Brodo di coltura

26 Giugno Giu 2014 1058 26 giugno 2014

Perché non si rispettano le strisce pedonali in Italia?

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I fatti di cronaca di questi giorni ci dicono che alcuni bambini sono stati travolti e uccisi mentre accompagnati dalla mamma.attraversavano le strisce pedonali. Si pone la domanda: è vero che noi italiani al volante usualmente non rispettiamo la precedenza dei pedoni? Non è difficile, in tema, assistere nei giorni di scuola, qui da noi, un paesino della cintura milanese, sotto il sole o sotto la pioggia, alla visione dei nonni che sotto leggere incerate gialle e rigorosamente senza ombrello, presidiano le strisce pedonali davanti alle scuole in servizio di volontariato. Segno che le strisce pedonali sono avvertite come fonte di pericolo per i pargoli.

È un quadretto a prima vista consolante e anche commovente se comparato allo spappolamento dei vincoli sociali che si registra un po' in tutto il nostro Paese. Oltre che indicare una forma di attivismo senile (unitamente alla quasi punitiva pratica del ciclismo) totalmente sconosciuta nel nostro Mezzogiorno per esempio - (da dove provengo) e dove i vecchietti se ne stanno invece sotto le coppole, rigorosamente inattivi e seduti in piazza a parlare di niente-, questo comportamento rivela una notevole pratica di civismo che, dicono i sociologi-antropologi, è esattamente il contrario del 'familismo amorale', pratica sociale ove ciascuno pensa solo a se stesso o al proprio nucleo familiare o alla propria corporazione, e che tutto il resto vada alla malora.

Ma è il comportamento dei nostri automobilisti che rende questo presidio delle strisce pedonali da parte dei nonnetti totalmente pleonastico e vanifica il loro generoso atto di civismo. Infatti in tutti i paesi dell'Europa fredda non occorre il presidio delle strisce pedonali, perché va da sé che se ci sono le strisce i nonnetti sono superflui giacché i pedoni le attraversano senza che nessuno regoli il traffico avendone rispettata assolutamente la precedenza, tanto più nei paraggi di una scuola. In quei Paesi la norma ampiamente condivisa è stata come dire interiorizzata e quindi rispettata senza l'intervento di un tutore ad hoc. Ne segue che l'universale mancato rispetto delle strisce pedonali unifica i comportamenti dei Peninsulari e certifica un tratto antropologicamente condiviso in tutto lo Stivale: la prevaricazione dell'Io motorizzato sull'Io appiedato, una forma di primitiva sopraffazione del (pre)potente, una volta forse in armatura da bravo al soldo del Signorotto di turno, oggi sotto quella dell'automobilista indisciplinato.

Dire che gli automobilisti italiani sia del Nord che del Sud non rispettano rigorosamente le strisce pedonali e che attraversarle in Italia è sempre un'avventura rischiosa è forse un luogo comune, uno stereotipo o piuttosto un'informazione preziosa su comportamenti nazionali ampiamente condivisi? Lo storico antropologo inglese Peter Burke nella prefazione del suo Scene di vita quotidiana nell'Italia moderna (Laterza, Bari 1988)- uno studio sui comportamenti degli italiani nei secoli XVI-XVIII alla ricerca delle tracce dei comportamenti attuali-, avvertiva: «In realtà, qualcuno dovrebbe scrivere un saggio 'in difesa degli stereotipi'. Il termine 'stereotipo' rappresenta la connotazione spregiativa di ciò che i sociologi e gli antropologi preferiscono chiamare 'modello'; in altre parole, è un'utile semplificazione impiegata per capire la complessità della realtà sociale ». E aggiungeva « Impiegai un intero giorno per capire come attraversare la strada in Italia (e mi ci volle un altro giorno al mio rientro in Inghilterra, per riapprendere, forse anche con maggior pericolo, come attraversare una strada inglese)».

Per parte mia ricordo lo sguardo cattivissimo di una signora tedesca che all'attraversamento delle strisce pedonali di una strada di Heidelberg mi fulminò con lo sguardo -che nel frattempo coglieva in un lampo di disprezzo la mia targa italiana- deplorando con una contenuta mimica dello sguardo il mio mancato arresto istantaneo e il solito traccheggiamento italico tipo :'se avanza troppo mi fermo, altrimenti la frego un attimo prima, e passo io'.

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