfetta è l’ozio del creatore al settimo giorno della civiltà, il riposo dell’artista nella sua opera» (battuta che tornerà nello “Zarathustra”) che ci conferma in un giudizio sul pensatore tedesco, per altro verso straordinario, che da sempre ci frena nell'entusiasmo pieno. Perché uno degli aspetti più caduchi della riflessione di Nietzsche "moralista" è proprio  quello che verte intorno al rapporto uomo-donna. Lì il filosofo lancia-massime, lo scrittore che ha scelto l’aforisma piuttosto che il pensiero sistematico, mostra tutte le sue inadeguatezze. Che sono innanzi tutto storiche, cioè legate al suo tempo, al suo ambiente, ma anche  alla sua psiche di uomo del tardo Ottocento, alle sue psicopatie spirituali.


Chi ha letto il classico  “L’amore e l’Occidente” di Denis de Rougemont ha appreso che il rapporto uomo-donna in Occidente non è dato una volta per tutte  in quella maniera metastorica cui l’aforisma nella sua icasticità rimanda ("in ogni epoca" dice Nietzsche), ma è appunto sottoposto a una dialettica storica: dall’amor cortese alle reginette della fellatio di oggi (coyright di Philip Roth “L’animale morente”) c’è una evoluzione naturale come dire unitaria, ossia all’interno della cultura occidentale. Ma ciò che era la diade uomo-donna  tra i castelli della Provenza, nelle case borghesi dell’Ottocento o al giorno d’oggi, nella prateria della libertà sessuale, fa parte di una modalità non eterna, data una volta per tutte, dell’incontro dei due sessi, ma rimanda a una fenomenologia  storica appunto dove natura e civiltà si incontrano e si scontrano nello sviluppo del tempo: oggi è così domani chissà.

Leggiamo ancora: «La forza spirituale di una donna è dimostrata nel modo migliore quando sacrifica, per amore di un uomo e del di lui spirito, lo spirito proprio e tuttavia nel nuovo campo originariamente estraneo alla sua natura, in cui il modo di pensare dell’uomo la spinge, ‘subito’ le cresce un ‘secondo spirito’», oppure una donna che dà soddisfazione al suo desiderio sessuale si ‘abbasserebbe’ di fronte a se stessa (§ 273, cito da Friedrich Nietzsche, "Opinioni e sentenze diverse" . “Umano troppo umano» vol.II.).

Ebbene tutti questi aforismi certificano che Nietzsche era totalmente fuori strada, non dico che non era arrivato a prevedere (come avrebbe potuto?) il tipo di donna libera e disinibita di Philip Roth, ma non presagiva nemmeno ciò che Ibsen nella Nora di "Casa di bambola" (che è del 1879 mentre "Umano troppo umano" di appena un anno prima) o Strindberg giusto dieci anni dopo (“La signorina Giulia” è del 1888) nella stessa area dell’Europa fredda avrebbero visto nelle donne vere, fisiche, non metafisiche che stavano loro accanto. Ossia la donna che esperisce sia la vita dei sensi che quella dello spirito in totale autonomia e che è disposta a pagare i propri pegni al dominante mondo maschile: fatto mentale inedito, storicamente, e che solo nel secolo successivo troverà il nome di "emancipazione femminile", ossia una delle rivoluzioni più sconvolgenti nella mentalità e nello  spirito pubblico occidentali.

Correlati