Brodo di coltura

4 Gennaio Gen 2014 1409 04 gennaio 2014

Anna Maria Ortese, il Gattopardo, i mali del Sud e la Ministra Nunzia De Girolamo

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Il ministro dell'Agricoltura, Nunzia De Girolamo.

Sto leggendo Il mare non bagna Napoli della Ortese. Dove trovo la famosa tirata della sconfitta della ragione contro la natura e del conseguente “sonno” in cui è caduto l’uomo del Sud. Una pagina di 'astratta' ispirazione. Ecco il passo della Ortese, va detto, molto bello.

« Esiste nelle più estreme e lucenti terre del Sud, un ministero nascosto per la difesa della natura dalla ragione; un genio materno, d'illimitata potenza, alla cui cura gelosa e perpetua è affidato il sonno in cui dormono quelle popolazioni. Se solo un attimo quella difesa si allentasse, se le voci dolce e fredde della ragione umana potessero penetrare quella natura, essa ne rimarrebbe fulminata. A questa incompatibilità di due forze ugualmente grandi e non affatto conciliabili, come pensano gli ottimisti, a questa spaventosa quanto segreta difesa di un territorio - la vaga natura con i suoi canti, i suoi dolori, la sua sorda innocenza - e non a un accanirsi della storia, che qui è più che altro 'regolata', sono dovute le condizioni di questa terra, e la fine miseranda che vi fa, ogni volta che organizza una spedizione o invia i suoi guastatori più arditi, la ragione dell'uomo. Qui il pensiero non può essere che servo della natura, suo contemplatore in qualsiasi libro o nell'arte. Se appena accenna un qualche sviluppo critico, o manifesta qualche tendenza a correggere la celeste conformazione di queste terre, a vedere nel mare soltanto acqua, nei vulcani altri composti chimici, nell'uomo delle viscere, è ucciso.

Buona parte di questa natura, di questo genio materno e conservatore, occupa la stessa specie dell'uomo, e la tiene oppressa nel sonno; e giorno e notte veglia il suo sonno, attenta che esso non si affini; straziata dai lamenti che la chiusa coscienza del figlio leva di quando in quando, ma pronta a soffocare il dormiente se esso mostri di muoversi, e accenni sguardi e parole che non siano precisamente quelle di un sonnambulo. Alla immobilità di queste ragioni sono state attribuite altre cause, ma ciò non ha rapporti col vero. È la natura che regola la vita e organizza i dolori di queste regioni. Il disastro economico non ha altra causa ».

La Ortese vede le cose da un punto di vista elegantemente generale e a-storico. È un punto di vista di un'artista amara e risentita. Elegante, metafisico e astratto. Non scende nei dettagli, che sono per lei, parrebbe, solo scoli e corollari, quantità trascurabili, del grande affresco metafisico. A tratti sembra di sentire l’intonazione, lo stile, l'alata poesia di un altro cantore del Sud bello e impossibile – che tanti danni ha inferto invece alla comprensione dell’effettiva natura delle cose – ossia Tomasi di Lampedusa de Il Gattopardo. Anche qui si parla di dormienti. «Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagaglio».

Fatta salva l'arte sublime e immensa di questo libro (o dell’intonazione lirica e metafisica della Ortese), ha recato più danni alla Sicilia e al Sud sul piano mentale-culturale Il Gattopardo che cento Cuffaro. Ha spostato le responsabilità del disastro siciliano (o del Mezzogiorno) dalla sua classe dirigente inadempiente - il ceto nobiliare in questo caso, ceto che altrove aveva importato i telai dall'Inghilterra e impiantato la coltivazione del baco da seta o studiato come combattere la filossera piuttosto che starsene a contemplare le stelle - in un 'altrove' imprecisato, nel clima, nelle invasioni, genericamente nella storia, e ha fatto credere a tutti i siciliani, anche i carrettieri, che progredire è un inganno e che tutti possono essere se lo vogliono non dei poveri pezzenti ma degli eleganti, scettici blu gattopardi. Ha tolto quel libro ai siciliani, anche a quelli che non leggono - la stragrande maggioranza - il principio della resipiscenza, quella che parte innanzi tutto dalla constatazione della propria miseria. E non c'è peggior miseria di non aver coscienza della propria miseria. Brancati avvertiva giustamente: «I siciliani si devono amare un po' meno ».

Analogamente direi per il Sud in genere. Ma se è vero che i siciliani sono dei meridionali esagerati e i meridionali degli italiani esagerati il discorso però potrebbe interessare tutta la Nazione. Io che non sono né la Ortese né Tomasi di Lampedusa, ossia un artista con la potenza del loro sguardo, non riesco a vedere le cose ultime, e mi attardo piuttosto nelle penultime, nelle terzultime e nelle quart’ultime. O meglio mentre Ortese e Tomasi sono degli attenti notomizzatori dell’ennemi antérieur e dell’ennemi extérieur, io vorrei soffermarmi sull’ennemi intérieur. Non sta né fuori né prima il nostro nemico, ma dentro, e occorre saperlo snidare e combattere a viso aperto. La mia formazione mi induce perciò a vedere le cose da un punto di vista storico, sociale, antropologico, economico, mentale-culturale, amministrativo, politico insomma nella sua accezione più vasta, perché è la politica, ossia l'opera dell'uomo nella storia e sulle mentalità, che dà le carte. Questione di classi dirigenti (o “digerenti” come le definiva La Capria) innanzi tutto.

Mi si dica cosa c’entra la natura, il clima, la ragione, il sonno del Sud, con il mancato funzionamento, per esempio del “118” e dei servizi sanitari in genere, e della crescita spaventosa dei costi della sanità che gravano sul bilancio nazionale. Mi si dica cosa c’entra tutto ciò quando sfogliando la mattina qualche giornale online si viene a conoscenza di questa pagina stupefacente di vita politica del Mezzogiorno. Riguarda l’attuale Ministro delle Politiche Agricole Nunzia De Girolamo in Boccia, la quale non è né indagata né accusata di alcunché, va detto subito. Ma ci sono queste maledette/benedette intercettazioni che danno il senso di un’atmosfera politica, di come funziona l’organizzazione dei servizi pubblici nel Mezzogiorno, dove natura, storia, invasioni, clima non c’entrano e non spiegherebbero nulla. È una questione vecchia come la democrazia (malata) del nostro Paese dove bisogni, interessi, voti, esercizio del potere si intrecciano e determinano direttamente o indirettamente il collasso degli apparati, il malfunzionamento di tutto, dalla raccolta dei rifiuti al costo della benedetta siringa, dalle concessioni edilizie alla deturpazione infinita del territorio, uscito lindo e pinto dalle mani di Dio e diventato quella chiavica che è adesso.

Scrive Vincenzo Iurillo su 'Il fatto quotidiano': «Leggendone le trascrizioni, non si trovano riferimenti al merito e a come rendere più efficiente il funzionamento della macchina della sanità pubblica nel nome dell’interesse collettivo. La preoccupazione principale pare invece quella di premiare gli amici e punire i nemici. E tramutare le decisioni in clientele e voti. Vicende che assomigliano a quelle costate inchieste e processi a un altro potentato sannita, i Mastella. Con una sostanziale differenza: secondo l’informativa della Guardia di finanza di Benevento al pm Giovanni Tartaglia Polcini, “allo stato non ci sono fattispecie penalmente rilevanti”.»

«La conversazione si protrae per quasi due ore. Verso la fine cade sul Fatebenefratelli di Benevento, un ospedale religioso convenzionato. La De Girolamo è arrabbiata con loro. Li chiama “stronzi”. Due volte. Poi si rivolge a Rossi: “Michè, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo!…»

Insomma è uno squarcio potente su quel «direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge» come scrive il gip Flavio Cusani in una sua ordinanza cautelare «che si occupava, in funzione di interessi privati e di ricerca del consenso elettorale, con modalità a dir poco deprimenti e indecorose, di ogni aspetto della gestione dell’Asl».

Non ci sono risvolti penali, ma bastano questi squarci per lasciare solo per un momento la Ortese e Tomasi da parte e chiederci angosciati come si fa ad uscire da questi scenari che sembrano intramontabili ma che determinano qui ed ora la qualità della vita nel nostro adorato e martoriato Mezzogiorno. E alla fine concludere che forse almeno la Ortese ha ragione, perché questa classe politica non è venuta a cavallo di una cometa, ma è espressione del voto, cioè dell’assenso e del consenso di popolazioni dormienti, irretite dalla natura e nemiche della ragione.

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