Brodo di coltura

9 Giugno Giu 2014 1459 09 giugno 2014

La versione di Barbara Spinelli

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Barbara Spinelli, candidata alle elezioni europee 2014 con la lista Tsipras.

Nel linguaggio un po' orfico di Vilfredo Pareto e segnatamente nella sua teoria dell'azione si parla di «residui» e di «derivazioni». I residui sarebbero « i sentimenti o le espressioni dei sentimenti inscritti nella natura umana», le derivazioni «i sistemi intellettuali di giustificazione delle azioni umane». In poche parole Pareto diceva: guardate, gli uomini agiscono per istinto e giustificano con ragione. Sono essere irrazionali ma ragionevoli. Le «derivazioni» ossia tutte quelle giustificazioni che noi accampiamo dopo le nostre azioni, le quali quasi sempre sono mosse dai residui cioè gli umani troppo umani appetiti, desideri, pulsioni (non c'era ancora Freud, ma Pareto c'era andato vicino), sono epicicli ed epicicli di razionalizzazioni ex post che noi offriamo ai nostri interlocutori e soprattutto alla nostra coscienza per ridurre quella che Festinger definirà «dissonanza cognitiva». Insomma noi pasticciamo con i «residui» ma vogliamo un mondo intellettualmente coeso e una coscienza armonica, ed ecco che tendiamo a smussare gli angoli con questo continuo lavorio delle «derivazioni». Abbiamo la coscienza sporca, ma che le tendine della nostra anima siano di mussola bianca e ben stirata.

Interessa sapere tuttavia, anzi quasi sempre è divertente sapere, qual è lo spessore «retorico» di queste giustificazioni. Sovente, nelle simpatiche canaglie, sono dei veri e propri poemi. In queste giustificazioni c'è il loro «romanzo», la loro «Versione di Barney». Tu non credi una sola parola di quello che il razionalizzatore ti prospetta, sospendi benevolmente l'incredulità, dici come Totò «vediamo questo dove vuole andare a parare» ma ti piace come te la intorta la sua azione spregevole. Apprezzi in lui il mentitore e l’artista, ma non ti bevi una sola parola di quello che dice. Non credi insomma che tutto comprendere sia tutto perdonare e perciò mentre ti diverti alle sue balle, lo assolvi artisticamente e lo condanni moralmente.

Ora nelle «derivazioni» mosse da Barbara Spinelli (la sua lettera scritta ex post per giustificare il disprezzo della parola data), il voltaggio stilistico è davvero terra terra. Non c’è alcuna belluria redazionale, nessun «poema dell’anima», ma un tentativo anche stilistico maldestro di «cancellare le tracce» di un’azione che sotto qualsiasi cielo è doppiamente disetica: la prima volta quando ti candidi per tirare la volata ad altri, la seconda quando non rispetti questo proposito che ti sei liberamente dato. Lungi da me la voglia di analizzare nel dettaglio lo spessore retorico della sua lettera. È così scoperto il lavorio dei residui che non mette conto discettare sulle derivazioni. C’è una traccia linguistica tuttavia che la tradisce subito in apertura, tanto che ti fa venire in mente quel modo di dire popolare «la gallina che canta ha fatto l’uovo». Ed è quando ammette candidamente il suo revirement, la sua giravolta. Con quali parole? «Ho molto meditato quel che dovevo fare, in considerazione della domanda sempre più insistente che veniva dagli elettori e da un gran numero di candidati, e ritorno sulle mie decisioni». Quel «ritorno» è una piccola frode linguistica, di non grande lignaggio retorico ma ha tutte le apparenze di una frode. Vuol dire quel «ritorno»: «riformo» la mia decisione iniziale e quindi prendo il seggio? Oppure letteralmente «ritorno» a quella iniziale? (cioè non accetto il seggio) ? È chiaro che è la prima scelta, ed è chiaro altresì che nessuno coprirebbe un residuo con la derivazione linguistica «rinnego»: no, «ritorno» , meglio restare anche nel livello anfibologico del linguaggio.

Al machiavellico Pareto, ossia un intellettuale molto attento alla realtà effettuale, alla verità politica che è agìta da crudeli residui contro cui poco o nulla possono le derivazioni dei pensieri desiderabili, James Burnham, l’ex trotzkista fondatore dei Neocon, dedicò unitamente a Gaetano Mosca e Robert Michels - i « machiavellici» italiani - il libro The Machiavellians: Defenders of Freedom (1943) che ha per sottotitolo proprio «A defense of political truth against wishful thinking». A mio modo di vedere, la verità politica, contro i wishful thinking che questa vicenda della lista Tsipras reca, è la seguente: cari compagni della sinistra sinistra (ma la Spinelli neanche questo è stato in verità, come Bertinotti che non era mai stato comunista e fondò la rifondazione comunista, proviene da altri lidi), cari compagni, dicevo, rompete le righe ed entrate nel Pd, la guerra è finita. Aveva già ragione Turati contro Gramsci (ahimè). Entrate nel Pd come i trotzkisti inglesi nel Labour, e suggerite, già che ci siete, ai vostri sodali e compagnons de route di togliere la scritta «Quotidiano comunista» sopra « il Manifesto»: è dai tempi de «Il gambero rosso», quando la buona gastronomia premeva con la stessa cogenza della dittatura del proletariato, che ve lo chiedo. Non potete ancora presentarvi davanti al giornalaio e chiedere impunemente «Ville e giardini » e «il Manifesto». Tutti a casa, a riformare, anzi a «rifondare» se vi piace di più, da capo a piedi, questo Paese e a smettere di credere al «sogno di una cosa», ovvero ai wishful thinking che si avvitano come delle viti senza fine o vanno a sbattere contro la verità politica della realtà.

Compagni addio, benvenuti nella realtà compagni.

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