Brodo di coltura

1 Maggio Mag 2014 2359 01 maggio 2014

I sindacati nel Pubblico Impiego e non solo. (Meditazione del Primo Maggio)

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La manifestazione del primo maggio a Pordenone.

Almeno quattro sono i tipi di funzione esercitati dal sindacato nella P.A. Funzione di rappresentanza, di mediazione, di interdizione, di tutela. Se si dovesse assegnare una percentuale a tali funzioni probabilmente quelle più tradizionali e più “proprie” al sindacato - ossia di rappresentazione e tutela - a un osservatore attento e obiettivo sembreranno oscurate rispetto a quelle più “pesanti “ di mero potere quali quelle di mediazione e interdizione. Ma se si guarda bene nel dettaglio o più da vicino queste funzioni si scoprirà che esse si sono configurate nel corso del tempo in vere forme di puro potere. Quello più “potente” è il potere di interdizione: proibire che si faccia o non si faccia qualcosa. Come? Con tutti i mezzi. In certe aziende pubbliche di erogazione di servizi (elettricità, trasporti, credito, sanità, poste ecc) possono letteralmente “inchiodare” la macchina amministrativa. Sarebbe troppo lungo spiegare in questo luogo che cosa è successo negli ultimi 40-50 anni (almeno a partire dalla legge 300/70); basta sapere che oggi il sindacato nella P.A è tanto potente che di fatto ne governa (sebbene in maniera occulta) molti settori e articolazioni quando non le stesse aziende nel loro complesso (INPS, POSTE, ENAC, MUNICIPALIZZATE varie).

Fa impressione sentire in questo Primo Maggio le “lingue di legno” di Segretari Generali quali Angeletti o Bonanni (capi di organizzazioni che fanno il bello e il cattivo tempo nella PA) come se fossero dei profeti disarmati o semplici osservatori dello sfascio che vige in molti settori della macchina amministrativa del Settore Pubblico allargato. Ma che i sindacati abbiano o no tutto questo potere è un enigma che si può sciogliere solo sapendo rispondere a una semplice domanda che anche Renzi di recente s’è posta: “Perché per fare carriera nel pubblico impiego occorre essere iscritti al Sindacato?”. Per quel che riguarda la percezione del fenomeno che qui sto tentando di esaminare, a me è restata ferma e indelebile nella memoria una scena di un film canadese “Le invasioni barbariche” (2003) di Denys Arcand per certi aspetti uno dei più bei film di meditazione sulle involuzioni della nostra sempre amata sinistra, ma che potrebbe essere stata girata in qualsiasi angolo d’Italia. C’è un episodio in questo film in cui un giovane operatore finanziario, si suppone di destra, dai modi spicci e senza scrupoli, cerca inutilmente di fare ricoverare in ospedale il vecchio padre gauchiste e sessantottino, il protagonista del film. Ebbene il finanziere d’assalto trova un letto per il vecchio genitore, perso nei suoi idealismi giovanili, solo corrompendo una cricca di sindacalisti (che icasticamente vengono raffigurati mentre giocano a carte come una truppa di lanzichenecchi nell’astanteria dell’ospedale) i quali, dettaglio non da poco, controllano la direttrice dell’ospedale che a un solo cenno del capo cricca del sindacato trova subito il posto per il vecchio sessantottino. Quanto di questa raffigurazione canadese rispecchia la situazione italiana? Per me quella italiana sopravanza ogni immaginazione. E questo è un bel problema per chi nutre sentimenti sinceramente democratici ma che non può e non vuole restare senza parole davanti alla degenerazione di certo sindacato

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