Brodo di coltura

22 Novembre Nov 2013 1807 22 novembre 2013

Su ateismo e dintorni - Precisazioni

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Mi reputo un incredulo, ma ritengo l’ateismo un passo successivo al mio. Ateismo  è affermare qualcosa anche se in modo negativo, è dire: "Dio non  esiste". L'agnosticismo, dove forse mi colloco, piuttosto che: «"Dio esiste”,  è proposizione falsa» preferisce dire «"Dio esiste” è proposizione non  vera». (B.Russell). Poiché infatti Dio non esiste in natura o quantomeno  noi  non lo esperiamo come tutte le cose sensibili, la prova di verità spetta a chi afferma  la sua esistenza  non a chi la nega. Insomma devi essere tu che affermi che devi convincermi che esiste non io che nego a convincerti che non esiste.

Quanto poi alla credenza su Dio o meno, è a mio avviso la prima distinzione intellettuale fra le varie organizzazioni della mente umana. Insomma la prima distinzione è tra chi crede in Dio e chi no. Quando si pone mente  che fra chi crede ci sono cervelli di prima grandezza come Tommaso d'Aquino, Pascal, Tolstoj, Dostoevskij, si capirà  che chi sta da quest' altra parte - una sparuta minoranza al giorno d'oggi - non ha alcuna ragione per vantare la propria posizione appellandosi all'esempio di grandi spiriti.

Ma il dibattito sull'ateismo moderno è relativamente recente: nasce nel '700 francese con d'Holbach, Diderot e Hélvetius praticamente (ma è fortemente debitore del deismo inglese del '600-700). Il nostro poeta ateo Leopardi era holbachiano ovviamente, avendo letto in diretta "Il sistema della natura" e "Il buon senso" del Barone d'Holbach, il fondatore dell'ateismo moderno,  e ne era rimasto persuaso.

Poi, certamente, io rispetto le altrui posizioni, non per vezzo ma per convinzione radicata. Per la semplice ragione che il laico non  è mai certo delle proprie posizioni: il laico è sempre retto dal dubbio, e le sue verità non sono "per sempre", sono piuttosto “sempre” provvisorie. Anche se, a onor del vero, chi nutre una convinzione profonda, sia essa credula o incredula, è convinto di essere nel giusto. I pensatori ( e lo siamo tutti anche da dilettanti) sono delle brutte bestie. Musil scriveva: "I filosofi sono dei violenti che non avendo a disposizione un esercito si impadroniscono del mondo chiudendolo in un sistema".

Ciò detto gli increduli e i credenti non hanno nulla da dirsi, non hanno figurine da scambiarsi. Ogni discorso su Dio è stucchevole  dopo migliaia di anni di vexata quaestio. Mi considero infine un incredulo non praticante. Non mi piace Odifreddi o Onfray.  Tuttavia, se i credenti attaccano e vogliono impormi la loro visione, io mi difendo e contrattacco.

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