Brodo di coltura

15 Agosto Ago 2014 1810 15 agosto 2014

Il Mezzogiorno: da “Regno delle Due Sicilie” a Regno delle Due Calcutte

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Tre sono le formule che hanno descritto il Sud e che tuttora lo catturano nella sua essenza. Due sono di Antonio Gramsci: «una grande disgregazione sociale» è la prima, e «una composizione demografica irrazionale» è la seconda. Ossia da un lato un mosaico di società impazzito, formato da individui e classi sociali non legati da vincoli di fiducia, piuttosto anarco-individualista o formato da rapporti feroci di sfruttamento ( e basta aver letto una sola pagina di Verga), e dall'altro una sproporzione malthusiana di soggetti insistenti sulla stessa porzione di territorio, perlopiù le aree urbane delle sei maggiori città meridionali, con risorse inadeguate a garantirne una sussistenza dignitosa.

La terza formula è di un dantista napoletano del '500, un certo Morelli secondo la ricostruzione che ne fa Benedetto Croce e che avrà una straordinaria fortuna fino a Goethe, ossia quella di un «paradiso abitato da diavoli»: un luogo benedetto dal cielo per quel che riguarda le bellezze naturali, oltraggiato però dagli uomini e dalla storia. A questa formula si affianca e la completa intellettualmente, l'interpretazione di Anna Maria Ortese (Il mare non bagna Napoli) per la quale la natura, intesa non come bellezza paesaggistica, ma funzionante come un «residuo» ancestrale, un «genio materno conservatore», blocca la ragione e ne determina il lungo sonno. Orbene, siamo ancora qui. Ma con un aggiornamento necessario che attribuisco al mio annuale sopralluogo estivo.

Si pensava che la pressione demografica soprattutto, quella «composizione demografica irrazionale» di cui parlava Gramsci, si dovesse allentare per gli effetti della crescita dell'istruzione, delle condizioni concomitanti e contraddittorie di relativo benessere e di difficoltà dei giovani a trovare occupazione stabile e quindi a sposarsi e procreare, nonché della crescente emigrazione verso il Nord e l’Europa fredda, facendo in qualche modo «respirare» il territorio. Ma ahimè a questo disordine malthusiano preesistente si è aggiunto, onda su onda, il disordine dell'immigrazione selvaggia da tutti i paesi del terzo mondo, che ha soffocato ancor più il tessuto sociale, ma soprattutto ha reso fallace, dal punto di vista logico dell’interpretazione quantomeno, il paragone che si sente spesso ripetere secondo il quale i nuovi arrivati siano dopotutto come i nostri antenati andati in America o nel mondo in cerca di fortuna; paragone che funziona solo se equipariamo, e solo per un orgoglio compensativo di arricchiti non certo per solidità di argomenti storici o economici, il nostro Mezzogiorno all'America prateria di illimitate opportunità di oltre un secolo fa: il che evidentemente non è, e basta aver dato uno sguardo appena ricognitivo alla storia del Sud o al suo precario presente dove persistono ampi strati di povertà radicata e ineliminabile e soprattutto dove non è in atto alcun impetuoso take off economico.

Ne consegue che adesso buona parte del nostro Mezzogiorno non certo solamente a causa della selvaggia immigrazione - che tuttavia come tutti i fenomeni sociali nel Sud non è né regolata né amministrata-, ma per tutte quelle ragioni che non hanno determinato l'agognato sviluppo, ha visto aggravarsi in intensità le tre formule che lo descrivono, alle quali aggiungerei una nota di colore politicamente scorretta ma che non può saltare agli occhi non appena si fa una semplice ricognizione di alcuni slum che si sono formati in pieno centro storico di alcune città meridionali (Napoli, Catania) , in cui la variopinta aggregazione di miserabilismo sociale (crocchi di immigrati che vivacchiano di piccoli e spesso illegali commerci) fa pensare che dal Regno delle Due Sicilie si sia passati, senza soluzione di continuità, al regno delle Due Calcutte.