Brodo di coltura

1 Gennaio Gen 2014 2258 01 gennaio 2014

Mariano Rumor e i quarant'anni delle pensioni baby

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Mariano Rumor.

Tra il Natale e il Capodanno del 1973, giusto 40 anni fa, il Governo Rumor varava un DPR che introduceva le cosiddette pensioni baby che ancora oggi ci costano lo 0,4 % del PIL e che hanno aggravato di non so quanti miliardi il debito pubblico. Spesso mi chiedo quanti di quelli che oggi dicono che 'sono stati i politici che ci hanno rovinato' (e danzano coi forconi nelle periferie e cantavano con Silvio 'chi non salta comunista è', e si dicono con Grillo 'né di destra né di sinistra'), insomma vorrei sapere per chi votavano in quei perduti anni Settanta. E quanti e quali benefici hanno ricevuto da una politica che mentre si faceva gli affari propri riusciva a comprare il consenso degli italiani con la scusa del 'comunismo' alle porte ipotecando il futuro delle nuove generazioni.

In quegli anni, da giovane povero e borgataro, avversavo fieramente i governi DC, ed ero un giovane iscritto alla FGCI (Federazione Giovanile Comunista Italiana). Quei giovani che piacevano tanto a Pier Paolo Pasolini. Ero comunista? Non proprio e non del tutto. Leggevo con difficoltà la plumbea prosa de 'L'Unità' e di 'Rinascita' e mi informavo piuttosto con 'L'Espresso'. Di formazione ero prevalentemente liberal-socialista (anche se come tutti avevo letto Marx e ne avevo ripetuto in pubblico qualche versetto) e all'università mi ero appassionato al pensiero di Guido Calogero (uno dei garanti de 'L'Espresso') ... Diciamo che non potevo non votare che comunista in Sicilia, dove vivevo in quei perduti anni giovanili. Brancati, un liberale che aveva pagato duramente la giovanile infatuazione fascista, l'autore de 'Gli anni perduti' amava ripetere che in Italia per essere compiutamente liberali bisognava votare almeno comunista; tanta era secondo lui la nostra arretratezza che era necessario sopravanzarla con un doppio salto in avanti per giungere dove si voleva arrivare. Parafrasando la Ortese ' il comunismo era, in quegli anni, un liberalismo di emergenza'. Avrò le mie colpe per quel voto? Può darsi: in una situazione di disastro come quella attuale probabilmente non ci sono innocenti e abbiamo tutti la nostra quota di responsabilità.

Eppure talvolta mi chiedo. Ma nello specifico: cosa avrei dovuto votare? Liberale? Mica avevo le tenute di Malagodi o dei ricchi rentier siciliani i quali votavano liberale non perché avessero letto Benjamin Constant, Karl Popper o Ludwig von Mises o si sentissero sopraffatti dalle malefatte comuniste di Pajetta (quali?) ma perché temevano semplicemente l'esproprio delle loro terre abbandonate a favore dei contadini 'comunisti'. Allora, avrei potuto votare Socialista? Per nulla, sapevo già che non erano del tutto puliti, non tutti certo (ricordo il mio buon Preside della facoltà di lettere Giuseppe Giarrizzo) ma buona parte sì. Bastava saper leggere alcuni avvenimenti. Venne da noi in quegli anni quello con i capelli unti e fluenti, Gianni De Michelis, e fondò un giornale, anzi una catena di giornali 'Il Diario'che doveva contrastare la diffusione di quello che 'L'Unità' chiamava 'il foglio scelbiano', ossia 'La Sicilia' del potentissimo editore Ciancio Sanfilippo, uno degli uomini più ricchi della città e, si sussurrava, l'ispiratore della politica cittadina e non solo. E più di uno si chiedeva da dove arrivassero i soldi per quella iniziativa demichelisiana. Si nutrivano dubbi, nascevano illazioni. Votare allora MSI? Da noi erano tutti rautiani i missini, e qualcuno di loro venne trovato a pezzi sull'Etna nel tentativo maldestro di sperimentare nuovi ordigni. Non esisteva la 'destra sociale', andiamo, forse non è mai esistita se non nei ricordi contraffatti di Giorgia Meloni; da noi i missini erano vecchi avvocati nostalgici (che si chiamavano anche Benito di nome) punto e basta, e i giovani erano fascisti di ritorno.

Votare democristiano dunque? Ma siamo matti, stavano con in mafiosi i democristiani e quelli che non ci stavano saltavano in aria (Piersanti Mattarella). E poi avevo elaborato una mia particolare dottrina, quella del 'terzo escluso' che avrebbe fatto sorridere sia Aristotele che lo studioso di Aristotele, il mio Guido Calogero, dottrina che suonava così: 'Si può essere siciliani e onesti ma non democristiani; democristiani e onesti ma non siciliani; siciliani e democristiani ma non onesti'. Avrei potuto votare repubblicano o socialdemocratico. Ma il PRI nel mio quartiere ultrapopolare era diretto da un barbiere arraffone (il cavaliere D’A***) che era un sottopancia del chiacchieratissimo Aristide Gunnella, non proprio un filologo romanzo né tanto meno un economista di scuola lamalfiana, ma lo spregiudicato uomo politico (arrestato un ventennio dopo e assolto nel 2006) con il quale il triste, severo, austero, e arcigno Ugo La Malfa faceva il pieno di voti non tutti sorretti da caldi ideali repubblicani. La stessa cosa valeva per il PSDI, quello di Tanassi e delle prime tangentopoli nazionali. Nel mio quartiere la sezione del PSDI e del PRI erano quelle più frequentate - unitamente a quelle della DC - da questuanti e galoppini senza principi, che volentieri avrebbero barattato il voto proprio e del proprio sterminato parentado per un favore. Se anche tutti facevano così, io no. E da sciagurato 'comunista' combattevo le clientele e reclamavo i diritti e da ignobile militante comunista organizzavo i comizi di Pio La Torre e Cesare Terranova. E mi toccò di prendere le valigie di lì a poco, mentre quelli che barattavano il voto riuscivano alla fine a 'prendere il posto', come si diceva allora, nella scassatissima Regione o in qualche scassatissimo Ente pubblico.

Non mi restava che votare PCI, dunque, ma con le mie libertà. Amavo l'America: quando sbarcavano i militari dalle portaerei Nimitz (anche 5.000 marines) non facevo che rincorrerli per le spiagge assolate della Playa col mio anglopovero nel tentativo di spiegare loro il mio amore per l'America (vedevo tutti i film western di John Ford e di Howard Hawks e ne sapevo a memoria molti dialoghi). Solo che in assoluta innocenza dicevo loro che votavo anche comunista, e allora i loro sguardi si riempivano di disgusto: C À M I U N I S T ????!!!! Nou nou nou my friend, you are wrong, e io, disperato che cercavo di spiegare al Jimmy di turno che il comunismo italiano era un'altra cosa, che c'era Berlinguer, che c'era stato Gramsci... In ogni caso avversavo l'Italia bigotta, tartufesca e ipocrita dei democristiani, quella sostenuta da Indro Montanelli e che due anni dopo sarebbe stata sconfitta nel referendum sul divorzio (mio primo voto). Ma avversavo anche tutti i 'furbi', tutti coloro che erano pronti a baciare la mano del politico che un minuto prima avevano morso e viceversa a mordere la mano che avevano baciato, e che indicando il Parlamento lo chiamavano già allora il 'Pappamento', ma che votavano 'moderato' già allora e che con la scusa del comunismo si facevano gli affari propri e impetravano e ottenevano leggi come quella dei '15 anni sei mesi e un giorno' o altre simili. Quei politici e quegli italiani in consonanza e sciagurata comunione di intenti misero in atto per decenni basse pratiche clientelari : pensioni paghi un anno prendi due, falsi invalidi, posti su organici gonfiati ecc ecc, tutto ciò che ci ha portati al disastro di oggi e molto prima che si svegliassero e indicassero nei politici e solo nei politici (specie quelli di sinistra, o 'sia quelli di sinistra che di destra' per non prendersi la cura di distinguere) i responsabili di tutti i nostri guai.

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