Brodo di coltura

5 Luglio Lug 2014 1938 05 luglio 2014

Meditazione filosofica su un cassonetto pieno di immondizia

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Sicilia luglio 2014. Il secondo cassonetto da destra, strapieno, lo è perché è l'unico senza coperchio. Troppa fatica aprire gli altri! Sono fatti come questo che spingono un tranquillo umanista isolano a studiare di corsa l'antropologia culturale di un popolo incompleto dal punto di vista civile o a emigrare. Io ho fatto entrambe le cose. Un fatterello come questo mi fa bollire il sangue e mi spinge a stemperare il malumore col rimuginare vecchi pensieri.

Montesquieu nello Spirito delle leggi dice che il clima caldo lacera le fibre e spinge i popoli alla paresse (pigrizia). (Vedi sul tema questo saggio Le déterminisme physique dans « l'Esprit des lois »). Fu seguendo questo punto di vista che insiste sul physique piuttosto che sul moral ossia sui fatti naturali e positivi (nativi), più che su quelli culturali (dativi), che buona parte della cultura francese del secondo Ottocento virò verso il positivismo (non solo Comte ma soprattutto Hippolyte Taine quello di race, milieu e moment e della straordinaria Philosophie de l’Art ). Da noi Benedetto Croce invece e buona parte della cultura giovanile di inizio secolo '900 (vedi il brillante e profondo Profilo ideologico del Novecento di Norberto Bobbio) diede lo sfratto al positivismo italiano - per conto suo piuttosto rozzo - e incanalò la filosofia e il senso comune degli intellettuali - e non solo di costoro, perché l'operazione crociana permeò tutto il milieu culturale italiano-, verso forme esasperate di idealismo con punte estreme di delirio filosofico con l'attualismo di Gentile (un siciliano di Castelvetrano).

In questo clima culturale (è proprio il caso di dirlo) a farne le spese furono le scienze sociali (criminologia, antropologia, sociologia, demopsicologia. economia ecc ecc) che furono abbandonate per un bel po', col risultato che, ad esclusione di pochi intellettuali che raggiunsero il fatto positivo e lo studiarono per conto loro (la triade soprattutto Mosca-Pareto-Michels), tutta la cultura idealistica italiana cui si aggiunse il marxismo di Labriola e Gramsci fu totalmente scettica verso il fatto positivo, ritenendo che i fattori ambientali (climatici, mentali-culturali, antropologici) fossero non determinanti per spiegare i comportamenti sociali e i fatti storici. Ritenevano gli idealisti che l'evoluzione dello spirito dell'uomo (storicismo) ha sue forme autonome di evoluzione o involuzione; dicevano a comprova dell'assunto di base che laddove «i greci erigevano il Partenone, il turco fumava la pipa», quindi il suolo greco, il clima e l'ambiente non contano nulla e il segreto della storia sta nell'anima del popolo (Volksgeist aggiungeranno i filosofi tedeschi che amano particolarmente i tedeschi) , in questo caso quello greco.

Per altro verso i marxisti italiani, sulla scia della Terza glossa a Feurbach in cui Karl Marx contestava la dottrina materialista secondo cui è l'ambiente a dettare le condizioni all'uomo e a segnare il suo destino storico, argomentavano invece al contrario, che era l'uomo il vero soggetto attivo della storia e che era lui a dettare le condizioni all'ambiente con il fare, con la prassi appunto, e da allora in poi i nostri marxisti chiamarono perfino lo stesso marxismo 'filosofia della prassi'.

Ora io davanti a questo cassonetto pieno di immondizia non so risolvermi intellettualmente. Indubbiamente un po' di ragione l'aveva Montesquieu e con lui tutti coloro che valorizzano il milieu e fanno discendere i comportamenti dell'uomo da fattori naturali che con il tempo diventano una 'seconda natura'; ossia si incistano nell'animo umano e diventano un fatto culturale così permanente da sembrare naturale, ossia nativo, nato con l'uomo stesso. Dall’altro sono fermamente convinto che solo una pedagogia di massa coercitiva, dativa, ispirata e diretta dalla politica, possa cambiare i comportamenti e dare una svolta alla storia dell’uomo. Ma qui si apre un altro dibattito: la Destra dice che non c’è niente da fare, che non si può far diventare bianchi i neri, che la natura dell’uomo è immutabile e che bisogna seguire l’inclinazione collettiva dei popoli. E questa è la terra dove la destra politica ha seguito e inseguito tanto il Volksgeist isolano che ha vinto sessantuno a zero in una competizione elettorale. La Sinistra, di contro, è in se stessa normativa, ossia tende a indicare mete collettive e a correggere i comportamenti naturali, cosa che fa scattare l’embolo ai destri: da qui l’accusa della Destra alla Sinistra di credersi migliore e di volere fare la morale agli altri. Invero la natura è sempre di destra: un luogo in cui la forza vince contro la ragione, e la cultura è prevalentemente di sinistra tanto è vero che tutti i pensatori di destra indicano nella forza della persistenza degli aggregati o della nature piuttosto che nell’istinto delle combinazioni o la norture, per dirla con Shakespeare, la chiave di volta di tutto.

Fatto sta che io miro questo cassonetto e intellettualmente mi dispero. Non ho una soluzione nel breve tranne quella - soppesando in anticipo che le guardie municipali pensano a ben altro e che se le chiamassi per denunciare il fatto mi guarderebbero come un pazzo- , di mettermi a guardia del cassonetto e impiegare le mie vacanze a “correggere” un popolo. Programma folle ma il solo efficace nel breve (mentre nel lungo periodo credo che sia indifferibile una decisa pedagogia di massa, una tolleranza zero ossessiva e sistematica). Ma, c’è un ma. Si rischia di essere aggrediti e forse anche la vita. E io non voglio morire per il progresso civile di un popolo. Foss’anche il mio.