Brodo di coltura

21 Gennaio Gen 2014 0007 21 gennaio 2014

La difficile compilazione dei moduli delle tasse e i “ritardi” del popolo italiano

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È rimasta impressa nella memoria collettiva, forse per puro rispecchiamento antropologico, la scenetta del duo Totò­­-Peppino De Filippo alle prese con la dettatura/scrittura della lettera alla Malafemmina, coi punti, i punti e virgola, i due punti e ancora le virgole del melius abundare quam deficere ecc. Certo, la lingua italiana è aulica e mandarinesca, uscita com’è dalle sottane degli abatini e dalle scarpine di raso dei Metastasi in polpe; e la letteratura italiana è exclusive più di una saletta vip con le sue canzoni del Dugento e gli epinici del Chiabrera, le odi del Filicaia, e i suoi libretti d’opera con un italiano da passamanerie e pur funzionale al canto ma da far impazzire il soprano bulgaro o coreano di turno oltre chi di mestiere non fa il loggionista. Ma l’italiano medio - il soggetto umano non il deposito linguistico - non occorre che ce lo ripeta fino alla nausea Tullio De Mauro, a mala pena si orienta nei rettilinei della lingua basica, figurarsi nelle gimkane dei periodi ipotetici e delle subordinate. Raccomandati perciò sono sempre la paratassi e lo stile nominale, vivamente scoraggiata l’ipotassi, mentre il ricorso al sermo cotidianus ( con i “che c’azzecca” pedestri o la barzelletta incorporata) sono vivamente suggeriti dagli spin doctor al politico che vuole farsi capire da tutti, soprattutto da quelli degli utlimi banchi. Bandite le citazioni e i termini eccedenti l’italiano base delle canzonette del disco per l’estate e dei Mike Bongiorno o della 'Gazzetta dello sport', e mai rivolgersi mentalmente al colto pubblico in presenza di una implicita e dominante, foltissima e inclita guarnigione che sembra ancora quella, in entità e ostinazione, dell’Unità di Italia e di D’Azeglio nonostante i “non è mai troppo tardi” e i “chissà chi lo sa”. E perciò davanti a Gianni Cuperlo che parlava come Scipio Slataper e sembrava un redivivo Stefan Zweig son il suo “mondo di ieri” anche i comunisti, che con i discorsi ideologici o i fondi rococò di “Rinascita” avevano una certa dimestichezza, sono scappati a gambe levate alle ultime primarie.

Nella nostra memoria individuale resta l’istanza al Magnifico Rettore con il collega del corso universitario di studi che voleva gli si passasse il format, se non proprio l’istanza para para, dove bastasse l’immane fatica di cambiare solo le generalità. Oppure il bravo furiere individuato come letterato sopraffino perché accoppiava giudiziosamente aggettivi e sostantivi e ogni tanto si faceva cogliere con il capo chino su qualche libro e solo per questo passava per un disturbato mentale e dunque lo scriba naturale cui dettare le lettere alla morosa sperando nel suo maggior amperaggio stilistico. (Ma il dettante milite noto non si aspetterà dall'amata lontana parole ben messe in fila, no di certo, ma che la bella icasticamente risponda imprimendo le labbra con il rossetto color fuoco sulla lettera di risposta, e alla ricezione della missiva lo si vedrà, il nostro milite noto, totalmente analfabeta nonostante le montagne di ITIS scalate, urlare alla morosa nelle camerate casermesche o nelle polveriere: “Le labbra? Le labbra? Sì, ma non quelle di sopra ci dovevi stampare…”. Quelle finesse!).

Un Paese ancora fermo al copiato e al dettato e alle tabelline? Oppure, di contro, allo sbrodolamento del tema su sedici pagine di protocollo sedici? Ma certo, ed è così che ancora oggi assistiamo all’analfabetismo primario e a quello di ritorno oltre ai ritardi storici che cadono a birolù, come dicono a Brescia, cioè a rotoloni, senza alcun controllo, sull’ultimo modulo delle tasse da compilare. E va bene che lo Stato è quello che è, e provoca con le 'obliteratrici' e i 'titoli di viaggio' e i vendicativi e sadici latinorum degli ex nunc e degli ex tunc, e va bene che i Pubblici Poteri sono espressione di una classe politica e amministrativa spagnolesca più di un don Ferrante (non altri che quelli dei fogli protocollo diventati adulti e passati dai banchi dei licei alle sentenze monstre con migliaia di pagine e vagoni di atti allegati), tutto quello che volete. Ma quando in rete ci sono tutti i format che vuoi e i fogli di calcolo automatici ma tu sei avvolto nel triplice e quadruplice ritardo dell’analfabetismo semplice, dell’analfabetismo informatico, del digital divide oh yes!, dei ritardi multipli non amministrativi ma antropologici nei sistemi di pagamenti visto che ti ostini a pagare solo con le piastre e non hai né conto on line né quella invenzione diabolica della carta di credito, non ti resta che farti la fila sotto la pioggia a smadonnare con il “Piove governo ladro”, quando il nipotino ti potrebbe aiutare con un semplice clic. Ma forse il piccino si accosta al pc per insultare altri piccini (come a Bologna ben sanno) oppure a urlare i vaffa o infine a scrivere con immenso acume su facebook nientemeno che “oggi è venerdì”…

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