Brodo di coltura

18 Novembre Nov 2013 0919 18 novembre 2013

Su Nichi Vendola e Giuliano Ferrara. La predica e il pulpito

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“Mi scuso con il mio popolo. Al telefono con Archinà, portavoce dei Riva dell’acciaieria di Taranto, avevo un tono di indecente intrinsechezza, una intimità un po’ oscena fra potenti, alle spalle di un giornalista rompicoglioni. Ho sempre predicato e trasmesso valori rovesciati rispetto a quell’immagine che mi è esplosa contro con anni di ritardo. Ora mi vergogno profondamente. Alle scuse segue un periodo di astensione e di raccoglimento, che vi prego di concedermi, perché il senso di futilità e di doppiezza morale che quelle risate pastose e servili hanno gettato su ciò che penso o pensavo di essere mi opprime, e non so se riuscirò a cancellarlo per riprendere tra voi il mio posto”. Nichi Vendola avrebbe dovuto chiudere così.
E così scrive “Il foglio” nella sua edizione on line del 18 novembre.

Sono stato molto duro con Vendola in passato e anche in questa triste ultima circostanza che per me non è stata una sorpresa. In genere non esprimo i miei giudizi in accordo o in disaccordo con chi li proferisce  ma solo in  merito ai contenuti.  Il cattolicesimo basico che ci hanno inoculato nelle vene fin da piccoli ci dice di separare il peccato dal peccatore, tuttavia faccio fatica ad ascoltare discorsi di povertà da un prete abbronzato con gli occhiali a specchio mentre mastica una cicca. Ascolto la predica, ma una sbirciatina al predicatore e al pulpito la do sempre... E’ per questa ragione che non tollero ragionamenti su Vendola da parte di un Giuliano Ferrara che è passato dal comunismo trinariciuto ai soldi della CIA o altri redattori del “Foglio” ex lottacontinuisti transitati armi e bagagli al soldo del berlusconismo seppur versione Veronica (classica foglia di fico).  Ho in odio il versipellismo italiano, anzi diciamo che mi fa vomitare.

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