Brodo di coltura

11 Luglio Lug 2014 2154 11 luglio 2014

Buttanissima Sicilia

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Come nel romanzo così nel saggio c’è un adesso narrativo, quel tempo non solo verbale, cronologico, ma logico per lo sviluppo delle vicende, in cui le cose accadono prima o dopo rispetto a quel momento. Non è difficile individuarlo nelle narrazioni, ma nella saggistica se non c’è neanche uno straccio di data si suppone che il saggio, specie se di attualità, narri di un tempo che precede di poco la sua uscita. In altre parole siamo portati a credere che Buttanissiama Sicilia sia stato scritto in epoca renziana, dal febbraio del 2014 in avanti, visto che il primo capitoletto, ove Buttafuoco perora sia il commissariamento della Regione Sicilia che l’abolizione dello statuto speciale, inizia con un «E adesso basta, qualcuno – Matteo Renzi?- dica basta perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia».

E invece no. È una falsa pista, un rimaneggiamento redazionale posticcio, uno specchietto per le allodole, perché sarà per atarassica pigrizia isolana o sarà perché è uso corrente presso i pubblicisti di fama, fatto sta che l’ottanta per cento del pamphlet che abbiamo sul Kindle in ebook non è altro che la ripubblicazione di tutti i pezzi, «Riempitivi» compresi, usciti su Il foglio nell’ultimo biennio e mezzo e «tematizzati» alla bell’e meglio (ci sono ripetizioni), in questo volume. Si può fare una cosa del genere? Sì certo, a condizione che il lettore ne resti avvisato. E invece si preferisce prelevare tel quel i pezzi usciti altrove e a muta a muta (leggi: «alla chetichella») riversarli in un nuovo contenitore, senza alcun avviso all'ignaro lettore de Il foglio, per esempio, che potrebbe ritrovarsi prose già lette, riconfezionate sotto nuovo packaging. Colto dal sospetto, essendo lettore occasionale ma non distratto di Buttafuoco, m’è bastato lavorare di Google per un quarto d’ora per avere la ricostruzione del testo e dell’architesto sotto i miei occhi col privilegio di evidenziarne le commessure, i punti di sutura, il lavoro segreto di taglia e incolla, e scoprire ad esempio che nella stessa pagina un capoverso è del 30 luglio 2013 e l’immediato successivo del 24 gennaio 2014.

La questioncella di metodo in effetti ne trascina una di merito di non poco momento. Un saggio di attualità politica reca giudizi (condanne e assoluzioni) su atti, fatti e persone. E le persone, come i personaggi nel romanzo, evolvono o possono essere viste da altri punti di vista con opportuna documentazione. E le stesse vicende narrate acquistano significati e interpretazioni diverse e proiettano un’altra luce sui personaggi se riferite a un determinato momento e tutt’altri in un momento successivo.

Facciamo un esempio. Quando Buttafuoco si scaglia contro la formazione regionale (e fa benissimo) mischia fatti del passato e altri del momento presente (l’arresto di Francantonio Genovese, potentissimo ras della formazione regionale). Ne il sole 24 ore del 23 marzo 2014 ove pubblicò la sua invettiva che fece tanto scalpore e che attirò la mia attenzione di diasporato siciliano, dal titolo «Commissariate la Sicilia» (riversata nelle prime pagine del volume che abbiamo tra le mani con alcuni tagli) scrive: « E siccome l'assurdo vuole il suo nonsenso, l'assessore regionale incaricato, giusto per gradire, è una studentessa fuori corso. È una delle 'madamine di governo' di cui si circonda Crocetta, digiune di politica e di amministrazioni ma efficaci, come nel caso di Lucia Borsellino, assessore alla Sanità, usata a far da scudo in virtù del nome a operazioni di manovalanza politica come per la clinica privata Humatas a cui fu dedicata una delibera siglata nottetempo, nella piena estate, delibera di ampliamento di posti letto poi revocata solo grazie alla rivelazione della stampa» (il pezzo tagliato è l’unico elemento fattuale: quello che segue a “manovalanza politica” che reca un fatto specifico e circostanziato che non si capisce perché non sia stato riportato nel volume).

Ora, quella studentessa fuori corso (né Mussolini né Gramsci, né Craxi né D’Alema si laurearono) che non ha diritto a un nome, e si tratta di Nelli Scilabra, era stata intervistata giusto da “Radio 24” non appena il mese prima (21 febbraio) da Oscar Giannino (ascolta in podcast “La versione di Oscar: Stop alla formazione truffa in Sicilia”) il quale s’era sperticato in lodi incondizionate a fine intervista verso questo assessore alla Istruzione e Formazione professionale della Regione Sicilia, proprio per aver vigorosamente sforbiciato la mangiatoia vergognosa della Formazione siciliana (da 2000 enti accreditati a 800, cacciati via quasi due su tre); aver fatto ruotare 75 funzionari (spesso longa manus degli enti di formazione); rovesciato la logica dell'offerta formativa: è la Regione che stabilisce d'intesa con le Università e le scuole superiori i bisogni formativi e non il contrario come incredibilmente avveniva fino ad allora. Poteva fare di più? Certamente, io avrei eliminato con un tratto di penna la formazione, una vera mangiatoia in Sicilia come altrove.

Vivo da quasi quarant’anni a Milano e ho lasciato la Sicilia da giovanissimo, non vi voto pertanto e sono disinteressato a lodare questo o quello sulla base di simpatie politiche. Cerco di capire e di orientarmi in quell’enigma avvolto in un mistero che è l’isola. Quando Raffale Lombardo, per dire, un politico lontanissimo dal mio modo di pensare (odiatissimo da Buttafuoco che non lo nomina nemmeno e lo chiama per tutto il volume – povero Verga!- con l’epiteto di “Mastro don Gesualdo”) nominò un magistrato alla Sanità (Massimo Russo) esultai in cuor mio, perché sapevo o speravo che avrebbe messo mano al bubbone della sanità amministrata in maniera scandalosa da Cuffaro (che gode invece dell’assoluta simpatia di Buttafuoco per la speciosa ragione che è l’unico finito in galera ove sconta dignitosamente la pena) e così sono stato avido di notizie sulla Presidenza di Crocetta che invece è la bestia nera di Buttafuoco. Ora indipendentemente dalle simpatie/antipatie ogni cittadino ha il diritto di avere circostanziate informazioni sull’azione di Amministratori pubblici. Ancora un'intervista data a Sebastiano Barisoni (“Focus economia” del 27 giugno 2014) ascoltata mentre ero in viaggio per la Sicilia, Crocetta si vantava di aver azzerato il deficit della Regione e di avere raggiunto un avanzo di circa 400 milioni, ma una galleria mi tolse l’audio e comunque mi piacerebbe sapere da un giornalismo di inchiesta serio se ha detto la verità o una balla da Pappagone (come lo chiama Buttafuoco qui).

Crocetta, che in questo libro è la testa di turco di Buttafuoco, dalle informazioni che raccolgo qua e là come lettore di giornali, sta facendo, a quel che capisco, un lavoro infame e anche pericoloso che meriterebbe sostegno e simpatia. Riassumo per chi si fosse distratto. Ha trovato 15 ripeto 15 addetti stampa pagati profumatamente e li ha licenziati. Costoro gli hanno piantato ricorso e ogni tre per due li vedo in estate berciare dallo schermo compiacente del tg regionale. Crocetta ha preso tutti i forestali che stanno a casa a prendere indennità e a fare i secondi lavori e li ha messi a disposizione dei comuni per lavori di pubblica utilità. Ha denunciato direttamente alla Procura della Repubblica un alto funzionario della Regione che gli aveva presentato una fattura di cinquanta mila euro. Buttafuoco nel libro ( posiz. 344), si lamenta perché il Presidente ricorre troppo alle procure, «fa solo turismo in Procura». Ebbene, io avrei, in Sicilia, un rapporto morboso con il centralino della Procura e delle Forze dell’ordine, visto lo stato scandaloso e insopportabile del malaffare.

La giunta Crocetta con una maggiorannza traballante, rispetto a quella schiacciante e inconcudente della destra del 61 a 0, ha messo mano anche al mercato lucrosodella Sanità scassata isolana dove si sono ingrassati in tanti compreso qualche Governatore, imponendo ai laboratori clinici privati, che nello sfascio sanitario sono nati come funghi, un taglio del 25 % delle compensazioni a valere dal 2007, con decorrenza retroattiva. Ovviamente: guerra guerreggiata dei laboratori privati. Crocetta ha attaccato il bubbone (mangiatoia) della formazione come si è detto sopra. Ha smantellato 11 consorzi industriali con 800 dirigenti affidando il tutto a un signore (si chiama Alfonso Cicero) che vive scortato e a cui hanno fatto già trovare la classica valigia imbottita di bottiglie incendiarie. (Vedi l’articolo di Felice Cavallaro sul “Corriere” del 10 agosto 2013). Ha messo in liquidazione la società di informatica della regione affidandola a un magistrato a me (e a Buttafiuco) antipaticissimo (Ingroia) che pure ha già provveduto a licenziare una ventina di giovanotti della Palermo mafiosa, figli, parenti e amici degli amici. Adesso il fronte dei precari veri e finti. La Regione è assediata tutti i giorni da spaventosi cortei di lazzari che reclamano di vivere a spese del Pritaneo. (Sul tema a Napoli sono maestri: vi ricordate i poveri precari di Sanremo con scarpe Prada ai piedi?). E così Crocetta ne ha scoperto qualcuno che prende 500 euro al mese di sussidio ma ha anche un reddito occulto di 500.000 euro annui che si aggiunge a quello che riceveva 835 euro di sussidio pur avendo un patrimonio di oltre un milione di euro.. Buttafuoco! Cosa fare se non pinnarisi (graffiarsi) la faccia e lazzariarsi tutto il corpo dalla rabbia se non correre in Procura?! Naturalmente, altri critici, quelli della sinistra estatica ed estetica, dicono che Crocetta ha messo la Sicilia «a disposizione degli industriali», ossia di Antonello Montante e Lo Bello, un uomo che io ho sognato nei miei giorni più bui, un tipo che ho sempre pregato che il Buon Senso e la Ragione si incaricassero di mandare in quella terra disgraziata. Crocetta è in trincea, ripeto. Certo può fare di più. Io gli suggerirei di provare a prendere degli otri d'acqua e a trasformarne il contenuto in nero d'Avola. Perché l'accusa che gli rivolgono è proprio questa: di parlare e di non fare. Faccia qualche 'fatto' di questo tipo, vedrà che gli porteranno anche un cadavere davanti e se non lo resusciterà diranno che è solo un parolaio, un cantastorie orientale.

Per Buttafuoco critico arcigno di Crocetta (citato 61 volte) questi è un Pirgopolinice, un miles gloriosus, un fanfarone o un dandy che ha giocato sul versante dell’antimafia da un lato e su quello di essere “Arruso” (in catanese “Jarusu”, ma Buttafuoco è del contado ed esibisce altri registri linguistici), cioè di accentuare, non si sa bene a che scopo, ma è uno scopo che comunque disturba Buttafuoco (che in Cabaret Voltaire sputa fuoco e fiamme contro i preti omosessuali benché anglicani) la propria omosessualità. Quanto all’antimafia di facciata Crocetta risulterebbe in un documento ufficiale della Questura avere avuto la collaborazione durante la campagna elettorale del 2003, di tale Celona Emanuele, proprietario di una libreria ma esponente di Cosa Nostra. (posizione 1095). Per Buttafuoco con Crocetta la Sicilia è solo impostura. Crocetta copre il tanfo del pozzo nero di Sicilia con l’incredibile bugia della rivoluzione. « Non fa una legge che sia una», e qui Buttafuoco di nome e di fatto ha ragione: infatti, a termini di Statuto, spetta al Parlamento (ARS) e non al Presidente fare le leggi. Crocetta, secondo Buttafuoco, è furbissimo quanto poco acculturato, gode buona stampa perché di sinistra, è solo una finzione ben impacchettata da Klaus Davi, ma in realtà è un Pappagone, il Pappagone di Sicilia. Ha sostituito Battiato ( e vorrei vedere dopo che costui s’era lasciato andare alla battuta sulle troie in parlamento) e Zichichi (ma era sempre assente e voleva fare l’assessore da Ginevra). Ma Crocetta ha avuto il torto di sostituire Battiato con la sua segretaria che potrebbe anche essere brava ma a cui viene addebitato da parte di Buttafuoco con una torsione dialettica e un complicato giro di frase il risibile flusso turistico in Sicilia ( vedi posizione 340). Prima invece arrivavano a fiotti col ferribott i. Temo che se Crocetta fosse stato eterosessuale l’illazione verso la segretaria avrebbe preso una decisa piega sessuale. Ma pare che tale segretaria sia un’arcigna e tosta bergamasca, ossia un'anticipazione di quella ‘nsita (innesto) invocata dal commediografo catanese Nino Martoglio, quando ne L’aria del continente faceva dire a un personaggio che per risolvere i problemi della Sicilia non bastava che quelli di giù andassero su, ma anche che quelli di su andassero giù. Ecco per intanto ci è arrivata la segretaria bergamasca: personalmente faccio voti perché ne arrivino a plotoni dal Nord a dirimere con il loro pragmatismo, buon senso e operosità le nostre «corde pazze» intrecciate.

Non vado più oltre perché tutto il libro è una Crocettiade virata in negativo.

Vediamo infine su chi pone affidamento ovvero quali sono le simpatie siciliane di Buttafuoco. Ottima considerazione gode presso di lui Vito Riggio, l’esponente CISL a capo dell’ENAC. Già «tra i protagonisti della stagione di rinnovamento della politica»(posizione 46) annota con deferenza. Vito Riggio (vedi questo articolo su Linkiesta) insieme a Luigi Cocilovo e a quel bel tomo di Sergio D’Antoni sono i figliocci di un dimenticato quanto potentissimo capataz della CISL isolana degli anni Sessanta, Vito Scalia. Ossia gli esponenti di quell’Organizzazione sindacale che pratica scientificamente più che la legittima rappresentanza soprattutto «la protezione» degli iscritti al sindacato (Diego Gambetta ha scritto un volume che a me ha detto molto su certe raffinate logiche organizzative dei sindacati italiani: La mafia siciliana: un'industria della protezione privata, Einaudi 1992). Attività protettiva condotta così bene che l’Organizzazione sindacale ottiene in cambio dal Potere istituzionale, soprattutto grazie alla forza del denaro delle deleghe degli iscritti, come gli sceicchi dagli oboli dei fedeli islamici, sostanziose coste smeralde di rocciosi incarichi pubblici (è all’ENAC dal lontano 2003). Questo signore, anche Professore, in quanto docente di diritto regionale, che dovrebbe ispirare la nuova politica in Sicilia non bloccò e quindi consentì nell’estate del 2012 fin sotto ferragosto la compagnia catanese Windjet, subito dopo fallita, di accettare le prenotazioni on line, tra le quali le mie (quasi 400 euro persi). Storiaccia, dice Buttafuoco. Ma ennesima occasione per attaccare Crocetta, allora non ancora Presidente, reo di aver schiacciato sul pedale del più «ributtante irredentismo siciliano» invece di stigmatizzare «un tristo esempio di industria del ficodindia». Ovviamente silenzio totale verso il «rinnovatore» ma potentissimo Presidente dell’ENAC.

Altri moti di simpatia di Buttafuoco vanno verso due vecchi arnesi del Movimenti Sociale etneo: Benito Paolone ed Enzo Trantino, personalità prismatiche e anche un po’ strapaesane ove evidentemente Buttafuoco ha visto l’inveramento isolano della Tradizione, del Sacro e del Tramonto dell’Occidente. Ultimissimi personaggi a Buttafuoco molto simpatici sono Totò Cuffaro cui manda continuamente dei buffetti di vero affetto per le ragioni cui sopra ho accennato e Nino Strano su cui ricostruisce qualche aneddoto succulento e scollacciato in tema di omosessualità chic e choc (e da cui Crocetta «dovrebbe imparare»). Nino Strano è quel gentiluomo che da deputato Pdl si distinse alla caduta del secondo governo Prodi il 24 gennaio 2008 ingurgitando gigantesche fette di mortadella. Non troverete questa informazione, neanche incidentalmente, nel libro –ebook di Pietrangelo Buttafuoco

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Poscritto con annotazione stilistica. Il periodare iperbolico e immaginifico di Buttafuoco quando non scade nell'aneddoto paesano è quanto di meglio sgorghi dalla sua penna, ma è anche il suo limite intrinseco in quanto esercizio stilistico ardito, anabolizzazione sforzata della frase, irrorazione sanguigna della penna, ma con scarsezza di dati d'appoggio. Buttafuoco procede stilisticamente come nella 'Dialettica' di qualcosa nella prosa tedesca (sulla scia della dialettica trascendentale di Kant): La dialettica dell'illuminismo per esempio di Horkheimer e Adorno, ossia una mera proiezione raziocinante (che vorrebbe essere una spiegazione colta e intelligente) finché volteggia aerea nel vago e indistinto mondo concettuale come fanno i due filosofi francofortesi - che considerano l’illuminismo non come una specifica epoca storica ma come tutta la ragione strumentale occidentale iniziata con Ulisse e approdata a Sade - o nel pezzo di colore impressionistico come nel caso di Buttafuoco, ma del tutto disattenta a una ricostruzione storica basata su materiali empirici verificabili. (Sucessivamente Habermas nel ricostruire storicamente e documentalmente la formazione dello «spazio pubblico della ragione comunicante» nell’Europa di fine Settecento, correggerà vigorosamente l’interpretazione dell’Illuminismo fatta, sulla loro traccia «immaginaria», da Adorno-Horkheimer). «Dialettica della Sicilia» potremmo definire pertanto questo testo, da affiancare, per restare in ambito tedesco alla «teoria» della Sicilia di Sgalambro; con cui Buttafuoco condivide gli stessi intenti, la stessa vaghezza dei riferimenti, lo stesso tono alto e solenne e lo stesso umore bisbetico e atrabiliare.